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Ipertrofia della prostata

Che cos'è l'ipertrofia benigna della prostata?

Un'alterazione per la quale parti della ghiandola subiscono un lento ingrossamento nel corso degli anni. Questo tipo di ipertrofia non è mai maligna.

È naturale che in tutti gli uomini, con l'età, si verifichi un ingrossamento della prostata?

Sì. A partire dai 40-45 anni, in quasi tutti gli uomini si ha un lento ingrossamento della prostata.

L'ingrossamento prostatico dà origine a sintomi fastidiosi in tutti gli uomini?

No. La maggior parte degli uomini continuano a vivere senza avvertire difficoltà.
Bisogna ricordare che tale fenomeno accompagna il normale processo di invecchiamento.

Come si fa a capire se l'ingrossamento della prostata necessita di controllo medico?

In base a disturbi delle normali funzioni urinarie.

Perché l'ingrossamento della prostata ostacola la minzione?

Una prostata che si dilata comprime l'uretra all'uscita dalla vescica.

Quale può essere l'eventuale conseguenza di un ingrossamento della prostata?

Può causare un'improvvisa incapacità a urinare, nota come ritenzione acuta dell'urina.

C'è un rapporto tra la frequenza dell'attività sessuale e l'ipertrofia della prostata?

No.

È necessario che tutti gli uomini soggetti a ipertrofia della prostata si sottopongano a intervento chirurgico?

No. Solo un uomo su quattro manifesta qualche sintomo; di questi, solo uno su quattro dovrà sottoporsi a intervento chirurgico.

Esistono terapie mediche che diano risultati soddisfacenti per il trattamento di questo disturbo?

Sì, esistono farmaci, alcuni dei quali sono antagonisti degli ormoni maschili (antiandrogeni; uno dei più recenti è la finestaride), e altri di diversa natura (al falitici), che possono ridurre i disturbi provocati dall'ipertrofia prostatica. Se all'ipertrofia è associata un'infezione, il controllo di quest'ultima può ridurne la sintomatologia.

Quali sono i sintomi più comuni?

a) Minzione frequente durante il giorno;
b) bisogno di urinare più volte durante la notte;
c) difficoltà nel dare avvio al flusso urinario;
d) diminuzione della dimensione e della forza del flusso di urina;
e) gocciolamento prima e dopo la minzione;
f) bruciore durante la minzione;
g) eventuale incapacità a urinare (ritenzione acuta);
h) presenza di sangue nelle urine.
I sintomi saranno tanto più pronunciati quanto maggiori sono l'ipertrofia della ghiandola e la conseguente ostruzione dell'uretra.

Quali sono gli effetti dell'ipertrofia della prostata sulla vescica e sui reni?

Poiché la funzione principale della vescica è quella di espellere l'urina, è chiaro che l'ostacolo rappresentato dall'ingrossamento della prostata impone alla vescica uno sforzo maggiore per scaricare l'urina. Ne consegue che la parete della vescica diventa più spessa, più muscolosa e più pesante. Alla fine, la vescica non riesce più a svuotarsi completamente a ogni minzione. La quantità di questa urina residua continua ad aumentare e finisce per creare una pressione anormale sugli ureteri, in direzione dei reni. Alla dilatazione degli ureteri si aggiunge un indebolimento della funzione renale e di ciò risente lo stato di salute generale del paziente. Lasciandolo progredire senza essere curato, tale processo può portare a una totale insufficienza renale, con conseguente uremia e morte.

Quali sono i danni che uno svuotamento incompleto della vescica provoca nel paziente?

Ne deriva un ristagno dell'urina, con conseguente infezione, che può estendersi verso l'uretere e il rene. È probabile che alla fine nella vescica finiscano per formarsi dei calcoli in seguito al prolungato ristagno di urina. L'aumentato lavoro e la pressione sulla vescica possono poi provocare dilatazioni locali, dette diverticoli. Questi sono estroflessioni a forma di sacca nella parete della vescica, che possono contenere urina stagnante e al loro interno è anche possibile la formazione di calcoli.

Quali sono gli interventi cui si ricorre in casi di ipertrofia della prostata?

Nell'ipertrofia della prostata si ricorre ai seguenti interventi per distruggere il tessuto prostatico in eccesso:
a) rimozione chirurgica per via endoscopica transuretrale (TUR-P) generalmente in anestesia spinale;
b) elettrovaporizzazione endoscopica transuretrale del tessuto prostatico, per mezzo di
un elettrocauterio;
c) metodica TULIP (Transuretral Laser-Induced Prostatectomy) che usa in ane stesia regionale una sonda ecografica transuretrale fornita di laser, che induce la necrosi coagulativa del tessuto;
d) metodica ambulatoriale che provoca l'elettrocoagulazione del tessuto prostatico mediante aghi infissi tramite un catetere inserito in uretra e collegati a un generatore di corrente elettrica;
e) termoterapia transuretrale a microonde che necrotizza il tessuto prostatico mediante l'ipertermia causata dalle microonde;
f) ultrasuonoterapia transrettale o extracorporea: il tessuto prostatico viene necrotizzato mediante un apposito applicatore di ultrasuoni in assistenza ecografica;
g) prostatectomia sovrapubica: per tale intervento si pratica un'incisione lungo la linea mediana del basso addome e si apre la vescica. Attraverso la vescica aperta si asporta la prostata, in una o due fasi. Quindi nella vescica, per alcuni giorni, viene posto un tubo di gomma (catetere); quando questo viene tolto, il normale flusso urinario scorre attraverso l'uretra come avveniva prima dell'intervento (figg. 7 e 8);
h) prostatectomia retropubica: in questo intervento l'incisione è praticata nel basso addome, direttamente sopra la prostata, che viene asportata senza aprire la vescica urinaria.

Su che cosa si basa la scelta del procedimento?

a) Sulle dimensioni della prostata;
b) sulla presenza o meno di calcoli o di infezioni nella vescica;
c) sulla presenza o meno di diverticoli nella vescica;
d) sulle condizioni della funzione renale;
e) sullo stato di salute generale del paziente.

Qual è il procedimento da preferire?

Per ogni intervento esistono ben definite indicazioni, che dipendono da ogni singolo caso.

Che cosa si intende per operazione alla prostata in "due fasi"?

In alcuni casi – a causa delle non buone condizioni generali di salute del paziente o di insufficiente funzionalità renale, di infezione, calcoli o malattie associate, come disturbi cardiaci, o di ipertensione arteriosa – è troppo pericoloso asportare direttamente la ghiandola; è allora necessario un periodo di drenaggio urinario preliminare; è questa la prima fase (cistotomia) dell'operazione alla prostata.
L'operazione consiste nell'aprire con un intervento chirurgico la vescica per
permetterne il drenaggio attraverso la parete addominale.
Dopo un ragionevole intervallo di tempo, quando la funzione renale è tornata normale, l'infezione è scomparsa e sono stati tolti gli eventuali calcoli presenti nella vescica, il chirurgo asporta la prostata inserendo il dito nella vescica e tirandone fuori la ghiandola. E questa la seconda fase dell'operazione .

Quanto tempo deve trascorrere tra le due fasi dell'operazione?

Da una settimana a un periodo di tempo indefinito, in base al miglioramento delle condizioni generali del paziente.

Eseguendo una prostatectomia si asporta l'intera prostata?

In realtà, no. Di solito si lascia un bordo di tessuto ghiandolare.

Che cos'è la cistotomia?

È la prima fase di un'operazione alla prostata in due fasi, con cui, attraverso un'incisione addominale, si inserisce un tubo di gomma nella vescica.

Può talvolta essere necessario ricorrere alla chirurgia d'urgenza per operare la prostata?

No. Anche nella situazione più drammatica, quando cioè si verifica il blocco completo al passaggio di urina, non c'è bisogno di un intervento d'urgenza. Si ricorre allo svuotamento della vescica con una puntura sovrapubica lasciando in sede un drenaggio che permette la fuoriuscita dell'urina che si forma successivamente e solo in un secondo tempo si asporta la prostata.

Le operazioni alla prostata sono gravi?

Sì, ma grazie alle cognizioni attuali, all'impiego di migliori tecniche chirurgiche e all'aiuto degli antibiotici, la grandissima maggioranza dei pazienti che si sottopongono a chirurgia prostatica può sperare senz'altro in una guarigione sicura e completa.

Dopo l'intervento, è possibile che la prostata si ingrossi di nuovo causando una ritenzione acuta dell'urina?

Talvolta, dopo una resezione transuretrale attraverso il cistoscopio, è possibile che il tessuto prostatico ricresca e provochi ostruzione.

La vita sessuale risente dell'intervento chirurgico?

L'eventuale e più grave conseguenza è l'eiaculazione retrograda, cioè l'emissione dello sperma in vescica anziché in uretra, con conseguente impossibilità di concepire per via naturale.

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