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Carcinoma della mammella

Come si presenta il carcinoma della mammella?

Questo tumore si presenta in genere con la comparsa di un piccolo nodulo duro e non dolente alla palpazione. Le donne più colpite sono quelle tra i 50 e i 70 anni, ma nemmeno le più giovani o le più anziane sono risparmiate.

I tumori o il carcinoma della mammella sono ereditari o ricorrenti nell'ambito familiare?

La predisposizione ai tumori mammari è stata accertata con la identificazione dei geni che ne sono responsabili.

Esistono fattori di rischio per questa neoplasia?

Sì, sono le mutazioni dei geni responsabili, l'età avanzata, l'inizio precoce del ciclo mestruale e la menopausa tardiva, il non aver avuto alcuna gravidanza o l'aver avuto la prima gravidanza dopo i 30 anni, la familiarità.

Qual è la terapia del carcinoma della mammella?

La terapia fondamentale è chirurgica. Mentre però in passato si procedeva alla mastectomia totale (= asportazione di tutta la mammella), oggi si praticano interventi più limitati (quadrantectomia = asportazione di un solo quadrante, quello interessato dal tumore, oppure tumorectomia = asportazione del nodulo maligno soltanto), ai quali si aggiunge l'asportazione dei linfonodi.
Alla terapia chirurgica vengono associate la radioterapia e la chemioterapia.

Qual è la prognosi del tumore della mammella?

Se il tumore è piccolo (diametro inferiore a 2 cm) e se non ci sono metastasi linfonodali, la sopravvivenza a distanza di 5 anni raggiunge l'80%. Se però il tumore è più grosso o ha già dato disseminazione a distanza, la prognosi è molto più sfavorevole.

Tutti i noduli circoscritti e localizzati che si formano nelle mammelle devono essere asportati chirurgicamente?

Sì; è questo il sistema più sicuro per scoprire ed eliminare con la maggior tempestività possibile molte formazioni maligne ancora allo stadio iniziale. L'intervento è semplice e non deve destare preoccupazioni.

Vi sono eccezioni a questa regola?

Sì; nei casi di patologia cistica cronica, per cui in entrambe le mammelle possono essersi formati innumerevoli noduli, l'intervento non è sempre consigliabile.
In simile eventualità è tuttavia opportuno che l'interessata si sottoponga a periodici controlli da parte del medico, poiché talvolta le cisti tendono a degenerare in un tumore.

Il chirurgo è in grado di dire a priori se un nodulo è canceroso?

Nella maggioranza dei casi, sì; tenuto tuttavia conto che esiste sempre un certo margine d'errore, è consigliabile asportare comunque la neoformazione, in modo da poter suffragare la diagnosi con un esame del tessuto.

È possibile scoprire la presenza di un tumore prima ancora della comparsa di un nodulo?

Sì; in taluni casi la mammografia, cioè l'esame radiografico delle mammelle, evidenzia un ispessimento che è segno di tumore.

Oltre alla mammografia, quali altri esami similari consentono la diagnosi precoce di un tumore?

L'ecografia, la scintigrafia, eventualmente la risonanza magnetica nucleare (RMN).

Se la mammografia risulta negativa, si può avere la certezza che non esiste alcuna formazione tumorale?

No; il mammogramma ha valore solo quando rivela la presenza di un tumore.
Il fatto che il referto risulti negativo non significa assolutamente che nelle mammelle non esistano formazioni tumorali.

Una volta scoperta la presenza di un nodulo, entro quanto tempo è necessario intervenire chirurgicamente?

Al più presto.

Come si procede di solito per asportare un nodulo mammario?

Secondo la tecnica tradizionale, in corrispondenza dell'area interessata si pratica un'incisione cutanea lunga dai 2 ai 5 cm e si provvede ad asportare l'intero nodulo che, successivamente, viene esaminato al microscopio, onde accertarne l'esatta natura e quindi decidere se sia o meno necessario un intervento più radicale . Un altro esame utile per la diagnosi dei tumori sia benigni sia maligni della mammella è l'aspirazione di un frammento di tessuto dal nodulo mediante un ago sottile (ago aspirato) e il successivo esame citologico. Si tratta di un esame rapido e meno doloroso di una normale iniezione intramuscolare.

Che cosa si intende per biopsia?

Il prelievo chirurgico e il successivo esame al microscopio di un campione di tessuto dell'organismo vivente; in questo caso, del nodulo escisso.

Che cosa si intende per esame di sezione congelata?

Mentre la paziente è ancora sotto l'effetto dell'anestesia, il nodulo viene sottoposto immediatamente a esame microscopico: a tal fine si ricorre a una tecnica speciale di preparazione, per cui il tessuto viene congelato prima di essere tagliato e colorato.

Che cos'è l'esame denominato ABBI?

L'ABBI (Advanced Breast Biopsy Instrumentation) è un nuovo esame per la biopsia della mammella che, in caso di nodulo sospetto, può sostituire il prelievo e l'analisi tradizionali. Viene effettuato ambulatorialmente e in anestesia locale, e consiste nel prelievo del tessuto sospetto sotto guida radiologica digitale stereotassica: una cannula molto sottile (di pochi millimetri di diametro) viene guidata dal computer nella zona-bersaglio, dove, mediante un'ansa diatermica, taglia, preleva e nel contempo coagula il tessuto.

Con quale margine di sicurezza l'esame microscopico consente di accertare la natura cancerosa o meno del nodulo escisso?

Il referto di questo esame è attendibile in quasi il 100% dei casi.

Le operazioni alle mammelle sono deturpanti?

No, se l'intervento chirurgico consiste nell'escissione di un singolo nodulo, per cui è necessaria una semplice incisione cutanea. Qualora si sia dovuta asportare l'intera mammella (mastectomia) rimane invece una lunga cicatrice, che si estende trasversalmente nell'area interessata, e un'alterazione dei contorni naturali: in tal caso, tuttavia, l'incisione viene praticata in modo che la paziente possa indossare un abito scollato o un costume da bagno senza che la cicatrice risulti in qualche modo visibile. Dopo la mastectomia si può comunque intervenire efficacemente con un
intervento di chirurgia plastica. Esistono inoltre in commercio reggiseni speciali, che consentono di simulare la presenza della mammella mancante.

La mastectomia radicale può provocare il rigonfiamento del braccio interessato?

Sì, e in taluni casi il gonfiore può divenire cronico, il che però non pregiudica di solito il normale svolgimento delle attività abituali da parte della paziente. Inoltre è possibile evitare o ridurre il disturbo, che è legato a difficoltà del flusso linfatico e sanguigno dell'arto, grazie alla rieducazione dell'arto, al linfodrenaggio (un particolare tipo di massaggio), alla pressoterapia con apposito apparecchio.

Questi interventi chirurgici sono dolorosi?

Non particolarmente, anche se i primi giorni successivi alla mastectomia sono caratterizzati da notevoli disturbi.

È possibile evitare l'insorgenza del tumore mammario?

No; è però possibile scoprire il tumore quando è ancora piccolo e facilmente dominabile. Per questo è necessario che ogni donna impari a praticare mensilmente l'autoesame dopo i 30 anni. Gli esperti consigliano anche l'esecuzione di una mammografia a 40 anni, a 45 e ogni due anni dopo i 50. Per ogni anomalia sospetta scoperta all'autoesame o alla mammografia è necessario consultare senza indugi il proprio medico o uno specialista oncologo.

Una donna che abbia subito l'escissione di un nodulo mammario deve guardarsi da un'eventuale gravidanza?

Se la neoformazione era benigna, il problema non sussiste; qualora si trattasse di un carcinoma, una gravidanza è invece sconsigliabile.

Dopo la mastectomia, è possibile riprendere le normali abitudini di vita?

Sì; il fatto di aver subito un simile intervento chirurgico non dovrebbe influire in alcun modo sulla condotta di vita usuale.

Un intervento chirurgico alle mammelle può avere riflessi negativi sulla vita sessuale della paziente?

Assolutamente no.

Quanto tempo impiega di solito a guarire la ferita di una mastectomia radicale?

Di solito, due o tre settimane.

Dopo un'operazione alle mammelle, con quale periodicità è opportuno sottoporsi a visite di controllo?

Dipende dalla natura della lesione operata; sarà quindi lo specialista oncologo a fissare le scadenze delle visite di controllo.

Che cos'è la terapia di blocco degli ormoni?

Una terapia a base di un farmaco antiestrogenico, impiegata per arrestare la crescita tumorale qualora le cellulle neoplastiche risultino provviste di un numero elevato di recettori degli estrogeni e del progesterone.

Che cosa sono i tumori ormonodipendenti?

Tumori della mammella favoriti, nella loro comparsa in soggetti predisposti, dalla presenza in circolo, per un lungo periodo, di una eccessiva concentrazione di estrogeni.

È possibile curarli?

Attualmente, per la terapia di questi tumori, sono in fase di sperimentazione clinica alcuni farmaci che inibiscono il sistema enzimatico deputato alla trasformazione degli
androgeni in estrogeni e che quindi sembrano avere efficace azione antineoplastica, con effetti collaterali quasi nulli.

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