Home  
  
  
    No all'ecstasy a Capodanno
L'ecstasy
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Niente ecstasy a capodanno!

Il veglione di San Silvestro è il momento in cui ci si abbandona maggiormente agli eccessi. Ma più che un eccesso di bollicine di Champagne, il consumo di ecstasy danneggia il cervello. Le donne sembrerebbero più sensibili agli effetti neurotossici. Eppure, diversi studi evidenziano il meccanismo di sconvolgimento e ritorno alla normalità.

No all'ecstasy a Capodanno
© Getty Images

Consumata in occasione di rave party o serate ludico-ricreative, l'ecstasy è nota per le sue proprietà stimolanti e disinibitorie. Tuttavia, queste pasticche di 3,4-metilendiossimetilanfetamina (MDMA) non sono affatto prive di effetti collaterali.

Il cervello non si diverte!

L'assunzione di ecstasy aumenta la pressione arteriosa, il ritmo cardiaco, e può causare contrazioni del mascellare. Ma provoca soprattutto una disidratazione dell'organismo. In ambienti surriscaldati e in caso di attività fisica, il pericolo da scongiurare è l'ipotermia. Se questo aumento della temperatura del corpo può essere letale, non è comunque raro. Sono più frequenti gli effetti psichici dell'ecstasy. Dopo il periodo di eccitazione, in alcuni soggetti è possibile osservare una fase depressiva che si protrae per diverse ore e che può indurre al consumo di altre droghe. In altre persone, l'assunzione di questa sostanza può provocare crisi di angoscia e persino veri e propri attacchi di panico. La serotonina, sostanza secreta da alcune terminazioni neuronali nel cervello, sembra provocare tali effetti.

Infatti, al rilascio massiccio di questo neurotrasmettitore, durante la fase di euforia, segue una fase di svuotamento, perché i neuroni si sono liberati del loro contenuto. Poiché la serotonina è coinvolta in diverse malattie, tra cui la depressione, le crisi di ansia o gli attacchi di panico, è legittimo interrogarsi sulle conseguenze che il consumo ripetuto di ecstasy potrebbe comportare nel lungo periodo.

Ipersensibilità nelle donne

Tre studi recenti apportano nuovi dati in questo ambito. Il primo 1, realizzato da ricercatori olandesi, dimostra che le donne sono particolarmente sensibili agli effetti neurotossici dell'ecstasy. Studi condotti sugli animali hanno concluso che dosi elevate di ecstasy provocano una degenerescenza delle terminazioni nervose che secernono la serotonina (neuroni serotoninergici) a lungo termine. Questa tossicità sembra anche presente nell'uomo, in caso di consumi a dosi elevate.

Nel tentativo di precisare gli effetti derivanti da un consumo moderato, gli autori dello studio hanno esaminato, attraverso procedure di imaging medico (tomografie cerebrali a emissione di fotoni singoli), diversi gruppi di consumatori e osservato segni di alterazione indiretti dei neuroni serotoninergici (diminuzione del collegamento ai trasportatori di serotonina) nelle donne che hanno consumato più di 50 pasticche di ecstasy nella vita, ma non negli uomini, e tantomeno nei consumatori medi (con un consumo inferiore a 50 pasticche). Inoltre, le donne che hanno interrotto da un anno il consumo di ecstasy mostravano un consumo identico a quello delle donne che non l'avevano mai assunta, segno che la tossicità neuronale è irreversibile.

Disturbi della memoria e rallentamento motorio

Gli effetti cerebrali dell'ecstasy non si limiterebbero unicamente ai neuroni serotoninergici. Una diminuzione dei recettori D2 della dopamina, un altro neuromediatore (o neurotrasmettitore) coinvolto nella regolazione dei movimenti, le cui alterazioni possono causare il morbo di Parkinson, era già stata individuata negli alcolisti, nei cocainomani e negli eroinomani.

Ricercatori americani hanno appena esteso questa osservazione ai consumatori di ecstasy. L'esecuzione di tomografie a emissione di positroni (PET) hanno evidenziato una rarefazione dei recettori in un'area del cervello, la corteccia orbitofrontale, già coinvolta nei comportamenti compulsivi. La diminuzione dei recettori D2 in questa regione potrebbe spiegare, in parte, il bisogno compulsivo dei tossicodipendenti di assumere nuovamente la droga.

Infine, è noto che l'ecstasy provochi una diminuzione dei trasmettitori della dopamina nei consumatori, associata a un rallentamento motorio e a disturbi della memoria. Lo stesso gruppo di ricercatori ha seguito l'evoluzione di queste alterazioni dopo l'interruzione del consumo di ecstasy. In pochi mesi, i tassi di trasmettitori sono tornati nella norma. In compenso, le valutazioni cliniche sono rimaste scombussolate.

L'insieme di questi risultati merita certamente di essere confermato su un più ampio campione, proprio come richiede una precisazione il concetto di reversibilità. Negli animali pare che la reversibilità sia incompleta, poiché la densità dei neuroni serotoninergici rimane elevata in alcune zone e ridotta invece in altre regioni, fino a sette anni dopo l'interruzione dell'intossicazione.

di Dr.ssa Chantal Guéniot

Commenta
22/12/2014

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale