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Test alla tubercolina

Che cos'è il test, o reazione, alla tubercolina?

È un test eseguito al fine di scoprire se nell'organismo del bambino si è avuta un'infezione tubercolare.

Quali sono i test validi per la tubercolosi?

a) L'intradermoreazione, o test di Mantoux;
b) la reazione percutanea di Moro;
c) il test del cerotto o cerotto-reazione;
d) la cutireazione o test-Tine;
e) il test di Heaf.
Tutti questi test sono variazioni della reazione che evidenzia la sensibilizzazione al bacillo della tubercolosi e rivelano se nell'organismo sono o sono stati presenti questi agenti patogeni, non necessariamente se essi hanno provocato qualche danno. La presenza di una lesione può essere evidenziata soltanto mediante un esame radiologico.

Come si esegue il test di Mantoux?

Questo test, oggi il più comunemente usato, si esegue inoculando un derivato proteico purificato del bacillo di Koch.

Come si esegue la cutireazione?

Con un piccolo strumento consistente in un'impugnatura di plastica con quattro piccole punte ricoperte del materiale per il test, che vengono premute contro l'avambraccio per un secondo o due; oppure si lascia cadere una goccia del materiale sulla cute e quindi si pratica un piccolo graffio (scarificazione), con una sorta di apposito pennino, in corrispondenza della goccia stessa. Pochi giorni più tardi il medico esamina il braccio per vedere se è comparsa una zona arrossata di reazione; tale zona si trova in corrispondenza del punto in cui è stato fatto il test.

È un test doloroso?

No.

Che cosa dimostra?

Se non si evidenziano macchie, il test è da considerarsi negativo, e ciò significa che l'organismo del bambino non ha avuto contatto con i bacilli della tubercolosi.

Che cosa rivela un test positivo?

In un bambino molto piccolo un test positivo rivela una tubercolosi in atto, che richiede un opportuno trattamento. Non così per un bambino più grande in cui essa attesta soltanto che vi è stata un'infezione, la quale può anche essere stata superata. Per accertarlo, è necessaria una radiografia del torace.

A quale età dovrebbe essere eseguito il test?

Il primo test dovrebbe essere eseguito a dodici mesi, poi ogni anno o due fino all'età di dieci-dodici anni. È importante scoprire tempestivamente la malattia, poiché nello stadio iniziale è ancora possibile non solo curarla, ma anche prevenirne il diffondersi ad altre parti dell'organismo.

Quali provvedimenti dovrebbe prendere la famiglia di un bambino che presenti una reazione positiva a questo test?

Gli altri membri della famiglia dovrebbero sottoporsi ugualmente all'esame per accertare la diffusione dell'infezione.

Qual è il migliore programma di vaccinazione per l'infanzia?

La vaccinazione contro la poliomielite viene effettuata con vaccino orale trivalente al 3°, 4°-5° e 10°- 12° mese, con rivaccinazione ad almeno un anno dalla terza dose; la DT (difterite-tetano) o DTP (difterite-tetano-pertosse) può essere unita all'antipolio, oppure effettuata al 6°, 7°-8° e 13°-18° mese, con rivaccinazione prima dell'inizio della scuola; la vaccinazione antiepatite B va effettuata alla nascita, a 2 mesi, a 6 mesi, a 6 anni (vedi tabella). A 15 mesi sono possibili la vaccinazione contro morbilloparotite-rosolia e a 2, 4, 15 mesi o tra i 18 mesi e i 5 anni quella anti Haemophilus influenzae di tipo B (meningite).

Tale programma può essere modificato senza che si verifichino effetti negativi a danno del bambino?

Sì; spesso esso è variato a discrezione del medico.

Le vaccinazioni sono obbligatorie?

Alcune sì; in Italia sono finora obbligatorie quelle contro la poliomielite, la difterite, il tetano e l'epatite B ; in certi casi quella antitubercolare è obbligatoria nei figli dei malati, nei figli del personale di assistenza presso ospedali sanatoriali, nei bambini che vivono in zone ad alta morbilità tubercolare, infettive e parassitarie). Per gruppi di popolazione a rischio (soldati di leva, operatori nell'ambito di talune professioni ecc.) sono obbligatorie le vaccinazioni contro la meningite meningococcica e il tifo.

Che cosa sono le cosiddette iniezioni di richiamo?

Si tratta di ulteriori iniezioni di vaccino che vengono praticate uno o due anni dopo la vaccinazione primaria per mantenere lo stato di immunità.

La loro efficacia va perduta se l'intervallo viene prolungato a causa di malattia contratta dal bambino?

In generale, no; gli intervalli possono essere prolungati di settimane o anche mesi senza alcun effetto sulla validità dell'immunizzazione.

Se il bambino ha contratto un'altra malattia, è opportuno sottoporlo ugualmente a vaccinazione?

No; le iniezioni dovrebbero essere rimandate se il bambino ha il raffreddore o è affetto da altra malattia.

Quali reazioni possono provocare le vaccinazioni contro malattie contagiose?

Di solito non si verificano reazioni, se non di lieve entità; occasionalmente si riscontrano irritabilità, febbre, irrequietezza, inappetenza o vomito: questi sintomi, tuttavia, non si protraggono per più di uno o due giorni.

Si verificano reazioni locali nella zona in cui il vaccino è stato inoculato?

In alcuni casi si manifestano arrossamento e gonfiore, che di solito scompaiono però nell'arco di uno o due giorni.

È comune il formarsi di un piccolo ingrossamento nel punto in cui è avvenuta l'iniezione?

Sì, ma non ha nessun significato e scompare in pochi giorni.

Come si curano le reazioni conseguenti alla immunizzazione nei bambini?

Se necessario, il medico prescriverà un farmaco per eliminare il rialzo febbrile (antipiretico); inoltre è necessario non fare il bagno al bimbo per uno o due giorni.

In quale parte del corpo viene di solito praticata la vaccinazione?

Le iniezioni nei glutei o, a seconda del tipo di vaccinazione, nella parte esterna del braccio, ove vengono praticate anche le scarificazioni.

Chi pratica di solito l'iniezione?

Un medico.

Se si ha una reazione accentuata, è bene informarne il medico?

Sì. Ciò può indurlo a ridurre la dose della somministrazione seguente o a frazionare la dose complessiva aumentando il numero delle somministrazioni da 2-3 a 4-5.

A volte è necessario sospendere del tutto le vaccinazioni?

Sì; se per esempio il bambino è nettamente allergico alle uova, può essere prudente non vaccinarlo contro il morbillo, dato che i vaccini vengono ottenuti con colture in uova.

Le iniezioni immunizzanti possono produrre effetti pericolosi?

Solo uno o due pazienti su milioni possono derivarne serie conseguenze; gli effetti benefici delle vaccinazioni superano di gran lunga gli eventuali danni che esse possono arrecare.

Un soggetto allergico può essere sottoposto a iniezioni immunizzanti?

Sì; tuttavia le vaccinazioni contro difterite, pertosse e tetano è opportuno avvengano separatamente.
Inoltre è consigliabile iniettare ogni volta quantità minori di vaccino.

Il programma d'immunizzazione viene modificato se si tratta di bambini più grandi?

Sì. Per i bambini di età maggiore, invece del DTP è usato uno speciale vaccino bivalente, cioè attivo solo contro la difterite e il tetano. Tale vaccino dovrebbe essere usato anche per le iniezioni di richiamo praticate a bambini più grandicelli che siano stati già vaccinati con il DTP.

Quando vengono vaccinati gli adulti?

Come accennato, i programmi di vaccinazione variano a seconda delle condizioni di rischio. A soggetti che vivono in comunità o hanno ridotte difese immunitarie possono essere praticate le vaccinazioni contro la meningite, la polmonite e l'influenza. I viaggiatori intercontinentali vengono vaccinati contro malattie endemiche nel Paese d'arrivo (febbre gialla, tifo, colera, epatite ecc.).

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