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Malattie infettive e parassitarie
 
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Malaria

Che cos'è la malaria?

Una malattia infettiva, dovuta a parassiti Plasmodium che appartengono ai protozoi (o unicellulari); di norma viene trasmessa tramite la puntura di alcune specie di zanzare del genere Anopheles, in rarissimi casi, mediante il sangue infetto di un donatore.

È una malattia comune?

In Italia è stata per secoli un vero e proprio flagello. Attualmente è diffusa in tutto il mondo, a causa dell'intensificarsi dei viaggi turistici e commerciali.

In quali paesi la malaria è tuttora endemica?

Soprattutto nelle regioni paludose di paesi tropicali e subtropicali di Africa, America, Asia e Australia, dove le anofele trovano condizioni di vita e di riproduzioni ottimali.
Questa malattia costituisce ancor oggi uno dei più gravi problemi sanitari del mondo, specialmente nei tropici. Secondo le stime dell'OMS colpisce circa 600 milioni di persone, provocando circa due milioni di morti all'anno.

Come viene diagnosticata?

Accertando mediante l'esame microscopico dello striscio di sangue la presenza o meno di parassiti specifici nei globuli rossi del paziente. La comparsa di brividi e di accessi febbrili periodici in persone che abbiano da poco soggiornato in paesi ove la malattia è endemica, fa sospettare che tali individui abbiano contratto la malaria. A volte possono comparire disturbi gastrici che rendono più difficile la diagnosi.
L'incubazione dura da 9 giorni a 3 settimane, a seconda della forma contratta.

Esiste una vaccinazione contro tale malattia?

No. A tutt'oggi non esiste un vaccino efficace, ma solo vaccini che danno protezione molto breve.

Come è possibile prevenirne l'insorgenza?

Eliminando o controllando i territori di riproduzione dell'anofele (prosciugamento di acquitrini, uso di disinfestanti), proteggendo con apposite zanzariere le finestre delle abitazioni. Anche le case in cui vivono i malati di malaria devono essere protette da zanzariere, onde evitare che gli insetti possano pungere i malati e trasmettere la malattia a individui sani. La protezione individuale prevede l'impiego di repellenti cutanei, abiti coprenti, zanzariere e chemioprofilassi.

Esiste una terapia efficace contro la malaria?

Sì; nella maggioranza dei casi i malati reagiscono positivamente ai più recenti medicinali, che hanno oggi sostituito la vecchia terapia a base di chinino.

Se la terapia non ha portato alla completa guarigione, possono aversi nuovi attacchi di malaria anche dopo anni?

Sì; un tempo chi soffriva di questa malattia era soggetto per anni a ricorrenti attacchi.

In quali forme viene clinicamente distinta la malaria?

In tre forme, ciascuna delle quali viene provocata da un parassita specifico. Più precisamente: la malaria vivax od ovale, un tempo detta terzana benigna o primaverile, è dovuta al Plasmodium vivax o al Plasmodium ovale; la malaria malariae, detta quartana, al Plasmodium malariae; la malaria falcipara o terzana maligna o tropicale o estivo-autunnale, al Plasmodium falciparum. Quest'ultima forma è la più aggressiva e in alcuni casi incurabile (l'1% dei soggetti colpiti muore).

Come viene trasmessa all'uomo?

Tramite la puntura di una zanzara infetta, che in tal modo inocula i parassiti attraverso la pelle nell'individuo sano.

Una volta penetrati nell'organismo umano, dove si insediano questi parassiti e come agiscono?

All'inizio, cioè durante il periodo di incubazione, si annidano nel fegato sotto forma di corpuscoli filiformi, definiti sporozoiti. Nelle cellule del fegato questi sporozoiti si trasformano in merozoiti. Al termine di tale periodo, i merozoiti si diffondono nel sangue e penetrano nei globuli rossi, a spese dei quali si nutrono, ingrossandosi e passando allo stadio di trofozoiti; a loro volta questi aumentano di volume e compiono un'ulteriore fase del processo evolutivo, trasformandosi in schizonti, che si dividono dando origine a numerosi parassiti figli (i già citati merozoiti). A questo punto i globuli rossi si rompono e i merozoiti, rimasti liberi nella circolazione sanguigna, penetrano in nuovi globuli rossi, dove si trasformano in trofozoiti, continuando il ciclo. La durata del ciclo varia a seconda del plasmodio in causa.

Come vengono differenziate le diverse specie di plasmodio?

In base al caratteristico aspetto che presentano all'esame microscopico. Un altro elemento distintivo, indiretto, è costituito dal particolare quadro clinico e dalla particolare sintomatologia cui danno origine.

Esiste un'immunità contro tale malattia?

Tutte le razze autoctone di regioni in cui la malaria è endemica presentano una certa resistenza alla malaria, forse acquisita in conseguenza di ripetute infezioni.
Con ogni probabilità non esiste, se non in misura ridottissima, un'immunità naturale contro la malaria.

Se non curata, quali probabilità di guarigione comporta la malaria?

Anche in simile eventualità, assume raramente un decorso letale, fatta eccezione per la forma terzana maligna, per la quale le probabilità di guarigione sono sempre molto scarse.

Come si cura?

Mediante somministrazione di uno dei numerosi medicinali che si sono dimostrati efficaci contro i Plasmodium: per esempio, clorochina, primetamina, chinino, proguanile, meflochina, doxicillina. Si sta anche sperimentando l'impiego dell'artemisina, estratta da una pianta cinese. Alla comparsa di sintomi sospetti, anche a distanza di tempo dal soggiorno in aree malariche, si deve consultare immediatamente il medico, che va informato del viaggio.

Simili medicinali possono essere usati con successo per eliminare la malaria o prevenirne l'insorgenza?

Sì. Per chi si reca in zone malariche è importantissima la profilassi antimalarica, da eseguire, su prescrizione del medico, per una settimana prima della partenza, durante il viaggio e per almeno 4 settimane dopo il ritorno. Essa è l'unico mezzo di difesa possibile, pur se non offre una protezione totale.

Che cosa significa "malaria clorochino-resistente"?

Con questo termine si indica una malattia dovuta a particolari ceppi di Plasmodium falciparum, che non vengono uccisi dalla clorochina. Queste forme, comparse nel Sudest asiatico e nell'America Centromeridionale, sono ormai diffuse anche in Africa.

Quali problemi comporta questa resistenza?

I problemi riguardano non tanto la terapia, essendo la terzana maligna la forma più grave della malattia, ma la profilassi. In questo caso l'uso della clorochina per prevenire la malattia non è sicuro; bisogna quindi usare altri farmaci. Pertanto, è importante sapere se nella zona in cui ci si reca sono presenti ceppi clorochinoresistenti.

Chi è stato affetto da malaria può donare il proprio sangue?

No, poiché potrebbe essere ancora portatore di parassiti e, di conseguenza, trasmettere la malattia alla persona sottoposta a trasfusione.

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