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Malattie infettive e parassitarie
 
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Salmonellosi

Cosa sono le salmonellosi?

Malattie infettive causate da vari batteri del gruppo delle Salmonelle, tra cui la Salmonella typhi (o bacillo di Eberth), responsabile del tifo addominale, le Salmonellae paratyphi (A, B, C), responsabili del paratifo, e altre Salmonelle come la Salmonella enteridis, la Salmonella typhi murium e altre responsabili di forme meno importanti, dette appunto salmonellosi minori (enterocoliti).

Che cos'è il tifo, e come viene trasmesso?

È una malattia infettiva, definita anche tifo addominale o ileo-tifo, o febbre tifoide, che viene provocata dal bacillo di Eberth (gruppo delle Salmonelle) e di solito trasmessa tramite cibi infetti o acqua inquinata da scarichi. Talora la trasmissione avviene per opera delle mosche. È possibile anche che i germi si propaghino per contatto con materiale infetto.

Che cosa si intende per "portatore sano di bacilli del tifo"?

Con tale espressione si indica un individuo "sano", che ha già contratto e superato il tifo ma nel cui organismo continuano a vivere i bacilli specifici. Un simile portatore
può essere causa di un esteso contagio, soprattutto se ha in qualche modo facilità di contatto con derrate alimentari che egli, senza volerlo, inquina toccandole.

Quali misure devono essere adottate per prevenire la diffusione del tifo?

Anzitutto la disinfezione dell'acqua potabile e la pastorizzazione del latte. Se si scoprono portatori sani di bacilli, è necessario impedir loro di venire a contatto con alimenti che devono essere usati da altre persone (nel caso, per esempio, lavorino in negozi di generi alimentari o in locali pubblici). La malattia deve essere individuata tempestivamente e il paziente isolato, mentre tutto ciò che gli appartiene deve essere sterilizzato e tenuto lontano da ogni possibile contatto con altre persone.

Esiste una vaccinazione contro il tifo, ed è veramente efficace?

Sì; iniezioni di richiamo, praticate con piccole dosi di vaccino, conservano inoltre efficacemente l'immunità, anche se fatte a intervalli di tre o quattro anni. È necessario sottoporsi alla vaccinazione nei seguenti casi:
a) quando ci si deve recare in un paese in cui la malattia è notoriamente ende mica (cioè è in pratica sempre presente con maggior o minor diffusione) e le cui condizioni igienico-sanitarie, soprattutto quanto alla potabilità dell'acqua, sono dubbie (Africa, Asia, America Centrale e Meridionale);
b) durante le epidemie di tifo;
c) quando si è venuti in contatto con una persona affetta dalla malattia.

In che modo è possibile diagnosticare con sicurezza il tifo?

Mediante un apposito esame del sangue, la cosiddetta sierodiagnosi di Widal, che risulta positiva durante la seconda settimana di malattia. La presenza o meno di germi patogeni può essere inoltre accertata approntando colture, all'inizio della malattia, con sangue, e, a partire dalla seconda settimana, con campioni di feci e urina del paziente.

Questa malattia è attualmente molto comune?

Trattandosi di un processo morboso per lo più endemico, si registrano ancor oggi numerosi casi, soprattutto verso la fine dell'estate e in autunno, casi che in Italia si aggirano annualmente intorno ai 5000.

Che periodo di incubazione ha il tifo?

All'incirca di 10-14 giorni (con un periodo di tempo che va da un minimo di 3 a un massimo di 25 giorni).

Quanto dura complessivamente il suo decorso?

Di solito, dalle quattro alle sei settimane.

Quale decorso segue di solito?

All'inizio, il paziente presenta un rialzo febbrile che aumenta a poco a poco, sintomi di malessere generale e crescente spossatezza; durante la seconda e la terza settimana la febbre si mantiene per lo più alta, per cominciare a diminuire nel corso della quarta settimana. Inoltre, provocando i bacilli ulcerazioni intestinali, nella seconda fase della malattia si verificano spesso diarree caratteristiche.

Che cosa sono le "roseole tifiche"?

Piccole macchie rosse, per lo più localizzate sul torace e sull'addome, che compaiono tra il settimo e il decimo giorno di malattia.

Il tifo dà luogo a gravi complicazioni?

Sì; le più gravi sono la perforazione dell'intestino ed emorragie intestinali (enterorragie), ma si verificano abbastanza di rado.

Come si cura questa malattia?

a) Con assoluto riposo a letto;
b) con misure atte a mantenere inalterato lo stato di nutrizione del paziente;

c) con la somministrazione di antibiotici, cloramfenicolo in particolare, che si dimostra efficacissimo contro la febbre tifoide, portando con una certa rapidità alla guarigione.

Dopo quanto tempo il paziente può alzarsi?

Poiché la febbre tifoide comporta il riposo assoluto a letto, il paziente deve dapprima limitarsi a stare seduto sul letto, ciò quando la sua temperatura si è mantenuta per una settimana su valori normali; tre o quattro giorni più tardi può cominciare ad alzarsi, comunque con una certa precauzione, dato il suo stato di debolezza.

Come si può accertare se il malato è realmente guarito dal tifo?

Mediante colture e analisi delle feci: se queste risultano più volte negative – per quanto riguarda le feci, devono risultare negativi tre esami consecutivi, eseguiti a 3 giorni di distanza l'uno dall'altro –, il paziente non è più contagioso.

Da che cosa viene provocato il paratifo?

Questa malattia infettiva, che viene distinta in paratifo A e paratifo B, è causata da bacilli specifici appartenenti al gruppo delle Salmonelle, come gli agenti patogeni della febbre tifoide.

Quale decorso segue?

Di solito un decorso analogo a quello della febbre tifoide, seppure in forma più benigna.

Come si cura?

Con le stesse misure terapeutiche adottate per la febbre tifoide.

È possibile prevenirne l'insorgenza?

Sì, mediante vaccinazione. Lo stesso vaccino che si usa contro il tifo è attivo anche contro il paratifo, in quanto viene preparato con germi "misti" tifo-paratifici.

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