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Tumori dell'intestino tenue e del colon

Dove sono localizzati di solito i tumori intestinali?

In prevalenza nel colon; quelli dell'intestino tenue sono, al confronto, abbastanza rari.

Quali elementi consentono di stabilire se si è affetti da tumore all'intestino?

I due "segnali d'allarme" più attendibili sono l'emissione di sangue dal retto e il cambiamento del ritmo abituale dell'evacuazione.Va inoltre indagata una perdita di peso inspiegabile.

È possibile prevenire l'insorgere di un tumore intestinale?

No, ma qualora si avvertano disturbi è opportuno sottoporsi a periodici controlli medici, con esplorazione rettale ed endoscopia del colon. Oggi si ritiene che una dieta adeguata possa contribuire a ridurre la probabilità di sviluppare il tumore; in particolare è consigliata una dieta povera di grassi animali (saturi), quindi anche di carni rosse, e ricca invece di vegetali con fibra. Sembra inoltre che vada combattuta anche l'obesità, allo scopo di ridurre il rischio di cancro del colon-retto, in quanto essa sarebbe in qualche modo correlata con questa neoplasia.

Quali tumori benigni si sviluppano con maggior frequenza nell'intestino?

Miomi e polipi; questi ultimi sono la forma benigna più diffusa di tumori intestinali .

Questi tumori benigni possono degenerare in cancro?

I polipi possono degenerare ed è questo uno dei principali motivi per cui la comparsa di disturbi addominali o intestinali rende opportuna una visita medica.

In base a quali elementi è possibile stabilire se una persona è affetta da un polipo?

Il sintomo più caratteristico di questa formazione tumorale è l'emorragia indolore dal retto. I polipi di notevoli dimensioni e localizzati nella porzione superiore del colon, inoltre, possono causare ricorrenti dolori di tipo colico, o temporanei episodi di occlusione intestinale. La diagnosi certa, però, si può fare soltanto con la colonscopia (indagine eseguita mediante una sonda a fibre ottiche, che viene inserita attraverso l'ano) ed eventualmente con la radiografia.

Come vengono curati i polipi?

Se sono localizzati in un punto non molto distante dall'ano, possono essere asportati semplicemente con un sigmoidoscopio (uno strumento lungo oltre 30 cm, di solito usato per l'esame endoscopico del colon sigmoideo); se sono maggiormente spostati verso la porzione superiore, è ancora possibile, nel corso della colonscopia, catturarli e asportarli con minuscoli, appositi strumenti chirurgici, fatti "passare" attraverso l'endoscopio. Solo in singoli casi è praticata una laparatomia con apertura del colon ed escissione del polipo.

È possibile la prevenzione dei polipi intestinali?

È possibile identificarli precocemente attraverso controlli periodici. Questi prevedono diversi test, tra i quali la ricerca del sangue occulto nelle feci e, nel caso di pregressa asportazione di polipi o di familiarità per poliposi adenomatosa, la colonscopia o il clisma opaco (radiografia del colon e del retto previa introduzione di un mezzo di
contrasto per via anale). È inoltre raccomandabile un'alimentazione ricca di fibre e povera di grassi.

Qual è l'incidenza del cancro intestinale?

Un'incidenza notevole. Il cancro intestinale è una delle neoplasie più diffuse e frequenti .

Il cancro intestinale colpisce con maggior frequenza gli uomini?

No, la sua incidenza è all'incirca uguale in entrambi i sessi.

A quale età si è maggiormente inclini a questa formazione tumorale?

Tra i 60 e gli 80 anni.

La predisposizione al cancro intestinale è ereditaria o ricorrente nell'ambito familiare?

No, ma può ricorrere nella cerchia familiare la tendenza alla formazione di polipi e di altre alterazioni citologiche che vengono considerate lo stadio preliminare del cancro.
Si è infatti accertato che mutazioni specifiche a carico di particolari geni sono correlate a poliposi adenomatosa familiare, una patologia che può evolvere in cancro del colon.
Pertanto, precedenti familiari di questa neoplasia, così come la presenza di polipi o di patologie infiammatorie croniche dell'intestino vanno considerati fattori di rischio.

L'esame radiologico (clisma opaco) consente di diagnosticare con sicurezza il cancro intestinale?

Sì, in quanto pone in evidenza la deformazione prodottasi nella continuità del la parete intestinale in corrispondenza del punto in cui è localizzato il tumore.
Oggi, tuttavia, il miglior esame è la colonscopia.

Esistono marcatori utili per la diagnosi del cancro del colon-retto?

Sì; si ricercano i livelli dell'antigene carcinoembrionale e dell'antigene CA 19-9.

Come devono essere curati i tumori intestinali?

Chirurgicamente, non appena è stata fatta la diagnosi definitiva. A volte può essere associata radioterapia o chemioterapia.

Quali tipi di interventi chirurgici si praticano in questi casi?

a) Se si tratta di un tumore benigno, ci si limita ad asportare il tumore stesso;
b) se la formazione è invece maligna, si provvede, se possibile, ad asportare sia la porzione di intestino malata sia un ampio tratto delle porzioni sane, che vengono poi suturate l'una all'altra ; nel caso non sia possibile ripristinare il passaggio intestinale, viene praticata una colostomia. Scopo principale del chirurgo è infatti l'escissione radicale della formazione maligna, anche se in taluni casi ciò comporta la creazione di un ano preternaturale.

L'escissione di un tumore intestinale è un intervento chirurgico molto complesso?

Sì, senz'altro, ma viene superato ottimamente in oltre il 90% dei casi.

In quale misura una simile operazione ottiene risultati positivi e permanenti?

Secondo i dati più recenti, oltre il 50% delle persone operate con successo di cancro all'intestino sono ancora in vita dopo 5 o più anni dall'intervento. Non bisogna dimenticare, comunque, che diversi fattori possono influenzare la maggiore o minore sopravvivenza; tra questi il più importante è la precocità della diagnosi.

Il cancro all'intestino può riformarsi?

Una volta asportato, di solito no, ma in un numero di casi variabile dal 5 al 10% si sviluppa un nuovo tumore in un altro punto dell'intestino.

Dopo l'operazione, con quale frequenza è opportuno sottoporsi a visite ed esami di controllo?

Almeno una volta all'anno, e quando insorgono nuovi sintomi.

In base a quali elementi il chirurgo decide se creare o meno un ano preternaturale?

Ogni volta che ne riscontri la possibilità, il chirurgo ripristina la continuità dell'intestino; suo scopo è tuttavia di non lasciare mai in loco tessuti malati.

L'ano preternaturale è necessariamente permanente?

No. In taluni casi viene creato al solo scopo di eliminare un'occlusione intestinale causata dalla presenza di un tumore; la canalizzazione normale dell'intestino viene ripristinata successivamente. In singoli casi, inoltre, è possibile la ricostruzione dell'ano mediante chirurgia plastica.

In quali casi il chirurgo decide di chiudere l'ano preternaturale?

Quando ha la certezza di poter ripristinare il normale passaggio intestinale, il che può avvenire alcune settimane o mesi dopo la prima operazione.

È possibile condurre una vita normale con una colostomia permanente?

Sì; la maggioranza dei pazienti impara a tener sotto controllo l'ano preternaturale in modo che la regolarità dell'evacuazione non subisce pressoché alcuna alterazione rispetto al passato.

Le persone con ano preternaturale emanano un odore sgradevole?

No; non solo perché imparano a tenerlo il più possibile pulito, ma anche perché sull'apertura viene applicato un sacchetto, di tipo particolare e fabbricato
appositamente, che impedisce il diffondersi di odori sgradevoli quando si verifica un'evacuazione mentre si è fuori casa o al lavoro.

Le altre persone possono accorgersi che si ha un ano preternaturale?

No: vi sono migliaia di persone in simili condizioni, che pur tuttavia svolgono le diverse attività con assoluta libertà di movimenti, senza fastidi per sé e per quanti le avvicinano.

L'asportazione di larga parte dell'intestino pregiudica la possibilità di condurre una vita normale?

No. L'alimentazione e la digestione possono avvenire normalmente anche quando è stato asportato l'intero colon; anche l'escissione di circa la metà dell'intestino tenue non pregiudica affatto la possibilità di avere un'alimentazione normale. Naturalmente tale escissione comporta però una diminuzione della superficie di assorbimento.

Come distingue il chirurgo un tumore maligno da uno benigno?

Anzitutto in base all'aspetto della formazione tumorale, in secondo luogo mediante biopsia, manovra che consente di sottoporre il tessuto prelevato a esame microscopico e di accertare con precisione la vera natura della malattia.

L'esame dell'addome consente al chirurgo di capire se il paziente è affetto da tumore intestinale?

No; appunto per questo è estremamente importante sottoporsi a esame endoscopico del tratto intestinale quando si avvertono disturbi all'intestino.
I tumori intestinali possono svilupparsi anche in persone giovani? Sì; in singoli casi li si riscontra anche in individui di 20 o 30 anni.

In caso di operazione al colon, quanto tempo bisogna rimanere in ospedale?

Questi interventi sono complessi e possono comportare una degenza di più settimane; inoltre richiedono misure terapeutiche pre- e postoperatorie del tutto particolari, tra cui
la preparazione dell'intestino con frequenti clisteri depurativi e la somministrazione di antibiotici e chemioterapici; quest'ultima misura serve a prevenire l'insorgere di una peritonite postoperatoria.

La peritonite è una complicazione frequente di questi interventi chirurgici?

Un tempo sì, ma attualmente è possibile sterilizzare pressoché completamente il lume intestinale con sulfamidici e antibiotici. Ciò elimina il rischio di peritoniti.

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