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Ernie

Che cos'è un'ernia?

È la fuoriuscita di una struttura anatomica dalla cavità che normalmente la contiene attraverso un passaggio anomalo. In genere una lesione in una parete della cavità permette alla struttura di abbandonare i suoi normali confini topografici e di estendersi a occupare regioni che non le competono. Per esempio, in un'ernia del diaframma (diaframmatica), lo stomaco può abbandonare in parte la cavità addominale ed entrare nella cavità toracica attraverso un orifizio (detto anche "porta erniaria") del diaframma.

Da che cosa è provocata?

La maggior parte delle ernie sono causate da lesioni o da indebolimento strutturale dei tessuti muscolari e connettivi che separano le diverse cavità o i diversi distretti corporei; come per esempio il torace dall'addome, o l'interno dall'esterno dell'addome stesso, o l'addome dagli arti. Altre ernie si verificano in seguito a traumi che lacerano i tessuti muscolari o connettivi.

Le ernie possono essere anche congenite?

Sì; un numero considerevole di neonati presenta ernie dovute a difetti di
accrescimento, spesso con persistenza di orifizi di origine embrionale; generalmente sono localizzate alla regione dell'ombelico (ernia ombelicale) o dell'inguine (ernia inguinale).

In quali punti specifici del corpo è più facile che si produca un'ernia?

In quei punti dove strutture abbastanza voluminose, come tratti dell'intestino o vasi sanguigni, entrano o escono da una cavità. In questi punti vi sono tessuti lassi che, in conseguenza di sollecitazioni eccessive, possono disunirsi e lacerarsi.

Quali sforzi o traumi possono più facilmente condurre a un'ernia?

a) Sollevamento di oggetti pesanti;
b) torsioni, strappi o tensioni muscolari improvvisi;
c) forti aumenti di peso che causino un aumento della pressione all'interno dell'addome;
d) crescita di un grosso tumore addominale che sposta gli organi vicini;
e) gravidanza, con il conseguente aumento della pressione all'interno dell'addome;
f) stitichezza cronica, che comporta continui ed eccessivi sforzi nella defecazione;
g) ripetuti attacchi di tosse che provocano repentini aumenti della pressione all'interno dell'addome.

È una malattia comune?

È una delle più comuni cause di intervento chirurgico.

I maschi vanno più facilmente soggetti delle femmine all'ernia?

Sì, per le ernie che dipendono da eccessivi sforzi fisici, come l'ernia inguinale.
Le donne sono più soggette all'ernia ombelicale, come conseguenza delle gravidanze ripetute.

È ereditaria, o comunque tende a ricorrere nell'ambito familiare?

No, ma tende a essere ereditario il tipo di struttura muscolare e di connettivo degli individui (magro-astenici), che ne rappresenta il fattore predisponente.

Quali sono i tipi di ernia più comuni?

a) Ernia inguinale: è il tipo più comune; si verifica in corrispondenza della regione inguinale e può essere mono- o bilaterale, diretta o indiretta ernia ombelicale: localizzata nella regione ombelicale, è una delle forme più comuni. I neonati e le donne che hanno avuto numerose gravidanze sono particolarmente soggetti a questo tipo di ernia ernia diaframmatica: è una malattia molto comune e in genere si localizza nel punto dove l'esofago passa dalla cavità toracica a quella addominale, attraversando il diaframma. Altre ernie diaframmatiche originano da carenze di sviluppo del diaframma o da fatti traumatici che lo interessano. Queste ernie sono caratterizzate dal fatto che organi addominali – quali ad esempio una parte di stomaco o tratti di colon o di intestino tenue – penetrano attraverso la porta erniaria nella cavità toracica ernia glutea o ischiatica ed ernia lombare: sono molto rare e dovute a vizi della muscolatura del dorso o delle natiche. Si presentano come delle protuberanze rilevate.

Quando è consigliabile una terapia medica, piuttosto che chirurgica, nel trattamento dell'ernia non strozzata?

a) Se un'ernia ha già recidivato due o più volte e i tessuti del malato appaiono ormai indeboliti, è probabilmente meglio desistere dal tentare un terzo o un quarto intervento: si andrebbe incontro molto probabilmente a un nuovo insuccesso;
b) le persone troppo grasse, cui l'ernia non provochi disturbi eccessivi, non dovrebbero venir operate finché il loro peso non sia rientrato in limiti accettabili; gli interventi di chirurgia ricostruttiva in questi soggetti sono infatti notoriamente destinati all'insuccesso;
c) le persone affette da gravi malattie, quali enfisema polmonare o gravi disturbi cardiaci, è meglio vengano curate senza ricorrere a interventi chirurgici, che
presentano sempre qualche rischio;
d) le persone di età superiore ai settant'anni che soffrono di piccole ernie, non troppo fastidiose, è meglio siano semplicemente curate per via medica.

Qual è la terapia medica di un'ernia?

L'applicazione di un apparecchio di contenimento (cinto erniario) che mantiene il viscere erniato all'interno della sua cavità. Non esiste per l'ernia una terapia a base di medicamenti farmacologici.

Il cinto può essere portato a lungo prima di ricorrere all'intervento chirurgico?

In generale, no. I cinti tendono infatti a indebolire ulteriormente le strutture anatomiche con cui rimangono in contatto costate, perciò non dovrebbero essere portati per più di qualche settimana prima dell'intervento. I cinti devono essere considerati rimedi del tutto temporanei.

Per quale ragione l'uso del cinto non è preferibile in ogni caso all'operazione?

Perché il cinto non guarisce l'ernia; si limita a tenere in posizione il contenuto erniario ed è pertanto un trattamento sintomatico. Con il passare del tempo la porta erniaria si allarga e il cinto diviene sempre meno sufficiente a contenere l'ernia.

Si corrono dei rischi a trascurare un'ernia da operare?

Certamente sì, in quanto esiste sempre il rischio di strozzamento del viscere, che se si verifica può risultare letale.

La terapia con iniezioni dà risultati soddisfacenti?

No. È un metodo inefficace e pericoloso ed è stato perciò abbandonato.

L'ernia tende a regredire spontaneamente?

No. Le sole ernie che possono scomparire spontaneamente sono quelle, molto piccole, ombelicali e occasionalmente inguinali, dei neonati.

È dunque inevitabile l'intervento chirurgico?

Sì. Solo con l'intervento chirurgico si possono riparare i difetti della parete addominale e rimediare radicalmente all'ernia.

Quali risultati dà l'intervento chirurgico?

Nella grande maggioranza dei casi, l'ernia può essere operata con successo ristabilendo l'integrità delle strutture muscolo-connettivali menomate, riportando nella giusta collocazione anatomica gli organi fuori sede e asportando la parte di peritoneo che forma il sacco erniario.

Qual è il momento migliore per operare le ernie?

L'intervento chirurgico è il trattamento elettivo dell'ernia e il momento della sua effettuazione può essere scelto dal paziente, sentito il parere del medico curante.
Non va però dimenticato che la maggior parte delle porte erniarie tende ad allargarsi col passare del tempo, rendendo più difficoltoso l'intervento e più probabile il rischio di una recidiva.

Quando va praticato l'intervento d'urgenza?

Quando l'ernia "si strozza", condizione in cui l'organo erniato, per esempio un tratto di intestino, rimane chiuso nel sacco erniario e la sua circolazione sanguigna resta bloccata. In queste circostanze il paziente deve essere operato immediatamente; un ritardo anche breve può provocare la gangrena dell'ernia strozzata con possibile morte per peritonite.

Il chirurgo può rimandare l'operazione se il paziente è troppo grasso?

Sì. Se il paziente è troppo corpulento e l'ernia è grossa, ridurre l'ernia è come cercare
di mettere troppi vestiti in una valigia piccola. Se anche riusciamo a chiuderla, ben presto si riapre.

L'operazione d'ernia è pericolosa?

No. Raramente tali interventi sono seguiti da complicazioni, a meno che non si tratti di ernie strozzate. In questi casi può capitare di dover asportare segmenti di colon o di intestino tenue più o meno estesi perché colpiti da gangrena e l'intervento diventa allora abbastanza complesso. Da puramente superficiale e di tipo plastico, l'operazione si trasforma in un intervento di alta chirurgia, che comporta l'apertura de visceri.

Che cosa si fa quando si trova un segmento di colon o d'intestino tenue colpiti da gangrena?

I segmenti colpiti vengono asportati e si collegano i monconi. Questa operazione, come detto, è abbastanza complessa e una delle più delicate della chirurgia addominale, anche se l'uso degli antibiotici e i progressi delle tecniche chirurgiche hanno molto ridotto il tasso di mortalità.

È un'operazione molto dolorosa?

No, tranne il dolore locale alla ferita per qualche giorno dopo l'intervento.

L'ernia inguinale può essere operata con tecnica endoscopica?

Sì, e per ridurre il rischio di recidiva, all'intervento in endoscopia viene oggi associato quello di plastica erniaria senza tensione: una rete sisntetica viene posizionata, senza sutura, tra il piano muscolare e il legamento inguinale, all'interno del canale inguinale.

Gli interventi per ernia diaframmatica sono particolarmente pericolosi?

No, ma sono molto più complessi di quelli che interessano l'addome. Gli interventi per l'ernia diaframmatica sono da considerarsi di alta chirurgia. Oggi, tuttavia, in alcuni centri si interviene in endoscopia.

Come avviene l'intervento tradizionale?

In genere, si pratica un'incisione lungo l'arcata costale aprendo la cavità toracica; si sutura poi dall'alto la porta erniaria del diaframma, dopo aver riportato nella giusta sede gli organi spostati. Lo stesso procedimento si può seguire praticando un'incisione nell'addome e intervenendo sul diaframma dal basso.

Il risultato dell'intervento è generalmente positivo?

Sì, nella grande maggioranza dei casi.

Sono operazioni lunghe?

Un intervento di semplice ernia inguinale può essere condotto a termine in 3045 minuti; casi più complicati – come un'ernia diaframmatica o un'ernia incarcerata, in cui l'organo erniato è strettamente aderente alle pareti del sacco erniario – possono richiedere alcune ore.

Che tipo di anestesia viene usato?

Nelle ernie localizzate nella zona al di sotto dell'area ombelicale, si usa talvolta l'anestesia spinale, più spesso quella generale, adottata anche in tutti gli altri tipi di ernia.

Quanto deve prolungarsi la degenza in ospedale?

Da dieci giorni a due settimane per le ernie normali; più a lungo per quelle più complicate.

Quando ci si può alzare dal letto?

Malgrado l'attuale tendenza alla deambulazione precoce consenta l'alzata già il giorno
successivo all'intervento, è norma prudenziale attendere una settimana per prevenire il cedimento della plastica e quindi la recidiva; in tal caso, però, è opportuno svolgere a letto esercizi di ginnastica e cambiare spesso posizione per prevenire la trombosi nelle grosse vene del bacino.

Tossire o starnutire può provocare una recidiva dell'ernia?

No, nonostante i pazienti dicano di avere la sensazione che "i punti saltino" quando tossiscono.

Che probabilità ci sono che un'ernia recidivi?

Più del 90% delle ernie operate guarisce definitivamente. La maggior parte delle recidive si hanno in persone molto anziane, o i cui tessuti muscolari o connettivi siano particolarmente indeboliti.

Quanto impiega, mediamente, a cicatrizzare l'incisione conseguente a erniectomia?

Da sette a dieci giorni per quanto riguarda l'incisione cutanea, un po" di più per i tessuti profondi.

Quali precauzioni bisogna adottare per evitare le recidive?

a) Non bisogna aumentare di peso;
b) evitare nei limiti del possibile di trascinare, sollevare o trasportare oggetti pesanti (superiori ai 15-20 kg);
c) evitare ogni esercizio fisico faticoso per almeno 4-6 mesi dall'operazione.

Se l'ernia è recidiva, che cosa bisogna fare?

L'80% delle ernie recidive può essere operato di nuovo.

Una volta operati di ernia, è necessario portare un cinto erniario?

No, l'operazione è sufficiente.

Capita comunemente di avvertire lievi dolori, assenza di sensibilità o formicolio lungo la ferita o allo scroto per alcune settimane, o anche mesi, dopo un'operazione d'ernia?

Talvolta sì, ma i disturbi scompaiono spontaneamente.

Un intervento di ernia inguinale incide sulla vita sessuale?

No. I testicoli e gli altri organi genitali non vengono interessati nell'intervento di riduzione dell'ernia.

A che età si può intervenire per ridurre un'ernia?

I neonati resistono straordinariamente bene agli interventi chirurgici. Se l'ernia è grande o rischia di strozzarsi è possibile operare già nei primi giorni di vita.

L'ernia inguinale nel neonato tende a essere bilaterale?

Sì. Si va estendendo l'uso di operare bilateralmente questi bambini, anche se l'ernia è rilevata su un lato solo. Tre bambini su quattro portatori di un'ernia evidente su un solo lato hanno poi una seconda ernia anche sull'altro lato, anche se quest'ultima non è al momento rilevabile a un'indagine manuale.

L'intervento bilaterale aumenta i rischi dell'operazione?

Sì, ma in misura irrilevante.

Una donna può rimanere incinta dopo aver subito un'operazione di ernia?

Sì, ma è consigliabile lasciar passare alcuni mesi dall'intervento.

Una persona operata d'ernia può riprendere la normale attività fisica?

Certamente sì.

Dopo un'operazione d'ernia secondo la tecnica tradizionale, è possibile:

fare il bagno dopo 10-14 giorni; uscire di casa dopo 10-15 giorni salire le scale dopo 10-15 giorni accudire alla casa dopo 3-4 settimane guidare l'automobile dopo 5-6 settimane riprendere i rapporti sessuali dopo 4 settimane riprendere il lavoro dopo 6-8 settimane riprendere tutte le attività fisiche dopo 3-6 mesi

Dopo un'operazione d'ernia, bisogna tornare dal medico per visite di controllo?

Sì, ogni sei mesi per un periodo di due anni, e comunque subito quando compaiono sintomi che possono far pensare a una recidiva.

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