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Narghilè, shisha: quali i pericoli?

Tra amici o in famiglia, a casa o nei bar, quella di fumare la shisha è diventata la nuova tendenza. Coltivando un'apparente convivialità e un'illusione di minore pericolosità, questa nuova forma di tabagismo "esotico" affascina soprattutto i giovani. Ma questa nuova tendenza è davvero inoffensiva? Doctissimo fa luce sull'argomento.

Narghilè, possibili danni
© Getty Images

Nella sola Parigi si contano oltre 150 bar narghilè o "shisha lounge", detti anche "shisha fashion", ovvero i locali dove si beve (non alcolici), si mangia (preferibilmente cibo halal, rispettoso dei dettami dell'Islam) e soprattutto si fuma la pipa ad acqua, alias narghilè. Altro fattore che testimonia di questa mania è il continuo aumento delle vendite di tabacco per narghilè, noto anche come tabamel (ovvero un miscuglio di tabacco con miele/melassa e aromi). In occasione del congresso di pneumologia svoltosi in Francia nel 2007, sono stati diversi gli studi a occuparsi di questo fenomeno.

Una forma di tabagismo essenzialmente familiare

Per saperne di più sui metodi di consumo di questo prodotto, alcuni pneumologi francesi hanno realizzato un sondaggio su un campione di 50 consumatori.

Prevalentemente uomini (87%), l'età media dei consumatori era di 22,3 anni. Oltre la metà fuma più di una volta alla settimana, quasi tutte le sere (85%), soprattutto nel fine settimana (70%). In più della metà dei casi, l'assunzione dura da 40 a 60 minuti.

Il consumo avviene prevalentemente a casa (65% dei casi) e più di rado in un bar narghilè (5% dei casi). Le persone acquistano il tabamel nelle tabaccherie, ma anche sui siti Internet. In fatto di igiene, i fumatori sono piuttosto negligenti: i bocchini, infatti, vengono cambiati solo in rari casi. Meno di un terzo dei consumatori usa attacchi personali. Pratiche che non sono prive di conseguenze…

I fumatori di narghilè o shisha sono consapevoli dei pericoli del fumo, visto che l'85% degli intervistati lo considera "abbastanza tossico" o "tossico". Ciò nonostante, una percentuale inferiore al 2% degli intervistati pensa di smettere di fumare la shisha. Si tratta di una pratica senza alcun nesso con le altre forme di tabagismo, poiché il 79% dichiara di non fumare abitualmente sigarette.

Diversi pericoli inaspettati

Il Gruppo di studio sulla regolamentazione dei prodotti del tabacco dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) denuncia la falsa credenza secondo cui la shisha risulterebbe piuttosto inoffensiva. Un'idea avallata anche dall'assenza di indicazioni chiare da parte dei produttori. Dallo studio condotto su 18 pacchetti venduti in Francia risulta che le informazioni presentate "non siano conformi alla legge e risultino ingannevoli per i consumatori".

 

Secondo questo rapporto dell'OMS, il fatto che l'acqua trattenga una parte della nicotina durante il passaggio invita i fumatori a inalare più profondamente (per "averne la dose"). Questo espone i fumatori a quantità più elevate di agenti cancerogeni e al monossido di carbonio. Sempre secondo i dati del rapporto, questo utilizzo costituisce un grave rischio sanitario per i fumatori attivi o passivi (in particolare per le donne incinte); il passaggio attraverso l'acqua, infatti, non elimina i componenti tossici (nella fattispecie il monossido di carbonio, i metalli pesanti e gli agenti cancerogeni prodotti dalla combustione del tabacco e della brace). Gli esperti ritengono quindi che non si tratti di un'alternativa sicura alla sigaretta, ma piuttosto di una porta di accesso al tabagismo per i giovani, che vengono letteralmente conquistati da questo nuovo metodo di consumo.

 

Ricercatore in antropologia sociale e tabaccologia, Kamal Chaouachi considera queste conclusioni allarmiste e denuncia una metodologia che approda a conclusioni decisamente vaghe, secondo gli studi: una seduta di narghilè corrisponde a 40 o addirittura a 200 sigarette, il tasso di monossido di carbonio ingerito varia da 14 a 120 ppm (parti per milione)... Pur non negando l'esistenza di danni ai polmoni associati al fumo da narghilè (e alla carbonella impiegata per riscaldare il tabamel nel fornello), teme tuttavia che la sua demonizzazione non finisca per assolvere del tutto la sigaretta.

Il respiro è vita!

Infine, il rapporto dell'OMS ritiene che il fatto di aspirare il fumo da uno stesso bocchino ponga una serie di problemi in materia di trasmissione di malattie come tubercolosi o epatite. Questo pericolo è stato valutato e studiato da alcuni ricercatori francesi che hanno esaminato 41 tubi per narghilè raccolti a casaccio in diversi bar e ristoranti della città di Alep (Francia).

Dopo aver esaminato questi tubi (risciacquo e messa in coltura), i ricercatori hanno isolato 74 diversi germi di origine batterica. Secondo gli autori dello studio, "l'utilizzo ripetuto dello stesso narghilè da parte di diversi fumatori consecutivi o simultanei, senza la sostituzione del tubo dopo ogni utilizzo, può causare diverse infezioni polmonari".

Anche se è difficile paragonare il rischio associato al fumo da narghilè a quello della sigaretta, non si può negare l'esistenza di un danno ai polmoni per entrambe le pratiche. Infatti, l'utilizzo regolare della shisha può causare le stesse malattie a cui sono esposti i fumatori abituali, tra cui: broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), tumore del polmone e così via. Per concludere, è bene ricordare che per preservare il respiro, che è vita, la soluzione migliore è astenersi completamente da qualsiasi forma di tabagismo.

di David Bême

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22/12/2014

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