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L'ecstasy altera la neurochimica cerebrale

Tipica pastiglia dei "rave party", l'ecstasy è associata alla musica tecno. Poiché talvolta non è stata considerata una droga, per molto tempo ne è stata sottovalutata la pericolosità. Per la prima volta, uno studio americano dimostra che l'assunzione di questa sostanza determina una riduzione della concentrazione di serotonina, proteina responsabile dei cambiamenti d'umore.

L'ecstasy e la neurochimica cerebrale
© Getty Images

L'ecstasy ha come principio attivo una molecola chimica, la metilendiossimetilanfetamina (MDMA). Sintetizzata dai laboratori Merck nel 1912 per scopi militari, mirava ad amplificare alcuni effetti delle anfetamine. Tuttavia, la compressa indicata come ecstasy contiene spesso la molecola MDMA associata a diversi composti, tra cui: anfetamine, analgesici, allucinogeni, anabolizzanti, ma anche caffeina, amido o sapone.

Associata alla musica tecno, questa pasticca si consuma in occasione di rave party e procura un aumento di energia, elimina le inibizioni e conferisce una sensazione di "libertà relazionale".

L'ecstasy provoca un aumento della pressione arteriosa, del ritmo cardiaco e delle contrazioni mascellari. Causa inoltre disidratazione dell'organismo e talvolta ipertermia.

Oggi il consumo di questa sostanza va ben oltre l'utilizzo in ambiti ricreativi. Il 5% dei giovani uomini di età compresa tra 18 e 23 anni incontrati nei centri di selezione dichiarava di aver già assunto dell'ecstasy nel 1996.

Su una fascia di età più ridotta, è possibile confrontare il consumo di questa sostanza nei diversi paesi europei.

L'ecstasy provoca una riduzione della serotonina

Per la prima volta, alcuni ricercatori americani dimostrano che l'ecstasy determina una riduzione della concentrazione di serotonina, un neurotrasmettitore responsabile dei cambiamenti di umore e che influisce su memoria, dolore, sonno o appetito.

Questa scoperta potrebbe spiegare lo stato depressivo di alcuni utilizzatori di ecstasy, una volta passata la sensazione di euforia. Infatti, alcuni studi rivelano una carenza di serotonina nel cervello dei pazienti depressi.

Questo studio, apparso nella rivista "Neurology"(2) ha confrontato il cervello di un utilizzatore di ecstasy di 26 anno deceduto per overdose con quelli di 11 persone della stessa età che non erano affetti da disturbi neurologici.

Secondo l'équipe del Dr. Kish del Centro delle dipendenze e di salute mentale di Toronto, le autopsie rivelano che il giovane che consumava ecstasy da 9 anni presentava livelli di serotonina dal 50 all'80% più bassi rispetto alle altre persone.

Diversi studi avevano già sottolineato il nesso tra l'ecstasy e la riduzione delle capacità cognitive, ma nessuno prima d'ora aveva chiamato in causa la serotonina.

Meccanismo d'azione dell'ecstasy

Nel cervello, le informazioni circolano sotto forma di impulsi elettrici, noti come influssi nervosi. Dai dendriti, le informazioni si spostano verso il corpo cellulare dove vengono elaborate e navigano fino alle sinapsi attraverso gli assoni.

Collegamento tra due neuroni

Le sinapsi costituiscono le zone di scambio di informazioni tra i neuroni. Le informazioni vengono scambiate a questo livello sotto forma di messaggi chimici. Vengono secrete sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori, che si legano a recettori specifici. È proprio a livello di scambio di informazioni che influiscono le sostanze psicoattive.

Funzionamento normale delle sinapsi 

1: Influsso nervoso 

2: Neurotrasmettitore (serotonina) 

3: Recettore specifico della serotonina 

4: Sistema di ricattura della serotonina

L'ecstasy aumenta la secrezione di serotonina (uno dei neurotrasmettitori) attraverso le cellule nervose a livello delle sinapsi. I recettori specifici vengono saturati e l'ecstasy impedisce il riassorbimento della serotonina, che aumenta quindi la concentrazione nelle sinapsi.

Sinapsi sotto l'effetto dell'ecstasy

 1: Rilascio di serotonina senza influssi nervosi 

2: Ecstasy 

3: Nessun sistema di ricattura della serotonina

Vertendo unicamente sullo studio di un caso, questa scoperta dovrà essere ampliata per confermare se queste alterazioni della "chimica del cervello" sono comuni a tutti gli utilizzatori di ecstasy. Se gli effetti vengono confermati potrebbero costituire un'ulteriore prova della nocività di questa nuova droga che, secondo il Dr. Kish, è responsabile di un decesso al mese a Toronto.

di David Bême 

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22/12/2014

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