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Cataratta

Che cos'è la cataratta?

Una diffusissima malattia dell'occhio, caratterizzata dall'opacizzazione del cristallino.

Dove si trova il cristallino?

All'interno dell'occhio, immediatamente dietro l'iride.

Quali funzioni esplica?

Il cristallino ha la funzione di far convergere, mediante opportuna modificazione della propria convessità (accomodazione), le radiazioni luminose provenienti dall'esterno in modo che esse si concentrino sulla retina; da qui esse poi vengono trasmesse, attraverso il nervo ottico, al cervello.

Che cosa accade in presenza di cataratta?

L'opacizzazione del cristallino impedisce alle radiazioni luminose di penetrare nell'occhio, con conseguente diminuzione della vista.

Da che cosa trae origine l'opacizzazione del cristallino?

Nella maggioranza dei casi, è un processo senile, ma può essere congenita, ossia presente alla nascita. Talvolta, l'opacizzazione del cristallino può essere invece secondaria a diabete, a una disfunzione endocrina, a un processo infiammatorio sviluppatosi all'interno dell'occhio o a un trauma diretto del cristallino.
La cataratta, infine, può essere iatrogena, cioè dovuta a uso prolungato di certi farmaci, come il cortisone.

La cataratta può essere ereditaria o ricorrente nell'ambito familiare?

In certe famiglie si riscontra una predisposizione ereditaria allo sviluppo di tale malattia.

La luce del sole può concorrere all'insorgenza della cataratta?

In certo senso, sì, perché i raggi ultravioletti B (UV-B) vengono in parte assorbiti dal cristallino. Per tale motivo è bene proteggere gli occhi con lenti adatte se ci si espone a lungo alla luce solare.

Quali conseguenze può avere il non curare una cataratta?

Una progressiva diminuzione della capacità visiva, dovuta alla crescente opacizzazione del cristallino. Nel caso che il processo patologico sia in atto già da tempo e non si intervenga chirurgicamente, la cataratta diviene ipermatura con conseguente perdita dell'acuità visiva, e con la possibilità di complicanze di vario tipo (glaucoma facolitico, uveite facotossica).

Come ci si può accorgere di soffrire di cataratta?

Si deve sospettare la presenza della malattia quando si riscontra un netto
peggioramento della propria capacità visiva, che non è possibile correggere neppure con l'uso di occhiali appropriati; negli stadi avanzati, la cataratta è riconoscibile come opacizzazione biancastra della pupilla.

Questa malattia colpisce di solito entrambi gli occhi contemporaneamente?

No; la persona che soffre già di cataratta a un occhio, tende tuttavia a esserne colpita anche all'altro.

È in qualche modo possibile prevenire l'insorgere di una cataratta?

Attualmente esistono farmaci che sembra abbiano una certa efficacia, ma solo in forme iniziali.

Quali analisi consente di diagnosticare con sicurezza la presenza di tale malattia?

La biomicroscopia, cioè l'esame con un microscopio dotato di luce particolare, in grado di studiare i vari strati del cristallino e di individuare quindi con esattezza le opacità.

Come si cura la cataratta?

Mediante asportazione chirurgica del cristallino (facoexeresi).

In quale stadio della malattia si deve procedere all'intervento chirurgico?

Quando l'opacità è tale da ridurre le normali attività lavorative e occupazionali del paziente; con le tecniche odierne, è assurdo attendere la completa opacità del cristallino per operare, come era invece indispensabile fare fino a qualche tempo fa.

È sempre opportuno asportare chirurgicamente il cristallino dall'occhio malato, quando l'altro è normale?

Se la cataratta in un occhio riduce la visione e infastidisce il paziente, va operata cercando la soluzione postoperatoria ideale, per fare in modo che entrambi gli occhi possano lavorare; ovvero: occhiale, lente a contatto o cristallino artificiale, cioè una lente di materiale inerte che viene inserita durante l'intervento all'interno dell'occhio sostituendo in tal modo il cristallino naturale, sia dal punto di vista anatomico sia da quello refrattivo. Il potere diottrico del cristallino artificiale viene programmato mediante calcoli computerizzati prima dell'intervento e in base alle esigenze del paziente stesso.

Le persone operate di cataratta riescono a tollerare le lenti a contatto?

Sì; in molti casi, queste sono preferibili agli occhiali da afachia, cioè alle spesse lenti prescritte dopo tale operazione; la migliore soluzione resta l'impianto di cristallino artificiale.

La cataratta può regredire spontaneamente?

No.

Quali sono le probabilità di guarigione in caso di operazione della cataratta?

Simili interventi chirurgici ottengono ottimi risultati in oltre il 90% dei casi.

Quanto dura tale intervento chirurgico?

Circa mezz'ora.

In che cosa consiste?

Varie sono le tecniche chirurgiche, ognuna delle quali si adatta al tipo di cataratta e alla situazione globale dell'occhio del paziente; la soluzione più moderna consiste nel praticare un taglio lungo il margine della cornea o della sclerotica e nell'introdurvi uno strumento a ultrasuoni (facoemulsificatore), che sbriciola e aspira il cristallino opaco; attraverso una incisione appena più larga si introduce poi un cristallino artificiale che
viene a occupare la stessa posizione anatomica di quello naturale asportato (intervento di estrazione extracapsulare di cristallino con facoemulsificazione e impianto di lente intraoculare) in camera posteriore. Si preferisce adottare questa tecnica rispetto a quella utilizzata fino a qualche tempo fa, che prevedeva l'estrazione dell'intero cristallino catarattoso e l'impianto di lenti intraoculari in posizione diversa rispetto a quella descritta (intervento di estrazione intracapsulare con cristallino artificiale in camera anteriore). Con le moderne tecniche di estrazione extracapsulare della cataratta con cristallino artificiale in camera posteriore si limitano le complicazioni postoperatorie dell'intervento, assicurando al paziente un recupero funzionale pressoché ottimale dal punto di vista quantitativo e qualitativo.

Quando alla cataratta si associa miopia o astigmatismo di grado elevato, è possibile correggerli nell'ambito dello stesso intervento di facoexeresi?

Sì, impiegando cristallini appositamente graduati.

Che tipo di anestesia si pratica in simili casi?

L'anestesia locale o la generale se non ci sono problemi di carattere generale che la sconsigliano.

Quanto tempo occorre rimanere in ospedale?

Dipende dalla tecnica usata; in alcuni casi bastano poche ore, in altri alcuni giorni.

L'operazione della cataratta comporta particolari esami preliminari?

Sì, in quanto è necessario accertare quali siano le condizioni fisiche generali del paziente. Uno stato di salute non buono o la presenza nell'organismo di un focolaio infettivo possono pregiudicare infatti il risultato finale dell'intervento chirurgico.

Il decorso postoperatorio è caratterizzato da forti dolori?

No; e solamente nelle prime ore dopo l'intervento c'è una moderata dolenzia locale.

Quali misure postoperatorie vengono adottate in simili casi?

Il decorso postoperatorio di un paziente operato di cataratta secondo le mo derne tecniche chirurgiche è piuttosto rapido: dopo alcune ore dall'intervento il paziente può alzarsi dal letto e sedersi in poltrona. Il recupero funzionale è anch'esso rapido: il paziente può essere messo in condizione di avere una discreta visione anche il giorno dopo l'intervento; il completo recupero si avrà dopo circa 1-2 mesi e ciò soprattutto in relazione alla tecnica chirurgica usata.

Quali complicazioni possono insorgere dopo un'operazione di cataratta?

La più grave è un'infezione all'interno dell'occhio (endoftalmite); altre complicazioni minori sono un'emorragia, un aumento della pressione intraoculare, alterazioni del corpo vitreo o della retina (edema maculare cistoide, distacco di retina).

Come si curano simili complicazioni?

I processi infettivi mediante somministrazione di antibiotici e cortisonici; in caso di glaucoma si prescrive una terapia medica (midriatici), laser o chirurgica; le emorragie vanno affrontate imponendo il riposo a letto al paziente e somministrandogli antibiotici.

Quanto impiega a guarire la ferita dell'operazione?

La completa guarigione richiede da settimane a mesi, a seconda anche della tecnica chirurgica impiegata.

Rimane una cicatrice?

Sì, ma è praticamente invisibile.

Una volta operata, la cataratta è suscettibile di ricadute?

Nel 20% circa dei pazienti operati con la metodica extracapsulare di estrazione della cataratta si può formare dopo due-tre anni dall'intervento una opacità dell'involucro posteriore della cataratta, appositamente lasciata in sede per rispettare l'anatomia dell'occhio, riducendo in tale modo la frequenza e la gravità delle complicanze postoperatorie. Tale evento, chiamato anche "cataratta secondaria", viene ambulatorialmente risolto nel giro di pochi istanti mediante un'applicazione con l'nd: YAG laser .
La luce del laser pulisce centralmente questa capsula restituendo al paziente l'acuità visiva presente prima dell'opacizzazione.

Quanto tempo dopo l'intervento senza applicazione del cristallino il paziente può cominciare a portare gli appositi occhiali?

Entro un mese; però, se l'altro occhio non ha ancora una buona capacità visiva, è impossibile usare lenti correttive per l'occhio operato, in quanto si hanno fenomeni di diplopia (visione doppia degli oggetti): ciò, a meno che non si faccia ricorso a una lente a contatto o all'impianto di cristallino artificiale nell'occhio operato di cataratta.

Quali misure precauzionali è necessario seguire dopo l'operazione?

Esercitare un'attività fisica ridotta per circa 4-6 settimane.

Dopo un simile intervento chirurgico, è possibile condurre di nuovo una vita completamente normale?

Sì.

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