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Epatite virale

Che cos'è l'epatite virale?

È un'infezione del fegato abbastanza comune, causata da virus.

Quali sono le forme più frequenti?

Sono fondamentalmente:
a) l'epatite A (dovuta al virus A);
b) l'epatite B (do vuta al virus B);
c) l'epatite C, un tempo denominata non A-non B (dovuta al virus C);
d) l'epatite D o delta;
e) l'epatite E;
f) l'epatite G.

Chi è più soggetto a questo tipo di malattia?

I giovani e gli adulti fino a 35 anni sono oggi i soggetti più a rischio per l'epatite da virus A (HAV) perché l'80% dei nati dopo il 1960 è priva di anticorpi naturali. Il miglioramento delle condizioni socioambientali ha infatti reso poco probabile il contatto col virus in età pediatrica, come invece accadeva, in maniera asintomatica, in passato. Sono a rischio anche i soggetti non immuni che si rechino in un Paese in via di sviluppo dove le condizioni igieniche sono ancora carenti. A rischio per l'epatite B, così come per la C, sono i tossicodipendenti e gli operatori sanitari; particolarmente a rischio per l'epatite C sono i soggetti sottoposti a trasfusione. L'epatite da virus D (HDV) si sviluppa solo in soggetti già infettati da virus B (HBV). Risultano infine a
rischio di epatite B, epatite C ed epatite D anche i familiari e i partner dei portatori dei rispettivi virus, gli omosessuali e gli eterosessuali con rapporti promiscui.

L'epatite virale è una malattia comune?

Sì, e negli ultimi anni ha avuto un notevole incremento.

Come si trasmette?

Per la forma da HVA la via principale è quella oro-fecale: essenzialmente cibi e bevande contaminati; la stessa via di trasmissione è impiegata dal virus E (HEV).
Le forme da HVB, HVC, HVD si trasmettono per via parenterale, sessuale compresa.

Quali cause si pensa siano responsabili di un'epidemia di epatite virale A?

Le cause responsabili di un'epidemia di epatite virale A sono essenzialmente quattro:
a) condizioni igieniche scarse;
b) acqua e cibi contaminati;
c) sovrappopolazione;
d) malnutrizione.

Esistono strategie per prevenire l'epatite A (e l'epatite E)?

Sì. Occorre sia un'adeguata sorveglianza sanitaria sugli alimenti, sull'acqua, sugli operatori addetti alla manipolazione degli alimenti nelle comunità, sia un'informazione capillare circa le regole d'igiene personale e le modalità di inattivazione dei virus (come, per esempio, la semplice ebollizione dell'acqua per 5 minuti). Un'efficace protezione è assicurata dalla vaccinazione.

Quali sono le strategie di prevenzione per le epatiti da HBV, HCV e HDV?

Sono: lo screening dei donatori di sangue, la sorveglianza degli operatori che manipolano gli emoderivati, la sterilizzazione del materiale sanitario usato nelle metodiche diagnostiche e chirurgiche invasive, l'educazione sessuale. La vac
cinazione per l'epatite B (e, quindi, anche per l'epatite E) è efficace e in Italia è dal 1991 obbligatoria per tutti i neonati.

Quanto tempo passa dall'avvenuta infezione alla manifestazione clinica della malattia?

Da 1 a 60 giorni per l'epatite A; da 1 a 6 mesi per la B e la C.

Quali sono i sintomi di un'epatite virale?

La maggior parte delle epatiti virali è asintomatica o presenta sintomi non specifici.
Negli altri casi (epatite acuta) il malato comincia a perdere energia e appetito, si sente male, ha nausea e una leggera febbre. Seguono poi un ingrossamento del fegato che duole alla pressione, dolori alla parte superiore destra dell'addome e infine - il quinto o sesto giorno - può insorgere ittero. Possono anche aversi disturbi gastrointestinali con vomito e diarrea; un sintomo curioso è, inoltre, quello riferito dai soggetti fumatori che smettono improvvisamente le sigarette perché nauseabonde.

L'ittero accompagna sempre l'epatite virale?

No, molto più frequentemente l'epatite non sviluppa ittero ed è allora detta anitterica.

Come si fa una diagnosi di epatite virale?

Annotando accuratamente i sintomi, evidenziando un fegato ingrossato e dolente alla pressione e un eventuale ittero, e con esami di laboratorio su sangue, feci e urina.

Gli esami di laboratorio possono rilevare la presenza di un'epatite virale distinguendola da altre malattie di fegato?

Si.

In che modo?

Fondamentalmente cercando la presenza nel sangue di antigeni e anticorpi propri dell'infezione virale in atto.

Che cosa sono i marker dell'epatite?

Sono dati sierologici relativi alla presenza in circolo di antigeni dei virus dell'epatite o di anticorpi diretti contro gli stessi; il loro andamento nel tempo è di fondamentale importanza per seguire il decorso dell'epatite. Il più noto è l'HBsAG o antigene Australia. Per l'epatite C, oltre agli anticorpi anti HCV, si ricerca il DNA virale mediante la PCR, soprattutto nel caso in cui si sospetti un'infezione recente.

Quanto dura in generale un'epatite virale?

Da sei a dodici settimane.

Un individuo affetto da questa malattia deve rimanere a letto?

Sì. Il fegato è un organo piuttosto voluminoso e quando è colpito da un'infezione non deve subire traumi; ciò è possibile solamente in letto.

Ci sono dei medicinali specifici per la cura dell'epatite virale?

No; le epatiti virali acute non necessitano di terapia specifica. La cura migliore consiste nel riposo assoluto e in una dieta appropriata.

Che possibilità di guarigione ci sono?

Ottime, anche se una piccola percentuale di pazienti muore; ma in genere questi hanno altre malattie concomitanti o trascurano di curarsi adeguatamente.

Può un'epatite virale diventare cronica?

Sì. Le epatiti B, C e D sono candidate a divenirlo pur essendovi casi che si risolvono completamente (normalizzazione del quadro dei marker e degli indici ematochimici di funzionalità epatica).

Come evolvono le forme croniche?

Si può avere: la forma di "epatite cronica persistente", che in gran parte si risolve in un arco breve di tempo; oppure la forma di "epatite cronica aggressiva", che nell'arco di mesi o di anni porta a cirrosi. La biopsia epatica è l'esame che consente con certezza la diagnosi di epatite cronica.

Esistono terapie farmacologiche per le forme croniche?

Sì, e servono a ridurre, o in certi casi ad annullare, l'attività della malattia. Impiegate soprattutto per prevenire l'evoluzione in cirrosi - una patologia irreversibile spesso associata a carcinoma epatico - sono costituite dagli interferoni, in particolare interferone-alfa e, in via semisperimentale, da nuovi farmaci antivirali, come la ribavirina.

L'epatite virale acuta produce danni permanenti al fegato?

No. Nella grande maggioranza dei casi, col tempo il fegato riprende completamente la sua funzionalità.

Dopo la completa guarigione c'è la tendenza ad avere ricadute?

No.

Essendo in contatto con una persona malata, è possibile fare qualcosa per evitare il contagio?

Sì. Si è notato che una iniezione di gammaglobuline, se effettuata al più presto ha un effetto positivo nell'evitare il contagio. Questa protezione dura però solo 4-6 settimane, dopo di che il contagio è nuovamente possibile, a meno che non venga praticata un'altra iniezione.

La gammaglobulina ha un qualche effetto per "curare" la malattia già in atto?

No.

La mononucleosi infettiva (o morbo di Pfeiffer) può causare l'epatite?

Si. Il decorso della malattia, le note cliniche e i risultati degli esami di laboratorio sono spesso indistinguibili da quelli di una comune epatite. La diagnosi esatta di mononucleosi infettiva può essere fatta quando sussistano alcune indica zioni specifiche, quali un ingrossamento generalizzato dei linfonodi, la presenza in coltura ematica di globuli bianchi anormali o un elevato e crescente tasso di

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