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Malattie a trasmissione sessuale (enciclopedia)
 
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Sifilide o lue

Da che cosa è provocata la sifilide?

Da un batterio (una spirocheta), conosciuto come Treponema pallidum.

È una malattia molto diffusa?

Sì, anche se meno che in passato. In questi ultimi anni, tuttavia, si è avuta una recrudescenza delle malattie a trasmissione sessuale in generale.

Chiunque sia esposto al contagio contrae la sifilide?

Non necessariamente; il contrarre la malattia o meno dipende da molteplici fattori, quali lo stadio della malattia stessa, le modalità del rapporto, il tipo di contatto ecc.

Esiste un'immunità naturale alla sifilide?

No.

La sifilide può essere ereditata?

La spirocheta può essere trasmessa dalla madre al figlio attraverso la placenta (sifilide congenita).

È in qualche modo possibile prevenire un eventuale contagio sifilitico?

Sì, evitando di esporsi al rischio di contagio, ossia astenendosi da rapporti con persone potenzialmente infette, e avendo cura di non usare oggetti poco puliti o di dubbia provenienza.

Esiste un metodo sicuro per evitare il contagio durante un rapporto sessuale?

No, se si hanno rapporti sessuali con una persona affetta da sifilide in fase attiva, vi sono forti probabilità di rimanere contagiati. L'uso di profilattici attenua il rischio, ma non lo annulla.

Come si manifesta normalmente la sifilide?

Alcune settimane dopo il contagio appare un piccolo nodulo indolore, che presto si ulcera (sifiloma iniziale o ulcera dura). Questo nodulo è localizzato nel punto in cui è penetrato il germe infettante: in genere, ma non necessariamente nella zona dei genitali. Nell'uomo la sede è generalmente il pene; nella donna, la vulva e la vagina.
Se la localizzazione è nella parte alta della vagina, può passare inosservata, anche perché la lesione non è dolorosa.

Il sifiloma iniziale può comparire anche in zone non genitali?

Sì, la lesione si manifesta là dove il germe è entrato nell'organismo. Le più frequenti sedi non genitali sono le labbra e la lingua. Nei vecchi medici, che contraevano la malattia toccando senza precauzione le lesioni luetiche, il sifiloma iniziale compariva sulle dita della mano.

Se non viene curato, come evolve il sifiloma iniziale?

L'ulcera, che ha in genere il diametro di un centimetro e non è dolorosa (que sto la distingue dalle erosioni provocate da altre cause), guarisce da sola dopo qualche settimana. La malattia però continua. Il periodo caratterizzato dalla presenza dell'ulcera iniziale costituisce il periodo primario della sifilide.

Che cosa accade dopo la scomparsa del sifiloma iniziale?

Scomparsa l'ulcera, dopo un mese o due si hanno eruzioni (sifilodermi) in diverse parti del corpo. In particolare compaiono sul torace particolari macchie rossastre chiamate roseole. Questa fase viene chiamata periodo secondario o secondo stadio della sifilide.

Se non curati, che decorso hanno i sifilodermi?

Anch'essi scompaiono spontaneamente dopo qualche settimana. Ma la malattia continua. Le spirochete, causa dell'infezione, vivono nell'organismo e possono scatenare fasi attive della malattia in qualsiasi momento, anche dopo anni.
Lasciata a sé, la sifilide passa nel periodo terziario, colpendo organi vitali.

Quali organi sono più comunemente attaccati dalla sifilide nel periodo terziario?

a) Il sistema nervoso;
b) il cuore;
c) i grandi vasi sanguigni, come l'aorta;
d) il fegato;
e) la pelle.

In che cosa consistono le manifestazioni nervose del periodo terziario?

Localizzandosi nel sistema nervoso, le spirochete possono determinare due malattie:
a) una malattia mentale vera e propria, nota come paralisi progressiva;
b) una malattia del midollo chiamata tabe dorsale (atassia locomotoria), in cui si ha
perdita del senso di posizione degli arti, con conseguente estrema difficoltà nella deambulazione.

Un malato attraversa sempre i tre stadi della malattia?

No, oggi la malattia si può guarire. Iniziando le cure precocemente, ossia subito nel periodo primario, gli altri stadi non intervengono.

Come si effettua la diagnosi di sifilide?

Nel periodo primario, esaminando direttamente l'ulcera e prelevando materiale da sottoporre a esame microscopico per individuare il batterio. Quando l'ulcera è chiusa, e in tutte le fasi successive, si ricorre a reazioni effettuate sul sangue; si tratta dei test specifici per il treponema, come il test di Nelson-Mayer, il test di immunofluorescenza (FTA/ABS), di emoagglutinazione (TPHA), di reazioni di fissazione del complemento o il test ELISA.

Gli esami del sangue possono dare una risposta positiva anche quando non c'è alcun segno esterno di sifilide?

Sì, trattandosi di reazioni sul sangue, esse sono positive anche quando non esi stono manifestazioni visibili di malattia. Oggi nel 60% dei casi la sifilide è asintomatica, non determina cioè manifestazioni evidenti.

L'esame del sangue può risultare positivo anche se il paziente "non" ha la sifilide?

Occasionalmente sì, se viene eseguito in particolari condizioni, per esempio quando il paziente si trova in uno stato di febbre molto alta, ed è affetto da altre malattie. Inoltre può presentarsi falsa negatività, ossia può accadere che l'esame risulti negativo e che il paziente sia invece malato; questo risultato si ha nel caso in cui l'esame venga effettuato durante il periodo di incubazione della malattia.

È possibile che un esame del sangue sia positivo anche se non si è mai avuta alcuna manifestazione della malattia?

Sì, certe forme possono passare inosservate. Questa è inoltre la regola nel caso di sifilide congenita, quella cioè che si manifesta alla nascita.

In quale stadio della malattia gli esami cominciano a dare esito positivo?

Fin dalla comparsa del sifiloma primario.

È possibile stabilire alla nascita se un neonato ha la sifilide congenita?

Sì, con un esame del sangue prelevato dal cordone ombelicale (cordocentesi).
Assai più importante, tuttavia, è l'esame precedente dei genitori: se nessuno dei due ha mai avuto sifilide e i loro esami del sangue sono negativi, il bambino non avrà la sifilide.

Se uno o entrambi i genitori hanno avuto la sifilide, e questa è stata curata con successo, quali probabilità ci sono che i figli abbiano la sifilide congenita?

Se i genitori sono guariti al momento del concepimento, i loro figli saranno sani.

La sifilide congenita dà manifestazioni evidenti durante l'infanzia?

Sì; ci sono segni fisici attraverso i quali il medico può fare una diagnosi di sifilide congenita.

La sifilide in un neonato può essere curata con successo?

Come si cura la sifilide?

Questa malattia può oggi essere curata con completo successo, se il trattamento viene
iniziato negli stadi iniziali. La penicillina e altri antibiotici sono in grado di debellarla completamente.

È più difficile guarire la sifilide se è già al secondo o terzo stadio?

Sì; chiunque abbia una lesione primaria, come un sifiloma, deve immediatamente ricorrere alle cure di un medico. I risultati sono molto più sicuri quando il trattamento inizia al primo stadio.

Le complicazioni secondarie alla sifilide possono essere curate con successo?

Fino a un certo punto sì, ma non con la stessa efficacia della forma primaria. Le complicazioni tardive possono tutt'al più essere arrestate e non peggiorare.

In quale stadio la sifilide è più contagiosa?

Negli stadi primario e secondario, quando ci sono lesioni esterne come sifilomi, sifiloderma o angina.

È contagiosa anche durante l'ultimo periodo (terzo stadio)?

Quasi mai; bisogna però tener presente che la sifilide può essere trasmessa in qualsiasi stadio dalla madre al figlio, nel corso della gravidanza.

Per la cura della sifilide è necessaria l'ospedalizzazione?

Non durante i primi stadi; è però raccomandabile in alcuni casi in cui il malato non sia in grado di rendersi conto della pericolosità del suo stato e di attenersi autonomamente alle necessarie misure di cura e di prevenzione. Il ricovero in ospedale è poi necessario nel periodo terziario, nel caso si manifestino complicazioni a livello del sistema nervoso o del cuore.

Come viene somministrata la penicillina?

Per iniezioni intramuscolari, per iniezioni endovenose.

Vi sono altri medicamenti in grado di combattere la sifilide, oltre agli antibiotici?

Sì; specialmente quando il malato è ipersensibile agli antibiotici, si può ricorrere ai vecchi metodi di cura, basati su bismuto, arsenico e arsenobenzoli, anche se la cura con questi medicinali è molto più lunga e fastidiosa di quella a base di antibiotici.

Quali probabilità ci sono di trasmettere la malattia al proprio partner?

Se si è guariti, assolutamente nessuna. Durante il periodo attivo, ovviamente bisogna astenersi dai rapporti sessuali.

Quando si può essere sicuri della completa guarigione?

Quando gli esami del sangue, ripetuti periodicamente, rimangono negativi.

Quanto tempo dopo l'inizio delle cure scompaiono i sintomi della malattia?

Dopo qualche giorno, o al massimo qualche settimana. Questo vale soltanto per le forme di recente acquisizione, diagnosticate nel periodo primario o al massimo nel secondario. Le cure tuttavia devono continuare per tutto il tempo stabilito dal medico.

Quanto possono vivere le spirochete nell'ambiente esterno?

Una volta fuori dal loro ambiente, ossia dall'organismo del malato, muoiono in brevissimo tempo, uno o due minuti.

Dopo un episodio di sifilide, rimangono delle limitazioni permanenti?

No.

Una volta guariti dalla sifilide, si può tornare a una vita normale?

Si.

La sifilide può avere esito letale?

Sì, specialmente certe manifestazioni del periodo terziario, quelle a carico del cervello e del cuore, possono avere per il malato un esito infausto.

È opportuno che una donna affetta da sifilide abbia figli?

Assolutamente no. Deve prima curarsi e assicurarsi di essere completamente guarita.

La sifilide può essere causa di aborti o parti prematuri con feto morto?

Sì. Passando dalla madre al feto attraverso la placenta, le spirochete possono causare la morte del feto stesso, e quindi l'aborto o il parto prematuro.

Ogni quanto tempo bisogna tornare dal medico per visite di controllo, una volta guariti?

Almeno una volta all'anno; meglio se ogni sei mesi.

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