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Cancro della prostata

Qual è l'incidenza di cancro della prostata?

È opinione generale che circa il 10-20% degli uomini d'età superiore ai cinquant'anni sia colpito da cancro della prostata, ed esso diventa sempre più comune con l'avanzare dell'età, tanto che quasi tutti coloro che raggiungono i novant'anni presentano tessuto prostatico che potrebbe essere definito maligno.
Il processo è lento, per cui questi uomini di solito muoiono a causa di qualche altra malattia.

A quale età è più facile che si manifesti il cancro della prostata?

Dai sessanta agli ottant'anni.

Tutti i casi di cancro sono caratterizzati da sintomi?

No. Si è scoperto che in molti individui il tumore può rimanere latente per un periodo di tempo indefinito, senza mai causare sintomi o metastasi. (Statistiche statunitensi parlano di due casi su tre di cancro alla prostata rilevato all'autopsia su defunti per altre cause che non avevano dato nessun sintomo o disturbo.)

Quali sono i sintomi?

Purtroppo, come detto, i sintomi di un cancro iniziale sono pochi, seppure ve ne sono, e si manifestano solo quando la malattia è già in fase avanzata. L'unico sistema per individuare tempestivamente il cancro della prostata è quello di esaminare la ghiandola a intervalli regolari. Gli uomini che abbiano superato i cinquant'anni dovrebbero sottoporsi annualmente all'esplorazione rettale, che consente la palpazione della prostata.

Come si può diagnosticare un cancro della prostata?

a) All'esplorazione rettale, il cancro della prostata si presenta molto più consistente e irregolare di un'ipertrofia benigna;
b) il dosaggio del PSA (Prostate Specific Antigen) nel sangue misura la quantità di un antigene specifico prodotto dalle cellule della prostata. Il suo aumento indica – anche se non con assoluta certezza – la probabile presenza di tumore o di ipertrofia prostatica. Un altro marcatore da dosare nel plasma, in caso di sospetto carcinoma, è l'enzima PAP (fosfatasi acida prostatica);
c) l'ecografia transrettale definisce la struttura e le dimensioni delle eventuali zone sospette;
d) l'ago aspirato, inserito attraverso il retto o il perineo, consente il prelievo di un campione di tessuto sul quale si esegue l'esame microscopico; questo permette di identificare con certezza la natura delle cellule.

È possibile applicare una terapia medica per curare il cancro della prostata?

Sì. Si può ottenere un certo sollievo sintomatico somministrando farmaci antiandrogeni non steroidei, che bloccano l'effetto stimolante degli ormoni naturali sulla prostata. Si possono anche associare farmaci competitivi con l'ormone maschile testosterone che inibiscono la secrezione testicolare. In alcuni casi la crescita del tumore viene ritardata dalla soppressione della secrezione di ormone maschile, dovuta all'azione antagonista di questi ormoni.

Un'ipertrofia benigna della prostata può degenerare in cancro?

Assai di rado. Non è dimostrato il passaggio da adenoma a neoplasia.

Quanto dura l'efficacia degli ormoni sessuali femminili nel ritardare il progredire del processo maligno?

Benché questa forma di terapia non porti a guarigione, può far regredire la formazione cancerosa e prolungare la vita di molti anni.

La terapia radiante è un trattamento utile?

Sì, soprattutto negli stadi più precoci e in casi senza metastasi, questa terapia produce quasi gli stessi risultati dell'intervento chirurgico. Ultimamente è impiegato con successo un nuovo tipo di radioterapia, detta tridimensionale conformazionale.
Mediante un procedimento computerizzato si inviano raggi ad alta energia che seguono con precisione assoluta i contorni del bersaglio, in modo da non danneggiare il tessuto limitrofo. Questo metodo consente pertanto la conservazione della ghiandola e annulla o riduce il rischio di incontinenza e di impotenza che fa seguito all'intervento chirurgico.

Esistono sostanze radioattive utili per il trattamento del cancro della prostata?

Sì. In alcuni casi si sono ottenuti risultati promettenti iniettando iodio radioattivo direttamente nella ghiandola. Questo tipo di trattamento è utile per tumori molto piccoli (sotto i 5 cm di diametro).

Qual è la terapia chirurgica per il cancro della prostata?

a) Nei casi precoci, la terapia consiste nell'asportazione dell'intera ghiandola (prostatectomia radicale);
b) nei casi più avanzati, si asportano anche i testicoli.

L'asportazione chirurgica della prostata provoca impotenza?

La comune prostatectomia no, mentre un intervento radicale di solito rende impotenti.
Recentemente, tuttavia, è entrata in uso per la prostatectomia radicale una nuova tecnica chirurgica, definita "Nerve Sparing", che risparmia i nervi erigentes, e mantiene la potenza sessuale.

Gli interventi sulla prostata possono causare incapacità a controllare la minzione (incontinenza)?

La chirurgia ampiamente demolitiva sulla prostata è spesso seguita da perdita temporanea del controllo. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, ciò si risolve in un periodo di tempo che può variare da diverse settimane a qualche mese.

Si ha perdita del controllo sulla minzione dopo una comune prostatectomia per ipertrofia benigna?

Molto raramente, e solo per poche settimane.

Quanto tempo occorre rimanere in ospedale?

Per le operazioni a una sola fase, dai dodici ai quattordici giorni. Per operazioni a due fasi, da tre a quattro settimane.

Si consiglia l'assistenza di infermiere specializzate dopo un intervento chirurgico alla prostata?

Sì. Per un periodo di tre o quattro giorni.

Si ricorre a trasfusioni di sangue durante gli interventi?

Sì, benché oggi per questo tipo di operazioni i casi di emorragia siano molto meno frequenti di un tempo.

Qual è la durata della convalescenza dopo un'operazione alla prostata?

Dalle quattro alle cinque settimane.

L'ipertrofia della prostata può verificarsi di nuovo dopo l'asportazione?

Solo in casi rarissimi, qualora la ghiandola non sia stata asportata completamente, si può verificare una ricrescita del tessuto ghiandolare; in tal caso si provvede, con una nuova operazione, ad asportare i tessuti ricresciuti.

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