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Idrocefalo

Che cos'è l'idrocefalo?

Si definisce idrocefalo un accumulo eccessivo di liquido cerebrospinale (o liquor) nei ventricoli cerebrali, che ne risultano dilatati in varia misura .
Non rientra in questa definizione il possibile aumento di liquor, senza aumento della sua pressione, in ventricoli dilatati di per sé (a causa di una precedente perdita di parenchima cerebrale), condizione definita pseudo-idrocefalo.

Quali possono esserne le cause?

Poiché il liquor viene secreto, circola nelle cavità del sistema nervoso e viene riassorbito, qualsiasi condizione, congenita o acquisita, che interferisca con uno o più di questi processi, può indurre un idrocefalo. Le cause più frequenti sono in genere quelle che comportano un'ostruzione al flusso del liquor (cicatrici meningee, malformazioni a carico del sistema nervoso, neoplasie ecc.).

Come si manifesta?

Nel bambino di età inferiore ai 12-18 mesi, il progressivo aumento della pressione all'interno del cranio può essere transitoriamente compensato (evitando quindi la diretta compressione sul cervello) dall'aumento delle dimensioni del cranio stesso, le
cui ossa non sono ancora completamente saldate, cosicché in questi bambini si osserva un aumento della circonferenza cranica che rapidamente supera i valori massimi per l'età. Quando tale meccanismo non è più sufficiente (cosi come nel bambino più grande e nell'adulto, il cui cranio non è più ampliabile), compaiono i segni della compressione cerebrale dovuta all'ipertensione endocranica. Il bambino piccolo gradualmente perde le competenze motorie e sociali acquisite, compaiono irritabilità e apatia, vomito prevalentemente notturno e/o mattutino senza nausea (vomito a getto), eventuali convulsioni, con progressivo peggioramento delle condizioni fino al decesso se non si interviene tempestivamente. Nell'adulto prevalgono la cefalea, soprattutto notturna o mattutina, e il vomito a getto, con una più rapida evoluzione verso uno stato di coma ed eventuali crisi respiratorie fatali. Inoltre, alla sintomatologia da ipertensione endocranica possono associarsi segni propri del processo patologico causale.

Come si cura?

L'approccio terapeutico è fondamentalmente chirurgico (l'eventuale somministrazione in fase acuta di diuretici e antiedemigeni non ha funzione risolutiva).
L'intervento consiste essenzialmente in un drenaggio del liquor (derivazione) dalle cavità cerebrali a un'altra cavità dell'organismo da cui possa essere facilmente riassorbito. Attualmente la derivazione preferita è in addome (derivazione ventricoloperitoneale), e le recenti acquisizioni tecnologiche hanno permesso di ottenere sistemi di derivazione che si regolano spontaneamente in funzione delle variazioni soggettive di pressione liquorale, permettendo così di ottenere una modulazione del deflusso molto simile a quella fisiologica.

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