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Il sistema immunitario
 
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Immunità attiva e passiva: comprendere la differenza

L'immunità si acquisisce in seguito a una malattia o è già presente alla nascita. Attiva o passiva, capiamo la differenza.

Che cos'è l'immunità attiva?

Immunità attiva e passiva
© Jupiter

Lo stato di resistenza che si acquisisce in seguito a una malattia infettiva o all'introduzione nell'organismo di sostanze che stimolano l'organismo stesso a produrre per lungo tempo anticorpi a carattere difensivo (vaccinazione).

Quali malattie danno luogo, una volta superate, a immunità permanente?

Morbillo, scarlattina, difterite, rosolia, parotite epidemica (orecchioni), varicella e pertosse; inoltre, febbre tifoide, vaiolo e poliomielite.

Che cosa si intende per immunità passiva?

Un tipo di immunità, non acquisita per reazione diretta dell'organismo alla presenza di antigeni, bensì o già presente alla nascita se la madre ha in precedenza superato la malattia infettiva (in tal caso è conseguente al passaggio di anticorpi, attraverso la placenta, dal sangue della madre a quello del nascituro, per cui è definita più propriamente congenita), oppure acquisita con l'introduzione nell'organismo di anti-siero, ossia siero immune prodotto in animali o prelevato a un convalescente della malattia in questione, o con iniezioni di immunoglobuline specifiche umane.

Contro quali malattie si dimostra efficace l'immunizzazione passiva?

L'immunizzazione passiva è somministrata a soggetti a rischio di botulismo, tetano, difterite, epatite, morbillo e rabbia, e per proteggere da morsi di serpente e punture del ragno vedova nera. In certi casi, inoltre, può essere impiegata anche contro la parotite, la pertosse, la rosolia.

Le iniezioni di anti-siero presentano rischi?

Se l'anticorpo è prodotto in specie diverse dall'uomo (per esempio, il cavallo), l'individuo che riceve il siero può presentare una risposta immune (in quanto le proteine anticorpali di altre specie possono fungere da antigeni per l'uomo) che in alcuni casi è intensa fino all'anafilassi (reazione di ipersensibilità immediata che può arrivare allo shock). Anche la somministrazione di immunoglobuline umane specifiche può provocare in taluni soggetti una risposta immune, peraltro assai minore rispetto alla precedente.

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04/05/2010

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