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Poliomielite (paralisi infantile)

Che cos'è la poliomielite?

Una malattia infettiva acuta, detta anche malattia di Heine-Medin, di origine virale, che colpisce il midollo spinale e il cervello ed è comunemente definita paralisi infantile.

È provocata da un solo virus?

No; tale malattia è dovuta a ceppi virali del gruppo dei Poliovirus hominis, suddivisi in: tipo I o Brunhilde, tipo II o Lansing e tipo III o Leon; il Brunhilde è il tipo più diffuso.

È una malattia molto comune?

Trattandosi di un processo infettivo che può insorgere in forma epidemica locale oppure assumere un carattere più o meno sporadico, il numero dei casi registrati varia sensibilmente di anno in anno. Ancora negli anni Cinquanta, la poliomielite costituiva una delle malattie infettive più temibili, di cui si registravano annualmente migliaia di casi; la scoperta dei vaccini antipolio e la successiva obbligatorietà della vaccinazione per tutti i bambini ne hanno tuttavia ridotto l'incidenza in misura tale da renderla oggi quasi inesistente nei paesi civilizzati.
L'OMS prevede l'eradicazione della malattia in tutto il mondo entro pochi anni.

La poliomielite è però ancora diffusa nei Paesi in via di sviluppo. Perché?

Perché le campagne di vaccinazione fino a oggi non sono riuscite a raggiungere percentuali adeguate della popolazione infantile. L'India, per esempio, così come la Cina e l'Africa sub-sahariana sono paesi ad alto rischio per questa malattia.

La poliomielite tende a ricorrere nell'ambito familiare?

La forma paralitica è di solito circoscritta a un solo membro della famiglia, ma sono noti casi in cui la malattia è stata contratta anche da altri familiari.

Chi ne è colpito con maggior frequenza?

I bambini e i ragazzi di età compresa tra uno e sedici anni, ma può insorgere anche negli adulti, soprattutto nelle persone sotto i quarant'anni. Oggi, in Italia, i casi di malattia riguardano quasi sempre bambini non vaccinati.

Se viene contratta dopo l'adolescenza, la poliomielite assume un decorso più grave?

Sì; in genere la forma paralitica si riscontra con maggior frequenza nei giovani e negli adulti, e in tal caso ha un decorso più grave che nei bambini.

I maschi sono più ricettivi delle femmine a questa malattia?

Sì; all'incirca nel 55% dei casi, la poliomielite viene contratta da maschi.

Le gestanti presentano una maggior ricettività per la poliomielite?

Sì.

I lattanti possono contrarre la poliomielite?

Fino all'età di sei mesi, la maggioranza dei lattanti gode di una temporanea immunità congenita, trasmessa loro dalla madre, a propria volta immune alla malattia.

In quale stagione insorge con maggior frequenza?

Nei mesi caldi, soprattutto in estate e all'inizio dell'autunno.

Come viene trasmessa la poliomielite?

Per contatto diretto oro-fecale (cioè tramite particelle microscopiche di feci ingerite) o di goccioline di saliva infette emesse nel tossire o nello sternutire durante la fase acuta.

La trasmissione può avvenire anche in altri modi?

Sì, anche attraverso latte, acqua potabile inquinata, probabilmente anche insetti.
Ai fini della diffusione della malattia, peraltro, questi canali di trasmissione giocano un ruolo assai meno importante del contatto diretto.

L'immissione di piccole quantità di cloro nell'acqua potabile (clorazione) contribuisce a evitare l'insorgere e il diffondersi della malattia?

Sì, ma in misura limitata.

Che durata ha il periodo di incubazione della poliomielite?

Da 7 a 14 giorni in media, ma può durare da 30 a 40 giorni.

In quale fase la malattia può essere trasmessa da un paziente all'altro?

Probabilmente durante l'ultima parte del periodo di incubazione (un paio di giorni prima dell'insorgenza) e la prima settimana dello stadio acuto, finché perdura il rialzo febbrile; in totale un arco di tre-sei settimane.

Il virus è presente nel muco nasale e faringeo di un malato di poliomielite?

Sì.

Per quanto tempo il virus può essere presente nelle feci del malato?

Nelle feci il virus può essere presente fino alla sesta-ottava settimana successiva all'insorgere della malattia, o addirittura per alcuni mesi.

Le persone sane possono essere portatrici di tale virus?

Sì; in taluni casi, tuttavia, i portatori del virus della poliomielite sono sani solo apparentemente, mentre in realtà sono affetti da una forma lievissima della malattia.

Quali forme può assumere la poliomielite?

a) Forma abortiva (in questo caso, la malattia ha un decorso molto breve e leggero);
b) forma non paralitica (cioè non caratterizzata da fenomeni di paralisi);
c) forma paralitica, a sua volta divisa in forma spinale, bulbo-pontina, cerebellare, mesencefalica ed encefalica, a seconda della sede.

Come si manifesta la poliomielite abortiva?

Come si è detto, questa forma ha un decorso brevissimo (tre o quattro giorni) e molto lieve, per cui non interessa il sistema nervoso né dà luogo a fenomeni di paralisi. La sua sintomatologia è caratterizzata da modesto rialzo febbrile, dolori al collo, emicrania, nausea e vomito, diarrea o stitichezza.

Questa forma è contagiosa?

Sì.

Anche questa forma conferisce un'immunità?

Sì.

Qual è l'incidenza della poliomielite abortiva sulla totalità dei casi di questa malattia?

Si presume che nel 90% dei casi la poliomielite insorge in questa forma.

Può essere individuata facilmente?

No; di solito viene confusa con un'infezione intestinale di origine virale o con una diarrea estiva.

Quali elementi consentono di stabilire che queste manifestazioni patologiche sono veri e propri casi di poliomielite?

Nel sangue delle persone colpite da questi processi morbosi possono essere cercate sostanze protettive immunizzanti (anticorpi), che possono formarsi solo in seguito a un'infezione dovuta al virus della
poliomielite. È inoltre possibile prelevare, nel corso della malattia, campioni di feci e di muco faringeo e approntarne colture in modo da poter accertare la presenza o meno di questo virus.

Questi casi insorgono di solito dopo il contatto con un malato di poliomielite?

Sì; tra parenti, amici o comunque persone venute a contatto con simili pazienti si riscontrano numerosi casi di poliomielite abortiva.

È vero che i casi di poliomielite abortiva sono particolarmente frequenti nei luoghi in cui la situazione sanitaria è carente?

Sì; in talune città sovrappopolate, nei climi caldi in particolare, quasi tutti i bambini sono immunizzati contro la poliomielite già prima dei 3-4 anni, avendo già contratto la forma abortiva.

Esistono esami speciali per accertare la presenza o meno di questa forma?

Sì.

Come si manifesta la poliomielite non paralitica?

Oltre ai sintomi descritti per la forma abortiva, il paziente presenta un maggior rialzo febbrile, emicrania, dolori ai muscoli e rigidità di alcuni muscoli dorsali e cervicali.

Come si può riconoscerla?

Nel visitare il paziente, il medico riscontra una rigidità della nuca e di talune parti del dorso, per cui il malato non riesce a piegare il collo al punto da toccare il petto; quando si solleva, spesso non riesce a reggersi da solo e quindi necessita di sostegno per la schiena, e non di rado ha difficoltà a piegarsi in avanti.
Questo complesso di fenomeni induce a sospettare un attacco di poliomielite non paralitica, ma non fornisce alcuna prova definitiva al riguardo.

La diagnosi di poliomielite non paralitica può essere confermata con un esame particolare?

Sì, mediante puntura lombare: cioè con il prelievo, effettuato in ospedale, di una certa quantità di liquido cefalo-rachidiano (liquor), che successivamente viene sottoposto ad analisi. La presenza del virus conferma la diagnosi di poliomielite non paralitica.

Quale decorso segue di solito questa forma?

Nell'arco di alcuni giorni la temperatura scende di nuovo a valori normali; debolezza, dolori e rigidità muscolare scompaiono e la malattia regredisce senza lasciare conseguenze.

Anche questa forma conferisce un'immunità?

Sì.

Qual è l'incidenza della forma non paralitica sulla totalità dei casi di poliomielite?

All'incirca del 5%.

Come si manifesta la poliomielite paralitica?

In una piccola percentuale di casi, i sintomi descritti persistono e insorge la paralisi, che può colpire un braccio o una gamba, entrambe le braccia o le gambe, oppure una parte degli arti, essere circoscritta a una sola area del corpo oppure essere estesa e diffusa. In taluni casi, inoltre, i fenomeni paralitici possono progredire da una regione del corpo all'altra.

L'insorgere di paralisi è associato a rialzo febbrile?

Sì.

Per quanto tempo i fenomeni paralitici continuano a progredire?

Finché persiste il rialzo febbrile, di solito durante i 3-4 giorni successivi all'insorgere della malattia.

La paralisi può colpire i muscoli della respirazione?

Sì, può interessare i muscoli toracici o diaframmatici.

Il medico è in grado di prevedere quale forma assumerà la poliomielite?

No.

Il medico è in grado di fare qualcosa per arrestare il decorso della malattia, quando questa è già insorta, ma prima che sopravvengano fenomeni di paralisi?

No. Nel 90% dei casi la poliomielite si arresta alla fase abortiva e nel 5% a quella non paralitica; ne deriva che soltanto nel 5% dei casi il processo morboso progredisce fino a raggiungere la fase paralitica.

Qual è l'indice medio di mortalità della poliomielite paralitica?

All'incirca del 3-5%.

Che cos'è la poliomielite bulbo-pontina?

Con tale definizione si indica la forma più grave di questa malattia, che colpisce l'area cerebrale demandata al controllo dell'attività cardiaca e della respirazione.

Quali sintomi consentono di stabilire se si tratta o meno di poliomielite bulbopontina?

Questa forma provoca di solito difficoltà di deglutizione e respirazione, aritmia e, talora, insufficienza cardiaca.

Questa forma è molto comune?

Circa il 10-15% dei casi di poliomielite paralitica sono costituiti dalla forma bulbo-pontina.

È la forma più pericolosa della malattia?

Sì; in pratica tutti i casi mortali di poliomielite sono da attribuirsi a questo tipo.

Qual è l'indice di mortalità della poliomielite bulbo-pontina?

All'incirca del 10%.

Questa forma comporta il ricovero in ospedale?

Sì, assolutamente. In simili casi, infatti, è molto spesso necessario ricorrere alla respirazione artificiale mediante un apparecchio speciale, il cosiddetto "polmone d'acciaio".

Come viene curato il paziente colpito da paralisi dei centri respiratori?

È necessario tenerlo nel polmone d'acciaio finché i muscoli demandati alla respirazione si sono ripresi al punto da poter assolvere di nuovo le proprie funzioni, il che può richiedere settimane o addirittura mesi.

Quali sintomi presenta la forma cerebellare della poliomielite?

Il sintomo più importante è l'atassia, cioè la perdita del coordinamento dei movimenti.
In questo caso, colpito dalla malattia è il cervelletto.

E i sintomi della forma mesencefalica?

I più tipici sono le paralisi a carico dei nervi che presiedono ai movimenti degli occhi, con conseguente strabismo e ptosi palpebrale.

Da che cosa è caratterizzata la forma encefalica?

Da convulsioni e febbre, che possono portare fino al coma.

In che cosa consiste la forma spinale?

È quella che colpisce il midollo spinale e che determina le classiche paralisi degli arti inferiori.

La poliomielite comporta il ricovero in ospedale?

Normalmente, no. Molti medici consigliano di tenere il paziente a casa, soprattutto se la malattia è in forma leggera e vi sono adeguate possibilità di cura.

Come viene curata attualmente la poliomielite?

Con assoluto riposo a letto, cure per lenire il dolore e la rigidità muscolare e opportuna somministrazione di cibi e liquidi, per coprire il fabbisogno dell'organismo.
È inoltre indispensabile una buona assistenza specialistica.

Qualora insorgano fenomeni di paralisi, è opportuno trasportare il paziente in ospedale?

Sì.

I muscoli paralizzati devono rimanere inattivi o è bene esercitarli con ginnastica appropriata?

Durante la fase acuta della malattia, i muscoli devono rimanere inattivi.

Vi sono misure terapeutiche atte a lenire dolori, rigidità e crampi muscolari?

Sì; sulle zone interessate possono essere applicati impacchi caldi, con conseguente, sensibile diminuzione dei dolori e dei crampi.

Queste misure possono essere adottate durante lo stadio acuto della malattia?

Sì; tale sistema di cura viene definito terapia di "sister Kenny".

La terapia di sister Kenny può evitare l'insorgere di paralisi?

No.

Questa terapia può guarire i fenomeni di paralisi già in atto?

No.

Per quanto tempo si deve rispettare il riposo a letto e bisogna mantenere l'assoluta inattività?

Per le prime due-tre settimane di malattia, finché la temperatura non si è di nuovo normalizzata e sia i dolori sia i crampi sono scomparsi.

Quale terapia si adotta, una volta che il paziente ha superato la fase acuta della poliomielite?

Se non sono sopravvenuti fenomeni di paralisi, non è necessaria alcuna cura particolare; in caso contrario, è necessaria una terapia ortopedica e di riabilitazione, da praticarsi sia durante la convalescenza sia per uno o due anni dopo la guarigione.

Quali misure comprende la terapia dei muscoli paralizzati?

Massaggi delle zone paralizzate, esercizi di movimento attivo e rieducazione all'uso delle parti interessate. Tale terapia deve essere praticata da specialisti, possibilmente in cliniche apposite, che dispongono di tutto quanto concerne fisioterapia, idroterapia, ginnastica speciale, applicazione di apparecchi ortopedici ecc.

I fenomeni di paralisi che insorgono nel corso di una poliomielite sono sempre permanenti?

Non necessariamente; col tempo una gran parte regredisce, si può dire nella misura di almeno il 50%.
Di norma, la gravità e l'estensione della paralisi vengono valutate al termine della fase acuta.

È possibile raggiungere una guarigione completa anche nei casi di poliomielite paralitica?

Sì; se i fenomeni di paralisi sono stati di lieve entità, si giunge alla completa guarigione nel 50% dei casi.

Esistono interventi chirurgici atti a correggere la paralisi degli arti?

Sì; in molti casi è possibile migliorare sensibilmente la funzione di un arto paralizzato con il trapianto di un muscolo o di un tendine sano, in sostituzione di un muscolo paralizzato.

Che periodo di isolamento comporta la poliomielite?

In Italia, dieci giorni dalla comparsa dei primi sintomi.

È necessario far disinfettare l'abitazione dopo un caso di poliomielite?

In genere è sufficiente fare una pulizia accurata, ma la disinfezione è sempre una buona norma.

Una volta guarito dalla poliomielite, dopo quanto tempo il bambino può riprendere la scuola?

Se si è trattato della forma abortiva, dopo una o due settimane, se della forma non paralitica dopo 10-14 giorni. Nel caso siano insorti fenomeni di paralisi, il ritorno a scuola è ovviamente condizionato alla loro gravità e alla durata della terapia necessaria.

È possibile evitare l'insorgere della poliomielite?

Sì, mediante vaccinazione con il vaccino di Sabin, preferito dal 1966 a quello di Salk, perché è più efficace, agendo a livello intestinale, e di più facile somministrazione.

Come vengono eseguite tali vaccinazioni?

Il vaccino di Salk contiene virus morti e viene iniettato per via intramuscolare, con tre singole iniezioni da ripetersi a circa un mese di distanza l'una dall'altra.
Il vaccino di Sabin contiene virus vivi, ma attenuati e viene somministrato per bocca, o sotto forma di sciroppo o dopo averne imbevuto una zolletta di zucchero.
Questo secondo tipo di vaccinazione può essere praticata con modalità diverse: al bambino, cioè, possono essere somministrati singoli vaccini contenenti rispettivamente il tipo I, il tipo II e il tipo III di virus, oppure il vaccino cosiddetto trivalente, che contiene tutti e tre i tipi.
In Italia viene usato il vaccino trivalente, somministrato in quattro dosi: la prima durante il terzo mese di vita; la seconda non prima di 6 e non oltre 8 settimane dalla prima; la terza tra il decimo e l'undicesimo mese di vita e comunque non prima di 120 giorni dalla seconda. La quarta e ultima dose viene somministrata durante il terzo anno di vita, in ogni caso ad almeno un anno di distanza dalla precedente.

Perché è più efficace il vaccino che agisce a livello intestinale?

Perché l'intestino costituisce la via di penetrazione più comune del virus della poliomielite nell'organismo.

Queste vaccinazioni conferiscono un'immunità permanente?

Per quanto è possibile dire allo stadio delle attuali conoscenze, sì.

È opportuno vaccinare i bambini contro la poliomielite se nella zona si sono già verificati casi della malattia?

Sì.

La poliomielite può essere contratta una seconda volta?

Sì, anche se ciò si verifica assai di rado.

Per quale ragione si può essere colpiti nuovamente dalla malattia?

Perché si può aver acquisito l'immunità contro un solo tipo di virus ed essere ancora ricettivi agli altri.

I bambini che hanno già contratto la poliomielite devono essere vaccinati?

Sì, perché potrebbero essere divenuti immuni a un solo tipo di virus.

Ai familiari di un malato di poliomielite devono essere somministrate gammaglobuline?

No, non servirebbe a nulla.

Per quale ragione gli adulti devono essere vaccinati contro tale malattia, quando molti hanno già acquisito l'immunità?

Poiché non esiste alcun mezzo pratico per accertare chi sia realmente immu nizzato contro la poliomielite e chi no, è indubbiamente opportuno che ogni adulto si sottoponga alla vaccinazione.

La vaccinazione antipolio può avere effetti secondari dannosi, o addirittura provocare la malattia?

Purtroppo sì, anche se si tratta di casi rarissimi (può provocare la forma paralitica con un'incidenza inferiore a un caso su tre milioni di dosi).

Le gestanti possono sottoporsi a questa vaccinazione?

Sì, senza dubbio. Come si è detto, le gestanti sono più ricettive a questa malattia e quindi necessitano più di ogni altra donna di esserne immunizzate. Però in questo caso la vaccinazione sarà fatta col vaccino Salk, preparato con virus morti, come del resto si fa in altri particolari casi (soggetti con neoplasie, con immunodeficenze ecc).

Il vaccino antipolio può avere effetti negativi sulla madre o sul nascituro?

No.

In quale momento della gravidanza può essere praticata la vaccinazione?

Il più presto possibile.

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