Home  
  
  
    La terapia del diabete di tipo 2
Cerca

Diabete di tipo 2
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Il diabete di tipo 2: come rispettare la terapia?

In Italia, il diabete di tipo 2 colpisce circa 2 milioni e 437 mila persone. Questa malattia spesso si manifesta tardivamente, in condizioni di sovrappeso, talvolta di ipertensione, e con livelli troppo alti di colesterolo. In occasione del MEDEC, gli operatori sanitari hanno ribadito le difficoltà di un'osservanza corretta del trattamento.

La terapia del diabete di tipo 2
© Getty Images

Per i pazienti spesso è difficile accettare questa nuova malattia che può intimorire, così come il trattamento, che viene intrapreso prima di tutto per evitare l'insorgenza di gravi complicazioni. 

Una situazione complessa

Nella maggior parte dei casi, la diagnosi del diabete di tipo 2 avviene intorno ai cinquant'anni. L'organismo, in generale, comincia a non regolare più correttamente il metabolismo degli zuccheri sia a causa di fattori ereditari sia per lo stile di vita associato a patologie croniche. Perciò, non è raro che una persona alla quale il medico abbia appena diagnosticato un diabete di tipo 2, nella maggior parte dei casi asintomatico, presenti già diversi disturbi: sovrappeso considerevole, ipertensione arteriosa, livelli troppo alti di colesterolo, patologie cardiovascolari croniche (ad esempio angina pectoris), ecc. Insomma, una prescrizione medica già molto lunga!

Un trattamento pesante a livello psicologico

Secondo il professor Frédéric Rouillon, psichiatra alla facoltà di Medicina di Créteil, "le cause primarie dell'osservanza scorretta delle prescrizioni sono di natura psicopatologica. Il paziente considera l'assunzione di un medicinale come una dipendenza che lo svalorizza o lo stigmatizza”, tanto più che i benefici sono visibili solo a lungo termine.

Perché il paziente segua correttamente il trattamento sono determinanti le spiegazioni fornite dal medico curante, "sia sul piano oggettivo (informazioni relative alla malattia e al trattamento, consigli igienico-alimentari…) sia sul piano soggettivo (transfert)". È quindi necessario fornire informazioni chiare e precise, e interagire periodicamente con il malato e la famiglia.

Si può comunque seguire una dieta semplice

Il professor Philippe Passa, endocrinologo presso l'ospedale Saint-Louis di Parigi, ribadisce la necessità che il medico fornisca messaggi chiari al paziente: "è necessario eliminare completamente l'idea che un diabetico di tipo 2 non possa mangiare zuccheri". In realtà, ciò che è importante è diminuire il sovrappeso e, di conseguenza, correggere in primo luogo gli errori alimentari: ridurre il numero di calorie e la quantità di materie grasse ingerite e ritrovare una vera e propria igiene alimentare, rimettendo al primo posto il consumo di frutta e verdura. Inoltre, è necessario mangiare 3 pasti al giorno e non frazionare la propria alimentazione in base a vincoli familiari o socio-professionali.

In più, sebbene in primavera si assista al "fiorire" di nuove diete proposte da questo o quel medico, "non esiste una dieta universalmente applicabile", insiste il Professor Passa: sta al medico e al paziente parlare delle abitudini alimentari per mettere a punto una dieta personalizzata ed efficace, che comprenda anche consigli per la ripresa dell'attività fisica.

Compresse spesso dimenticate

Quando dieta e attività fisica non sono sufficienti ad abbassare i livelli di glicemia, il medico prescrive una o più compresse da assumere tutti i giorni. Si presenta, quindi, rapidamente un problema di osservanza del trattamento, tanto più che certi medicinali possono avere effetti collaterali imbarazzanti, cosa difficile da accettare per un beneficio che appare non immediato e vago.

Tuttavia, l'osservanza del trattamento può essere migliorata stabilendo prescrizioni realistiche, prediligendo un'efficienza forse non ottimale, ma quantomeno non demotivante per il paziente. Anche i laboratori farmaceutici introducono innovazioni per semplificare le prescrizioni: ad esempio, i laboratori Servier hanno immesso sul mercato un sulfamidico ipoglicemizzante (il Diamicron 30) costituito da una compressa a rilascio prolungato che consente di ridurre il numero di compresse da assumere tutti i giorni. Esistono inoltre dei portapillole digitali che permettono di ricordare l'ora di assunzione dei farmaci.

Infine, quando la situazione appare difficile, il medico non può agire da solo: dovrebbe invece invitare il paziente a consultare un cardiologo, un nutrizionista o, perché no, uno psichiatra, che lo aiuterà ad accettare più facilmente la malattia.

In conclusione, non si porrà mai abbastanza l'accento sull'importanza delle prime visite mediche, dalle quali dipende il modo in cui il paziente percepirà la malattia. Quindi, se il tuo medico ti diagnostica il diabete, non chiuderti in te stessa, cerca di porgli quante più domande possibili e di essere quanto più chiara possibile sul tuo stile di vita e su ciò che sei disposta a cambiare. Così facendo non potrai che beneficiare di cure migliori!

Dr. Jean-Philippe Rivière

Fonte: MEDEC 2003

Commenta
17/12/2012

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale