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L'AIDS: che cos'è?

Che cos'è l'AIDS?

Si definisce AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) la sindrome da immunodeficienza acquisita, che consiste in una grave alterazione delle difese immunitarie dell'organismo (coinvolge una particolare classe di globuli bianchi), che insorge in individui senza alcun precedente di malattia in questo ambito.

Da che cosa è causata l'AIDS?

Da un virus, appartenente alla famiglia dei retrovirus, oggi comunemente definito HIV1(Human Immunodeficiency Virus), ma che alla sua scoperta (1984) fu inizialmente indicato come HTLV-II o LAV. Recentemente è stato scoperto un secondo virus responsabile della malattia, HIV2.

Come agisce sull'organismo il virus HIV?

L'HIV penetra in particolari linfociti, detti linfociti T, distruggendoli e provocando una profonda alterazione della risposta immunitaria.

Che cosa succede alle persone che ne sono colpite?

Le persone colpite risultano estremamente vulnerabili a diverse malattie (infezioni, come la polmonite da Pneumocystis carinii, e tumori, come il sarcoma di Kaposi), che in condizioni immunologiche normali non sarebbero in grado di instaurarsi. Nel caso specifico, tali infezioni vengono dette "opportunistiche".

Che cosa s'intende per "infezioni opportunistiche"?

S'intende una serie di infezioni causate da microrganismi solitamente presenti nell'ambiente e nello stesso organismo, che in persone immunologicamente sane non provocano malattie, mentre nei soggetti immunodepressi trovano terreno fertile per attecchire, provocando gravissime infezioni, sovente mortali.

Come si trasmette il virus dell'AIDS? In che modo si può contrarlo?

a) Tramite rapporti sessuali non protetti con persona sieropositiva, attraverso sperma, sangue, secrezioni vaginali;
b) attraverso il contatto sangue-sangue (scambio di siringhe infette, trasfusioni non controllate);
c) per esposizione accidentale da paziente infetto a operatore sanitario;
d) per trasmissione dalla madre sieropositiva al figlio durante la gravidanza, il parto, l'allattamento.
È stata fatta l'ipotesi che anche la saliva possa trasmettere il virus, ma a tutt'oggi non si è verificato alcun caso di AIDS contagiato attraverso la saliva, né per mezzo di altre secrezioni come il sudore o il liquido lacrimale.

È possibile la trasmissione dell'AIDS attraverso rapporti diretti, ma non sessuali?

No. L'AIDS non si trasmette nel modo più assoluto per contatti superficiali e casuali, come toccando una persona o sedendole accanto, o nuotando in piscina, o bevendo nello stesso bicchiere. Anche i baci, non essendo dimostrato che il virus si diffonda con la saliva, dovrebbero essere innocui.

Quanto dura il periodo di incubazione del virus?

La durata dell'incubazione è molto variabile, e comunque lunga: da sei mesi a due anni; è anche possibile che si protragga fino a dieci anni. Questa fase asintomatica non corrisponde però a quiescenza del virus, come si supponeva in passato. Il virus, infatti, inizia a moltiplicarsi immediatamente dopo il contagio, quindi il sistema immunitario reagisce, ma la replicazione virale continua nei linfonodi.

Tutti possono essere contagiati dall'AIDS?

Teoricamente sì. Nei primi anni dopo la comparsa dell'AIDS, alcune categorie erano particolarmente esposte:
a) i tossicodipendenti, per l'uso di siringhe in comune;
b) gli omosessuali promiscui, ossia aventi numerosi partner sessuali;
c) gli emofilici o i soggetti costretti a ripetute trasfusioni di sangue o di emoderivati (fattore VIII);
d) i partner, maschi e femmine, di individui sieropositivi;
e) i nati da madre sieropositiva.

Varie misure profilattiche (i controlli sulle donazioni di sangue a partire dal 1985, l'utilizzo dei preservativi, l'uso delle siringhe autobloccantisi) hanno permesso di limitare o, in alcuni casi, di fermare il contagio. A tutt'oggi restano a rischio molti tossicodipendenti, i partner di individui sieropositivi e i figli di madre sieropositiva. Al momento, il gruppo più fortemente esposto al contagio è però quello degli eterosessuali promiscui, tra i quali la malattia si diffonde soprattutto per mancanza di prevenzione.

Quali sono i sintomi dell'AIDS?

a) Linfonodi ingrossati contemporaneamente in diverse sedi (ascelle, collo, inguine) che persistano per almeno tre mesi in assenza di altre malattie;
b) perdita di peso (10% del proprio peso corporeo) in breve tempo;
c) senso di spossatezza (astenia) non correlata a sforzi fisici e ad assunzione di farmaci;
d) febbre continua;
e) sudorazioni notturne;
f) eruzioni cutanee e manifestazioni di porpora;
g) diarrea persistente;
h) presenza di macchie di recente apparizione sulla pelle, in bocca, sul naso, sulle palpebre, nella regione anale;
i) candidosi orofaringea e/o infezioni erpetiche vescicolari persistenti. Tali sintomi da immunodeficienza compaiono in una fase avanzata dell'infezione.

Che cosa è necessario fare in presenza di questi sintomi?

Innanzitutto, non bisogna lasciarsi prendere dal panico, poiché i sintomi descritti sono presenti anche in malattie che con l'AIDS non hanno alcuna relazione.
Per la visita e gli accertamenti, bisogna rivolgersi ai centri specializzati, che oggi esistono in tutto il Paese e che prestano tutta l'assistenza necessaria.

Che cosa si può fare per ridurre il rischio di contrarre l'AIDS?

È necessario usare il profilattico nei rapporti sessuali e astenersi dai contatti oro-genitali. Le norme riguardano in particolare coloro che hanno rapporti occasionali o con persone di cui non conoscono la situazione sanitaria. Le coppie, comprese quelle omosessuali, che abbiano una vita sessuale normale, senza contatti occasionali con estranei, e sicure di essere sieronegative, possono continuare ad avere rapporti come in precedenza, senza usare necessariamente il profilattico. Per quel che riguarda il rischio di contagio non legato al sesso, è necessario assicurarsi, in caso di iniezione endovenosa, che l'ago e la siringa siano perfettamente sterili.

Che pericolo corrono i familiari di un malato di AIDS?

Assolutamente nessuno, purché non abbiano rapporti sessuali con il malato o contatti sangue-sangue con lui.

Quali possibilità ci sono di contrarre l'AIDS attraverso trasfusioni?

Oggi pressoché nessuna, in quanto dal 1985 in ogni banca del sangue viene accuratamente attuato il riconoscimento e l'inattivazione del virus nel sangue stesso. Le persone che hanno ricevuto trasfusioni o emoderivati prima di tale data, invece, sono considerate a rischio.

Si può essere contagiati se si fa una donazione di sangue?

No, perchè tutti gli strumenti di prelievo sono monouso e sterili.

Come si diagnostica l'AIDS?

La malattia viene diagnosticata per la presenza di alcune infezioni opportunistiche e di taluni tumori, in particolare quelle affezioni che rivelano un deficit dell'immunità cellulare. Con il test anti-HIV si riconoscono invece coloro che sono venuti a contatto col virus e hanno sviluppato i relativi anticorpi (soggetti sieropositivi). La positività della prova non significa malattia; questa può intervenire in seguito, ma non necessariamente.

In che cosa consiste il test anti-HIV?

Nel ricercare se nel siero di sangue sono presenti anticorpi anti-HIV, che vengono prodotti dall'organismo infettato dal virus. Il test è chiamato ELISA (EnzymeLinked Immunosorbent Assay, prova di immunoadsorbimento legato all'enzima).

È una prova sicura?

Non al cento per cento. In alcuni casi si hanno dei "falsi positivi", cioè individui sani in cui tuttavia il test risulta positivo.

Come si fa a sapere se la sieropositività è vera o falsa?

Tutti i sieropositivi vengono sottoposti a una successiva prova (metodo Western blot) che è basato sullo stesso principio dell'ELISA (identificazione degli anticorpi), ma usa antigeni molto purificati. Se il soggetto è positivo anche a questa prova, non vi sono più dubbi.

Non conviene sottoporre subito i pazienti alla prova Western blot?

No, sarebbe troppo costoso. Conviene fare una prima ricerca, o screening, col metodo ELISA e intervenire soltanto sui sieropositivi.

L'individuo che ha avuto un contatto a rischio deve sottoporsi immediatamente al test anti-HIV?

No, è inutile sottoporsi al test prima che dal contatto a rischio siano trascorse almeno 4-6 settimane, in quanto l'esame evidenzia l'eventuale presenza dell'infezione soltanto dopo un periodo di tempo variabile da uno a sei mesi da tale contatto. In questo arco di tempo, definito "periodo-finestra", il virus – seppure non rilevabile – è comunque attivo e può essere trasmesso ad altre persone; pertanto è necessario e doveroso prendere ogni possibile precauzione onde evitare di divenire a propria volta fonte di infezione.

Dopo quanto tempo dall'ultimo contatto a rischio si può avere la certezza di non avere contratto l'AIDS?

La certezza di sieronegatività si può ottenere soltanto sottoponendosi al test dopo almeno sei mesi dall'ultimo contatto a rischio.

Come si può seguire l'andamento della malattia?

Si può valutare nel sangue il rapporto tra i linfociti di tipo CD4 (detti helper, cioè di difesa) e quelli di tipo CD8 (detti suppressor, cioè di inibizione). Quando la malattia è attiva i CD4 diminuiscono ed il rapporto cresce a favore dei CD8. L'equilibrio fra i tipi nel corso della terapia indica l'efficacia del trattamento.

Esistono altri test diagnostici?

Sì, la tecnica della PCR (Polymerase Chain Reaction, o reazione di polimerizzazione a catena), che consente, analizzando il DNA estratto dai linfociti del sangue, di stabilire se il genoma virale si è integrato con quello dei linfociti. Questo test può quindi "riconoscere" il virus anche a poche ore dal contagio, quando la sua quantità è minima.

Quali persone devono fare il test anti-HIV?

Coloro che appartengono alle categorie a rischio, e coloro che abbiano comunemente rapporti promiscui, occasionali e ripetuti con persone a rischio. Non è assolutamente necessario ricorrere al test in ogni caso, e quando non si abbiano fondati motivi per sospettare l'infezione.

Come deve comportarsi una persona riscontrata positiva al test?

Chi è stato riscontrato sieropositivo deve porre in atto le norme preventive già descritte, non per evitare il contagio, ma per non diffonderlo. Nei centri diagnostici, essi possono trovare inoltre tutta l'assistenza, anche quella psicologica, indispensabile.

Due individui sieropositivi possono avere rapporti sessuali fra di loro?

Sì, ma con la protezione del profilattico, poiché una nuova infezione aumenta la probabilità di ammalarsi; è bene anche evitare ogni situazione che esponga a lesioni anche piccole della mucosa dei genitali, della bocca e dell'ano.

Gli anticoncezionali sono utili per evitare il contagio?

No: diaframma, spirale, pillola ecc. non sono di alcuna utilità. Soltanto il profilattico rappresenta un efficace mezzo di prevenzione.

È possibile curare l'AIDS?

Da alcuni anni è stata avviata, anche in Italia, la sperimentazione di una terapia "combinata", cioè costituita dall'associazione di più farmaci (generalmente tre, due antiretrovirali e un inibitore della proteasi) che agiscono su fasi diverse del ciclo riproduttivo del virus. Dai risultati finora ottenuti, questa terapia si è dimostrata efficace nel ridurre la quantità di HIV nel sangue a livelli così bassi da non essere più rilevabile con i test in uso, ma non è ancora possibile dire che sia in grado di eliminare definitivamente il virus dall'organismo.

È una terapia di facile applicazione?

No, assolutamente. Si tratta di una cura lunga e pesante, che comporta l'assunzione, per anni, di molte pillole più volte al giorno e non trascurabili effetti collaterali.
Tutto ciò richiede, ovviamente, la disponibilità del paziente a sottoporvisi.

Sarà possibile utilizzare la terapia combinata per una profilassi preventiva?

Per ora la terapia è prevista solo per gli operatori sanitari che accidentalmente siano venuti a contatto con sangue infetto. Per essere efficace, il trattamento va iniziato a poche ore dal contagio.

Si ritiene che si riuscirà a debellare l'AIDS?

In tutto il mondo le ricerche degli immunologi sono tese a questo obiettivo e si svolgono in più direzioni: messa a punto di farmaci che risultino meglio tollerati degli attuali, studio di un vaccino per le persone a rischio di infezione, impiego di sostanze (come le citochine) in grado di ripristinare le difese immunitarie. Infine, la recente scoperta, da parte di ricercatori italiani, delle chemochine potrebbe forse aprire la strada a una futura terapia genica dell'AIDS.

Che cosa sono le chemochine?

Sono proteine che si trovano sulla superficie dei linfociti T e che sono necessarie per l'ingresso dell'HIV nei linfociti stessi. Per un difetto genetico, la loro produzione risulta alterata in due categorie di persone che presentano una resistenza naturale (genetica, appunto) all'infezione: gli "esposti non infetti" e i "long term survivor", o lungosopravviventi.

Che cosa caratterizza queste due categorie di persone?

Gli "esposti non infetti" sono individui sieronegativi che, pur esposti al virus attraverso i rapporti sessuali, non presentano sintomi di infezione. I "long term survivor" sono soggetti sieropositivi da oltre dieci anni che, ciò nonostante, non presentano parimenti alcun sintomo di infezione.

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