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Gli psicofarmaci

In questo articolo vengono descritti gli utilizzi corretti e scorretti di questi farmaci, utili per curare determinate patologie, ma che non vanno mai sottovalutati.

Gli psicofarmaci
© Getty Images

Che cosa sono gli psicofarmaci?

Prescritti e usati con particolare accortezza, gli psicofarmaci consentono di attenuare o di eliminare una sofferenza psichica come ansia, depressione, disturbo bipolare o maniaco-depressivo, disturbo delirante e così via. 
Gli psicofarmaci sono prescritti da un medico. Dopo una visita, è il professionista a formulare una diagnosi e, se lo ritiene opportuno, individua il trattamento specifico in base allo stato di salute del paziente. 
Sono davvero molte le persone che assumono farmaci, con o senza prescrizione medica, per affrontare i disturbi causati dalle difficoltà della vita quotidiana. Tra queste persone, ci sono anziani che si trovano a fare i conti con la solitudine, persone che devono gestire un carico eccessivo di responsabilità, esposte allo stress o a un evento che li mette a dura prova. Prescritti e usati con buonsenso, gli psicofarmaci consentono di attenuare o di eliminare una sofferenza psichica. 
I disturbi del sonno sono un motivo frequente che induce i pazienti a richiedere una visita medica. Può trattarsi di disturbi temporanei o occasionali, e diventare cronici. Le cause possono essere somatiche (originate da cause fisiche), psichiche, psichiatriche o semplicemente ascrivibili a condizioni poco favorevoli al sonno. 
Analogamente a quanto accade per l'alcol o il tabacco, un consumo eccessivo di psicofarmaci nei genitori può determinare conseguenze negative sui comportamenti di consumo dei bambini.

Effetti e pericoli degli psicofarmaci

Gli effetti degli psicofarmaci si differenziano in base alla composizione chimica, alle dosi somministrate e alla sensibilità individuale del paziente.

Associare i farmaci ad altre sostanze psicoattive comporta pericoli, perché alcune interazioni tra farmaci non sono scientificamente note. Ad esempio, l'associazione a bevande alcoliche potenzia o annulla gli effetti di ciascuna delle sostanze assorbite.

Gli effetti prodotti dagli psicofarmaci si differenziano a seconda di ciascuna delle quattro categorie farmacologiche a cui appartengono:

• I tranquillanti o ansiolitici;

• I sonniferi o ipnotici;

• I neurolettici o antipsicotici;

• Gli antidepressivi.

Le benzodiazepine

In virtù delle loro qualità sedative, ansiolitici o ipnotici vengono prescritti per attenuare le manifestazioni di angoscia o di ansia e per favorire il rilassamento muscolare. 
Possono causare: perdita della memoria recente, riduzione della vigilanza, sonnolenza, diminuzione dei riflessi. Questi disturbi rendono pericolosa la guida di veicoli e l'utilizzo di macchinari. 
L'assunzione di alcol è dannosa durante il trattamento con questi farmaci, poiché l'alcol aumenta l'effetto sedativo dei prodotti. 
L'associazione delle benzodiazepine con trattamenti sostitutivi dell'eroina a base di buprenorfina (Subutex (R)) o di metadone espone al rischio di depressione respiratoria che può portare alla morte. 
Le benzodiazepine provocano una dipendenza fisica e psichica, favorita dalla durata del trattamento, dalla dose somministrata, dagli antecedenti di altre dipendenze e dall'associazione all'alcol. La dipendenza fisica e psichica si manifesta all'interruzione improvvisa del trattamento, con una crisi di astinenza, i cui sintomi principali sono insonnia, dolori muscolari, ansia, irritabilità e agitazione. L'interruzione graduale di benzodiazepine consente, invece, di evitare questi disturbi.

I tranquillanti o ansiolitici

Riducono il senso di angoscia e le manifestazioni d'ansia (insonnia, tensione muscolare ecc.). Non sono indicati per una malattia specifica, ma per rispondere a uno stato di ansia. Tuttavia, stati di questo tipo non necessitano sistematicamente la prescrizione di questi farmaci. 
I tranquillanti prescritti più di frequente, soprattutto per un trattamento di lunga durata, appartengono alla famiglia delle benzodiazepine, sostanza nota per il rischio di dipendenza fisica e psichica che determina. 
I tranquillanti vengono talvolta usati in modo tossicomanico, a dosi massicce o in associazione con altri prodotti.

I sonniferi o ipnotici

Sono finalizzati a indurre e/o a mantenere il sonno. Pertanto, possono ridurre la vigilanza in stato di veglia. I sonniferi prescritti più di frequente, soprattutto per un trattamento di lunga durata, appartengono alla famiglia delle benzodiazepine. In alcuni casi, i sonniferi vengono usati in modo tossicomanico, a dosi massicce o in associazione con altri prodotti.

Psicofarmaci e dipendenza

Anche se certi psicofarmaci non causano dipendenza fisica, è possibile che a seconda dei pazienti si instauri una dipendenza psichica per ciascuna sostanza. Le benzodiazepine provocano una dipendenza fisica e psichica.

Quando il consumo di psicofarmaci viene modificato, stravolto o aumentato senza rispettare la prescrizione medica, in questo caso si ha a che fare con una dipendenza da farmaci.

Sono diversi i farmaci interessati: psicotropi, oppiacei, barbiturici, anfetamine, benzodiazepine. Vengono anche impiegati farmaci analgesici, anoressigeni, stimolanti, sciroppi antitussivi, antalgici e lassativi. 
È possibile distinguere tre tipi di dipendenze da farmaci.

La dipendenza da farmaci

Riguarda tutti i tipi di farmaci, poiché le associazioni di diversi farmaci non sono rare. 
Si tratta di una pratica di consumo simile alla dipendenza (ma quando inizia la dipendenza?): la vita dell'utilizzatore è incentrata sul suo consumo. Si osserva un'alternanza tra momenti di consumo controllato e momenti di consumo eccessivo. Spesso è difficile distinguere la ricerca dell'oblio, del sonno, del sollievo dall'ansia, dalla ricerca di sensazioni voluttuose, del piacere di sentirsi in uno "stato di alterazione" e addirittura dall'ebbrezza procurata dall'annullamento di sé, per comprendere i motivi alla base di tali consumi.

La dipendenza da farmaci nei tossicodipendenti

Gli psicofarmaci procurano nuove sensazioni o modulano gli effetti sedativi o eccitanti delle sostanze psicoattive consumate malgrado ciò. A seconda degli effetti ricercati o dei prodotti a loro disposizione, gli utilizzatori dosano i composti in modo più o meno preciso o in modo totalmente casuale.

La dipendenza da farmaci è sottovalutata

I farmaci vengono generalmente assunti su prescrizione medica e, di fronte alle lamentele del paziente o alla comparsa di nuovi sintomi, è d'obbligo aumentare la dose. 
Infatti, il paziente è sempre alla ricerca del farmaco che lo guarirà e, poiché il medico comprende la ragionevolezza più o meno fondata di questa richiesta, prescrive nuovi farmaci e/o aumenta la posologia di quelli già prescritti. 
La situazione si complica quando il paziente mescola da solo i farmaci e associa le diverse prescrizioni di uno o più medici a scopo dichiaratamente terapeutico. 
In questo caso, il paziente, ancorato alle prescrizioni, di cui non tollera l'eliminazione di uno o più farmaci, assume in modo rituale notevoli quantità di compresse, capsule e così via. Un simile comportamento non consente di distinguere la dipendenza fisica e psichica dal timore del sintomo e dal desiderio di assumere il farmaco.

Le piante sono state il punto di partenza e l'essenza stessa della maggior parte dei trattamenti. La farmacopea (ovvero l'insieme dei farmaci) dei popoli della Mesopotamia riuniva già quasi 250 specie di piante utilizzate a scopo curativo. Dal Rinascimento, compaiono le piante di origine tropicale. L'isolamento dei principi attivi delle piante o delle sostanze di origine vegetale avviene solo agli albori del XIX secolo, grazie ai progressi della chimica. 
Le sostanze di origine animale sono meno frequenti ma altrettanto antiche. Venivano impiegati i veleni di alcune specie. 
Le sostanze di origine minerale vengono utilizzate da sempre a scopi terapeutici. Gli antichi Egizi usano il carbonato di calcio per curare l'acidità del tratto digestivo, mentre i Romani utilizzavano la ruggine del ferro per bloccare le emorragie. Oggi, alcuni minerali intervengono, ad esempio, nel trattamento di carenze di oligoelementi, come ferro, rame, manganese, iodio, calcio, magnesio, o nella cura delle psicosi maniaco-depressive (litio). 
Occorre però attendere il XIX secolo perché la scienza si fondi su presupposti razionali, specialmente in ambito ormonale.

Alcuni consigli

  • Tranquillanti o sonniferi possono essere prescritti temporaneamente senza conseguenze sulla salute;
  • Gli psicofarmaci non devono essere riutilizzati senza ulteriore parere medico e non possono essere assunti da un'altra persona, in quanto la prescrizione è individuale e personale;
  • Una visita medica non si conclude necessariamente con la prescrizione di farmaci, in particolare di tranquillanti o di sonniferi;
  • Uno stato di ansia non è causato sistematicamente da una prescrizione di tranquillanti. Sarà il medico a stabilire se si tratta di una malattia o di problemi temporanei, proponendo quindi soluzioni mirate;
  • Il paziente deve attenersi scrupolosamente alla prescrizione del medico.

I neurolettici

Rientrano nelle prescrizioni psichiatriche, in particolare nel trattamento delle psicosi (malattie mentali che influiscono sui comportamenti e di cui il paziente non riconosce il carattere patologico). 
Nella cura di queste malattie, spesso protratta nel tempo, la presa in carico psicologica e sociale del paziente è importante quanto il trattamento farmacologico. Come nel caso di qualsiasi trattamento farmacologico, ne è fortemente sconsigliata l'interruzione senza aver prima consultato il medico. 
Questi prodotti non causano dipendenza.

Gli antidepressivi

Sono prescritti per il trattamento della depressione, i cui sintomi sono, nello specifico: diminuzione evidente dell'interesse o del piacere per la vita, disturbi del sonno, agitazione o apatia, sensazione di affaticamento o perdita immotivata di energia, senso di autosvalutazione o senso di colpa eccessivo, diminuzione dell'attitudine alla riflessione e alla concentrazione. 
Gli antidepressivi possono causare effetti indesiderati quali: perdita di vigilanza, sonnolenza, eccitazione. 
Questi farmaci sono da riservare alle depressioni diagnosticate dal medico e non possono essere prescritti in caso di problemi temporanei. Non inducono dipendenza fisica. 
Tuttavia, la diminuzione della posologia deve avvenire in modo graduale per evitare l'insorgenza di sintomi come nausea e vertigini causate da un'interruzione improvvisa.

Fonti:

Questo testo è stato estrapolato dall'opuscolo informativo "Drogues : savoir plus, risquer moins" (Droghe: conoscerle meglio per rischiare meno; testo originale in lingua francese), redatto dall'associazione MILDT e dall'INPES.

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22/12/2014

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