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Alcolismo, tabagismo, tossicodipendenze
 
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Alcolismo

Che cosa si intende per alcolismo?

Con il termine alcolismo, o etilismo, si intende comunemente un abuso di alcolici tale da causare uno stato patologico. Occorre tuttavia osservare che nel 1977 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre a collocare l'alcolismo all'interno delle tossicodipendenze, ha sostituito questo termine con "sindrome di alcol-dipendenza", definendola come "caratterizzata da alterazioni del comportamento, soggettive e psicologiche, con un controllo indebolito nell'assunzione della droga alcol etilico". Per maggiore comprensione, continueremo però a usare qui i termini "alcolismo" ed "etilismo".

In quali forme si manifesta l'alcolismo?

In due forme. Quella acuta (comunemente detta sbornia o ubriacatura) è conseguenza dell'ingestione, in un arco di tempo relativamente breve, di grandi quantità di alcol; il quadro sintomatologico che ne deriva, pur causando effetti negativi sul comportamento e sull'efficienza sensoriale e motoria, è destinato a scomparire con la sospensione dell'assunzione di alcol e con un breve periodo di sobrietà. La forma cronica, la vera e propria sindrome da alcol-dipendenza, è conseguenza del consumo abituale, protratto nel tempo, di abbondanti quantità di alcolici ed è caratterizzata da sintomi assai rilevanti e gravi.

In quali dosi è possibile assumere alcolici senza effetti negativi?

Pur tenendo conto della possibilità di differenti reazioni individuali all'ingestione di alcol (e alle condizioni in cui si trova l'organismo, per esempio, a stomaco vuoto o pieno), si può dire che l'assunzione di bevande con un contenuto equivalente a 10 grammi di alcol puro non provocano in genere effetti negativi.
Ciò vuol dire non bere più di 100 cc circa di vino a 10° (un bicchiere), meno di 50 cc di un aperitivo o digestivo a 18-20°, 200 cc di birra, 20 cc di liquori a 45°. Superando queste dosi possono evidenziarsi lievi modificazioni sensoriali e motorie (riduzione del campo visivo, rallentamento dei riflessi, minor attenzione) che possono rendere difficili e pericolose talune attività (per esempio, la guida dell'automobile).
Notevoli modificazioni comportamentali (euforia, diminuzione dei freni inibitori, sottovalutazione del pericolo), sensorie (riduzione delle capacità visive e uditive), motorie (incoordinazione dei movimenti, marcato rallentamento dei tempi di reazione) possono essere presenti allorché si ingeriscono bevande con contenuto alcolico equivalente a 50 grammi di alcol (o poco più), pari a 400 cc di vino o 100 cc di liquori.
Questi dati riguardano però gli effetti che possono comparire in un soggetto usualmente bevitore moderato o saltuario. Per chi è infatti affetto da forme anche modeste di etilismo, le varie manifestazioni patologiche compaiono spesso con l'assunzione di bevande alcoliche in dosi assai minori.

Tutti i forti bevitori sono destinati a divenire alcol-dipendenti?

Non necessariamente. Come posto in rilievo dall'OMS, "non ogni individuo che prova menomazione o incapacità causate dal consumo di alcol soffrirà di alcoldipendenza, ma presenta un alto rischio di svilupparla".

Che cosa distingue un alcol-dipendente dal forte bevitore?

Un etilista, per usare il termine più comune, è un individuo che, bevendo abitualmente quantità elevate di alcol, ha finito con l'acquisire "tolleranza" nei confronti dell'alcol stesso. Ciò significa che, per ottenere gli effetti desiderati, deve assumerne quantità via via maggiori. Col tempo compare in genere anche un quadro sintomatologico da "astinenza", cioè un insieme di disturbi, dal tremore mattutino alla sensazione di malessere, che vengono alleviati solo dal bere.

Vi sono altri caratteri distintivi tra l'etilista e il forte bevitore?

Sì. Nel caso dell'etilista si può giungere a episodi di amnesia, depressione, perdita dell'autocontrollo, instabilità di pronuncia, disturbi dell'equilibrio, mancanza di coordinazione motoria e ad altre gravissime complicanze fisiche e psichiche (vedi oltre).

Quali sono le cause dell'alcolismo?

Allo sviluppo della dipendenza dall'alcol concorrono molti fattori: metabolici (deficit enzimatici), genetici, psicologici, ambientali. Astraendo dai primi due fattori, si ritiene che gli individui insicuri o emotivamente immaturi presentino un maggior rischio di sviluppare alcol-dipendenza rispetto agli individui con personalità matura e spiccata.
Notevole importanza nel provocare l'abitudine a bere in misura eccessiva viene inoltre attribuita ai fattori ambientali (grande disponibilità di bevande alcoliche, accettazione sociale dell'alcol nella cerchia di persone che si frequenta al lavoro o nei momenti di svago, e così via) e a quelli psicologici.

In quali occasioni un individuo è portato con maggior facilità a bere?

In genere quando è sottoposto a gravi stress, quando crede di poter combattere ansia, depressione, delusioni, ovvero quando ha bisogno di infondersi coraggio (si ricordi che in guerra, prima di azioni pericolose, era uso distribuire superalcolici). Molte donne etiliste affermano poi di bere a dismisura prima delle mestruazioni. Anche il desiderio di socializzare rapidamente in un ambiente per altro difficile, di aumentare la propria efficienza psichica, o un comportamento imitativo (è infatti più facile bere in gruppo) possono essere occasione per cominciare a bere alcolici in misura maggiore dell'usuale e del lecito.

L'alcolismo è di solito ricorrente in ambito familiare?

Sì. Anzitutto la tendenza costituzionale all'alcolismo può essere ereditaria; in secondo luogo, i bambini imparano, sull'esempio dei genitori, a servirsi dell'alcol come mezzo per sfuggire a tensioni o alla realtà. Qualunque sia la causa fondamentale, la maggioranza degli alcol-dipendenti discende da famiglie in cui uno o entrambi i genitori erano parimenti etilisti

Quali sono i sintomi e i danni che caratterizzano una prolungata, eccessiva assunzione di alcol?

Sono molti e sia fisici sia mentali. I più leggeri, e iniziali, possono essere rappresentati da inappetenza, lievi disturbi gastrici, nonché, a volte, qualche tremore alle mani e laringite cronica (che causa la caratteristica voce rauca).
Nelle forme più gravi, oltre a un aumentato rischio di cancro della bocca, del laringe, del faringe e dell'esofago, vi può essere un interessamento marcato del fegato (sino allo sviluppo di una cirrosi o di un cancro), dello stomaco e del pancreas (gastrite, ulcera peptica, pancreatite), del sistema nervoso periferico (polinevriti). Possono essere anche colpiti l'apparato cardiocircolatorio (scompenso cardiaco, ipertensione, aumentato rischio di cardiopatia coronarica e ictus), il sangue (ipoglicemia e iperlipidemia) e il sistema nervoso centrale (con compromissione dell'attività cerebrale, stato confusionale, perdita della memoria). Nelle forme molto gravi è massicciamente compromessa l'attività psichica: compaiono sbalzi d'umore, turbe del comportamento, allucinazioni, e infine psicosi. Alla sospensione improvvisa, può manifestarsi delirium tremens.

Che cos'è il delirium tremens?

Il delirium tremens, o delirio alcolico, è uno stato psicotico confusionale che insorge entro una settimana dalla ridotta o cessata assunzione di alcol. Il delirium tremens è caratterizzato da allucinazioni visive (il malato "vede" sovente piccoli animali correre qua e là), forte stato di agitazione psicomotoria, tremore, incoscienza, spossatezza., talvolta anche febbre, diarrea e vomito. Se non curato, nei casi più gravi può risultare letale.

Come viene curato il delirium tremens?

Con riposo, reidratazione e sedazione in ospedale. Al paziente vengono somministrati sedativi e, spesso, praticate iniezioni di vitamine, in particolare di vitamina B 1, alla cui carenza sembrano essere legate alcune manifestazioni del delirium tremens.

Come viene diagnosticato l'alcolismo?

Valutando attentamente:
a) i dati forniti dall'anamnesi del paziente e dei suoi familiari;
b) i risultati di test quali l'alcolemia (il dosaggio dell'alcol nel sangue: misurato direttamente, oppure attraverso la concentrazione di alcol evaporato dal sangue nell'aria espirata) e l'alcoluria (dosaggio dell'alcol nell'urina) e di esami del sangue (emocromo, trigliceridi, colesterolo HDL, gamma-GT, transaminasi, azotemia, test di funzionalità pancreatica ecc.);
c) i risultati di indagini strumentali, eseguite per evidenziare eventuali danni agli
organi (esofagogastroduodenoscopia, ecografia addominale, test neurologici, elettrocardiogramma, ecocardiografia, biopsia del fegato ecc.).

Quali sono le possibilità di guarigione dall'alcolismo?

In generale, grazie a tempestiva assistenza medica può essere guarita almeno la metà degli individui affetti da etilismo. La terapia si basa sul divezzamento, eseguita per lo più, sotto costante controllo medico, in ricovero ospedaliero o centri specializzati; a questo si affiancano la cura dei danni tossicometabolici più immediati e la cura di ogni complicanza organica. Molto importanti per il successo della terapia sono l'individuazione delle patologie psichiatriche e il loro trattamento con psicoterapia individuale o di gruppo, nonché la volontà del soggetto di liberarsi dalla dipendenza alcolica. Tra i medicinali che possono coadiuvare la cura vi sono l'antabuse (che è utile nella fase di divezzamento) e gli psicofarmaci (ansiolitici, sedativi, antidepressivi), per combattere stati sia di tensione sia di abulia, presenti nell'intossicazione alcolica.

Che cos'è l'antabuse?

L'antabuse è un preparato che agisce sul metabolismo, alterandolo in modo da rendere l'alcol intollerabile. L'ingestione di alcol durante il trattamento con antabuse provoca infatti forti malesseri e nausea.

L'associazione degli "Alcolisti anonimi" in qual modo concorre alla guarigione degli etilisti?

Questa organizzazione, basata sulla reciproca assistenza di compagni di sventura, con speciali norme comportamentali fra i membri, ottiene ottimi risultati nel trattamento dell'alcolismo. Essa è stata fondata da persone un tempo alcolizzate, che ottengono numerose "guarigioni", non valendosi di medicinali, bensì tenendo presenti nel proprio operato i risvolti psicologici e sociali del problema e agendo sugli altri soci con la persuasione.

Con quale frequenza gli etilisti "guariti" ricadono nell'abitudine?

Gli etilisti non vengono considerati mai "guariti", ma semplicemente "controllati" o "inattivi". Il detto "bevitore una volta, bevitore sempre" corrisponde purtroppo a verità. Anche un solo bicchiere può spingere nuovamente un bevitore inattivo a un consumo assolutamente incontrollato di alcol.

L'alcolismo può accorciare la vita?

Sì, poiché negli etilisti si sviluppano sovente le già ricordate patologie, cui si aggiungono stati di avitaminosi e infezioni acute, che possono assumere un decorso letale. Tra gli alcolizzati, inoltre, sono più frequenti i casi di incidenti d'auto e suicidio. Secondo le statistiche, la durata probabile di sopravvivenza è molto minore per gli alcol-dipendenti rispetto ai non etilisti.

Il consumo di alcol favorisce la tubercolosi?

Sì. Stranamente, la tubercolosi è, in proporzione, più comune tra gli etilisti che tra l'intera popolazione e sembra inoltre avere un decorso più grave.

L'eccessivo consumo di alcol risulta particolarmente pericoloso per i diabetici?

Sì. In molti casi il coma diabetico è causato da una forte bevuta.

L'alcol ingerito dalla gestante influisce direttamente sul feto?

Sì; il danno che l'alcol può provocare al feto, penetrando nella sua circolazione sanguigna attraverso la placenta, è stato riconosciuto solo di recente. Bere più di due bicchieri piccoli di vino o di birra al giorno aumenta infatti il rischio sia di aborto sia di comparsa della sindrome alcolica fetale, che può essere causa di difetti cardiaci, sviluppo anomalo degli arti, labioschisi, palatoschisi e intelligenza inferiore alla media.

Un individuo in stato di acuto etilismo può risultare pericoloso?

Senza dubbio, perché ha perduto l'autocontrollo e la capacità di riflettere e può compiere azioni avventate, che non farebbe mai da sobrio.

Il bere è pericoloso per i guidatori?

Pericolosissimo. All'origine di un numero molto elevato di incidenti automobilistici sta il fatto che il guidatore aveva bevuto.

Come si previene l'alcolismo?

La lotta all'etilismo va iniziata al più presto possibile, ecco perché è opportuno che essa faccia parte dell'educazione sanitaria impartita già in età scolare, indicando con chiarezza i danni prodotti dall'abuso di bevande alcoliche. Sarà poi opportuno salvaguardare individui che facciano parte di un nucleo familiare ove sia presente un etilista o si consumino grandi quantità d'alcol, agendo sulle condizioni familiari e sociali che possono essere state causa del comportamento dannoso.

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