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Tromboflebite

Che cos'è la tromboflebite?

La tromboflebite, o più semplicemente flebite, è un'infiammazione delle pareti venose, associata a formazione di coaguli sanguigni e arresto della circolazione sanguigna nel vaso colpito.

Quali fattori possono favorire l'insorgenza della tromboflebite?

a) Ristagno di sangue nella vena, causato da prolungata immobilità, lunga permanenza in piedi nella stessa posizione, pressione (per esempio esercitata da giarrettiere strette) che interrompe il flusso regolare del sangue, traumi;
b) formazione di un coagulo in una vena, conseguente a lesione, infezione o infiammazione della sua parete;
c) vene varicose, in cui il sangue ristagna a causa dell'insufficiente funzionamento delle valvole delle vene stesse;
d) aumentata tendenza alla coagulazione del sangue, conseguente ad alcune malattie dello stesso.

Esiste una differenza tra la flebite dovuta a infiammazione e la flebite che si verifica a volte dopo un intervento?

Sì. La flebite che talvolta consegue a un intervento chirurgico è meglio indicata con il termine di flebotrombosi: in tal caso essa è dovuta all'immobilizzazione imposta dall'intervento, con conseguente ristagno della circolazione sanguigna e coagulazione del sangue all'interno della vena (trombosi). Il fattore infiammatorio è pertanto molto meno significativo.

Al fine di prevenire l'insorgere della flebite dopo un intervento di notevole gravità, è importante che il paziente riprenda a muoversi in breve tempo?

Sì; questa è appunto la ragione per cui il paziente, dopo l'operazione chirurgica, viene fatto alzare il più presto possibile (deambulazione precoce) e indotto a compiere movimenti mentre è ancora a letto. La mobilizzazione attiva la circolazione e previene la trombosi.

La tromboflebite è una malattia comune?

Sì, è oltremodo diffusa, particolarmente nella società moderna in cui gli individui tendono a praticare poco moto e a mantenere a lungo la stessa posizione.
Negli anni passati, quando si faceva più moto, vene varicose e flebiti si riscontravano molto più raramente.

La flebite è una complicazione comune della gravidanza?

Sì; è la conseguenza della pressione che l'utero gravido esercita sulle grandi vene della pelvi e che interferisce sul libero scorrere del sangue in queste vene verso il cuore.
Quando il sangue ristagna, si ha maggior tendenza alla coagulazione.

Quali soggetti sono più predisposti ad ammalarsi di tromboflebite?

Coloro che presentano insufficienza cardiaca o sono affetti da malattie croni che, fra le quali anche la stitichezza. Inoltre è più facile che la malattia colpisca zone adiacenti a focolai infettivi o ad aree traumatizzate.

La flebite tende a ricorrere nella stessa famiglia o è ereditaria?

È ereditaria non la malattia, bensì la predisposizione: soggetti con fragilità venosa e vene varicose mostrano maggiore tendenza a contrarre la malattia (le varici tendono a ripresentarsi nella stessa famiglia).

Esistono test diagnostici utili per ricercare tromboflebiti o trombosi venose profonde?

Sì, la flebografia e la flussimetria Doppler. La flebografia è un test invasivo che impiega l'iniezione in vena di un mezzo di contrasto prima della radiografia. La flussimetria Doppler è un test non invasivo, largamente utilizzato, che valuta la velocità di scorrimento del sangue mediante ecografia.

Che cosa accade quando il paziente è colpito da tromboflebite?

L'infiammazione che si verifica nella parete della vena colpita impedisce al sangue di rimanere allo stato liquido; esso pertanto coagula, ostruendo la vena stessa.

Quali misure si possono adottare per prevenire la flebite?

a) Non indossare reggicalze (o ginocchiere, o giarrettiere) troppo stretti;
b) coloro che, per motivi di lavoro o altro, sono costretti a restare in piedi nella stessa posizione per parecchie ore consecutive devono fare regolarmente del moto, per esempio, passeggiare;
c) se un soggetto è un forte fumatore, è opportuno che interrompa tale abitudine, poiché i fumatori vanno incontro con maggiore facilità allo sviluppo di questa malattia;
d) chi soffre di stitichezza dovrebbe adottare un'alimentazione ricca di fibre (frutta e verdura fresca, cibi integrali, crusca).

Quali sono i sintomi della tromboflebite?

a) Può non esservi alcun sintomo, oppure possono riscontrarsi marcato gonfiore, arrossamento, calore e debolezza alle gambe con senso di peso;
b) la vena infiammata può sembrare al tatto un cordone ispessito;
c) può esservi un leggero rialzo febbrile.

Qual è il maggior pericolo cui si va incontro non seguendo le prescrizioni mediche in caso di tromboflebite?

La possibilità che un frammento del trombo si stacchi, diventi un embolo e raggiunga, trasportato dalla corrente sanguigna, altre parti del corpo, come polmoni o cervello.

Come si cura la tromboflebite?

a) Con riposo a letto;
b) mediante somministrazione di anticoagulanti (fluidificanti, antiaggreganti piastrinici) per prevenire l'estendersi del trombo, e di analgesici per alleviare il dolore;
c) somministrando antibiotici per prevenire l'insorgere di un'infezione;
d) con applicazione di bendaggi per sostenere le vene e alleviare la dolenzia alle gambe;
e) nei casi in cui il trombo mostri la tendenza a distaccarsi nonostante la terapia adottata, può rendersi necessario un intervento chirurgico, che consiste nel legare la vena più in alto, così da impedire il verificarsi di embolie;
f) in alcuni casi la vena colpita viene invece esposta, aperta, il trombo asportato e la ferita suturata.

La tromboflebite tende a guarire spontaneamente?

Sì, ma è essenziale un costante controllo da parte del medico.

Quale decorso assume generalmente la tromboflebite?

In genere la malattia si protrae da tre a sei settimane prima di risolversi completamente.

A quali conseguenze permanenti può dar origine la flebite?

Se il processo morboso ha danneggiato molte vene, la circolazione di ritorno dell'arto inferiore può risultare rallentata: in tal caso può residuare un edema dell'arto.

È necessaria l'ospedalizzazione in caso di flebite?

Se il paziente è affetto da flebite acuta con febbre elevata, è opportuno che sia curato in ospedale, dove la somministrazione di antibiotici e anticoagulanti può essere meglio controllata.

Una volta superata, la malattia tende a recidivare?

Sì; il soggetto che ha sofferto di un attacco di flebite deve aver cura della propria salute, perché è più esposto di altri individui alle ricadute.

Come si può prevenire un ulteriore attacco della malattia?

a) Migliorando le condizioni generali di salute e curando ogni infezione esistente;
b) seguendo i consigli del medico circa l'esecuzione di una ginnastica specifica per gli arti inferiori;
c) evitando di indossare giarrettiere strette che costringano le gambe;
d) in certi casi, seguendo un trattamento a base di anticoagulanti per un periodo di tempo indefinito;
d) evitando nel modo più assoluto di fumare.

Indossare calze elastiche o fasce elastiche può essere di giovamento a coloro che sono predisposti alla tromboflebite?

Sì, poiché favoriscono il rifluire del sangue dagli arti inferiori al cuore.

Le calze elastiche dovrebbero essere indossate da ogni paziente affetto da flebite?

No, solo da coloro che si sentono meglio quando le indossano. Chi presenta contemporaneamente le vene superficiali e quelle profonde colpite da flebite può non trarre alcun beneficio dall'uso di calze elastiche, anzi averne un danno.

Quali misure chirurgiche possono essere prese al fine di evitare attacchi ripetuti di flebite?

La legatura delle vene più esposte al rischio, o, se si tratta delle safene, la loro asportazione, anche parziale, per sfilamento (stripping).

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