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Artrite reumatoide

Che cos'è l'artrite reumatoide?

È una malattia autoimmune, in genere cronica e recidivante, che colpisce il 2,5-3% degli adulti. Definita anche poliartrite cronica, è una particolare forma di infiammazione articolare che di solito inizia verso i quarant'anni (nelle donne raggiunge un'incidenza di circa tre volte superiore rispetto agli uomini) ed è caratterizzata dalla comparsa, sovente simmetrica, di un processo infiammatorio più o meno accentuato, di dolori, gonfiore e necrosi del tessuto articolare.
Tale malattia assume un decorso cronico, in cui periodi di relativo benessere possono alternarsi a periodi di riacutizzazione della sintomatologia; se non viene curata e progredisce, può portare a grave, deformante anchilosi delle articolazioni.

Quali articolazioni vengono più frequentemente colpite da questa forma di artrite?

Quelle delle dita, delle mani, del ginocchio, dell'anca e della colonna vertebrale.

Oltre ai disturbi articolari, l'artrite reumatoide provoca altri sintomi?

Sì; può dar luogo anche a rialzo febbrile, stanchezza, perdita di peso e anemia.
Inoltre può dare manifestazioni extrarticolari, tra cui noduli reumatoidi sottocutanei,
vasculite (infiammazione dei vasi di medio e piccolo calibro), pneumopatie (pleurite, fibrosi interstiziale), cardiopatia, sindrome di Sjögren.

Da che cosa trae origine?

La sua eziologia non è ancora chiarita, ma sono accertati sia la correlazione tra danno e alterazione del meccanismo immunitario, sia il ruolo della predisposizione familiare ad ammalare. L'ipotesi di un fattore infettivo, tipo virus lento, attivo su un terreno predisposto, trova tuttora taluni sostenitori.

Esistono test e mezzi diagnostici per la conferma di questa malattia?

Sì. Il Latex-test e la reazione di Waaler Rose identificano nell'80% dei casi i fattori reumatoidi (anticorpi per la classe IgG, immunoglobuline G). Elevati livelli nel sangue di fosfatasi alcalina e di calcprotectina sono indicatori dell'attività della malattia.
Indagini strumentali come la TC, la RM, la chiromorfoergometria (che valuta l'entità delle lesioni articolari della mano) e la scintigrafia articolare hanno un significativo valore diagnostico.

Qual è la prognosi per le persone affette da artrite reumatoide?

Nel 10-15% circa dei casi, i pazienti si riprendono dal primo attacco senza ricorrere ad alcuna terapia e non hanno in seguito più alcun disturbo; nel 35% dei casi si registra un sensibile miglioramento, per cui i pazienti risentono successivamente solo di lievi "disturbi residui". Nel 50% dei malati, il processo morboso assume invece un decorso cronico e progressivo, che pregiudica notevolmente la funzionalità dell'articolazione colpita, al punto da provocarne infine (nel 20% dei casi) gravi deformazioni.

Come si cura questa forma di artrite?

a) Mediante somministrazione di medicinali, quali: 1. salicilati (aspirina, indometacina) che, pur non avendo un'azione curativa radicale, spesso alleviano sensibilmente il dolore; 2. cortisone, ACTH, immunodepressori e preparati similari, che in molti casi eliminano i vari sintomi, peraltro destinati a riacutizzarsi non appena se ne interrompe l'uso. I medicinali usati con maggior frequenza sono il metatrexato, la salazopirina e la ciclosporina in microemulsione, che risulta efficace nel prevenire la comparsa o
l'aggravamento dei fenomeni erosivi dell'osso. L'interferone-alfa è utilizzato per la sua azione immunomodulatrice, come la rifamicina, un antibiotico che, iniettato per via intrarticolare, agisce come un farmaco immunosoppressore.
Sovente si ricorre anche all'iniezione di cortisonici direttamente nelle articolazioni più colpite; 3. sali d'oro sotto forma di iniezioni, che su taluni pazienti ottengono risultati apprezzabili; il loro uso richiede tuttavia una certa precauzione, in quanto si possono avere reazioni tossiche di una certa gravità a carico della pelle, dei reni e del midollo osseo; 4. fenilbutazone, medicinale che in certi casi provoca un nettissimo miglioramento sintomatico dell'artrite reumatoide. Il suo uso, tuttavia, deve essere limitato a determinati periodi di tempo e avvenire sotto diretto controllo medico, in quanto può dare origine a effetti secondari tossici di notevole gravità; 5. certi antimalarici (per esempio, la clorochina), che si sono dimostrati efficaci per curare l'artrite reumatoide, per lo meno in taluni casi; 6. nuovi preparati, la cui applicazione nella terapia di questa forma di artrite è ancora alla fase sperimentale, ma che sembrano essere assai efficaci (per esempio, alcuni anticorpi monoclonali, i cloni linfocitari T protettori, gli inibitori dell'interleuchina-1);
b) con misure terapeutiche generali, quali un opportuno riposo, una dieta varia e ben equilibrata e l'evitare, nei limiti del possibile, gli stress emotivi;
c) localmente, con fisioterapia delle articolazioni colpite, per esempio con idroterapia e termoterapia;
d) ricorrendo a interventi di chirurgia preventiva (sinoviectomia) o ricostruttiva, che consentono di eliminare talune deformazioni articolari conseguenti all'artrite reumatoide.

Quale reale efficacia hanno dimostrato queste diverse misure terapeutiche?

Le misure terapeutiche descritte servono soprattutto ad alleviare i sintomi e ad aiutare il paziente a superare una fase acuta del decorso patologico: non è escluso che con tale risultato il trattamento prescelto ottenga l'effetto di ridurre l'entità dei danni articolari permanenti, ma non può in ogni caso far regredire quelli preesistenti.

Che cos'è il morbo di Still-Chauffard?

Una particolare forma di artrite reumatoide, che si manifesta durante i primi anni di vita (per tale ragione, è chiamata anche artrite reumatoide giovanile); insorge sempre prima dei 16 anni, a volte addirittura prima dei 6.

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