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I principali interferenti endocrini

Antiparassitari organoclorurati, ftalati, bisfenolo A, clordecone, diossina, ecc.: questi i nomi degli interferenti endocrini che stanno diventando sempre più noti e più numerosi. Secondo i più recenti rapporti delle autorità sanitarie e delle associazioni, sarebbero addirittura ovunque : nell’aria, nell’acqua, negli alimenti e anche nei prodotti di uso corrente come alcuni cosmetici, detergenti e farmaci. Facciamo il punto su questi potenziali nemici della salute e dell’ambiente e sulla loro provenienza.

I principali interferenti endocrini
© Getty Images

La varietà di sostanze considerate come interferenti endocrini (IE), la loro azione, il loro effetto cumulativo o meno (come nel caso degli inquinanti organici persistenti o POP), la loro origine chimica, naturale o sintetica, hanno portato a varie classificazioni; una delle più esaurienti è probabilmente quella a pagina 190 del rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sugli IE, che elenca 11 categorie suddivise in quattro gruppi, per un totale di circa 800 sostanze.

Per semplificare citeremo i principali IE suddivisi in quattro gruppi a secondadella famiglia dei prodotti o della/e fonte/i di contaminazione: prodotti chimici industriali, pesticidi e/o prodotti fitosanitari, ormoni steroidei e prodotti farmaceutici. 

I prodotti chimici e industriali

Bisfenolo A

Questo IE, probabilmente il più noto e più ricordato dai media, è una delle sostanze più utilizzate al mondo. Si tratta di un composto organico molto persistente nell'ambiente ed è presente nella maggior parte dei prodotti plastici: alcuni biberon, contenitori e pellicole usati per conservare gli alimenti, biglietti da cassa, banconote, carte di credito, protesi dentarie, lattine per le conserve, imballaggi di plastica, policarbonato, resina epossidica, PVC (cloruro di polivinile)… È inoltre presente in grande quantità nei rifiuti umani e nelle acque di scolo.
Il bisfenolo A è in grado di legarsi ai recettori dell'estrogeno (effetto estrogeno-mimetico) e quindi può avere effetti sul cervello e sulla prostata del bebè e del feto, e sembra avere un ruolo nei casi di pubertà precoce, di alterazioni della digestione, del sistema immunitario o della funzionalità tiroidea. Pare inoltre avere effetti sul sistema cardiovascolare e sarebbe una delle cause di aumentata frequenza del diabete. Altri effetti che gli vengono attribuiti sono la diminuzione della qualità dello sperma e un aumentato rischio di cancro della prostata negli uomini, e di endometriosi, di ovaio policistico, di carcinoma della mammella, aborti spontanei e parti prematuri nelle donne. Anche se il ruolo del bisfenolo A è ancora oggetto di discussione nell'ambiente scientifico, la sua presenza nei biberon è vietata in Francia dal 2013 e il divieto sarà esteso ai contenitori alimentari dal 2015. In Italia il ministero della Salute, nel recepire la direttiva europea del 28 gennaio 2011, ha modificato le restrizioni e le specifiche per la produzione di biberon in policarbonato, nei quali non deve essere utilizzato bisfenolo A. La commissione europea aveva stabilito che dal 1 marzo 2011 non possono più essere prodotti in Europa biberon contenenti la sostanza.

Ftalati

Anche gli ftalati sono presenti in elevate quantità nella plastica e in particolare nel PVC. Esistono vari tipi di ftalati (DEHA, DBP, DEHP), presenti anche in molti prodotti utilizzati abitualmente: pannolini, tessuti impermeabili, scarpe, detergenti, inchiostri, giocattoli. In cosmetica vengono utilizzati come fissatori in creme, profumi, prodotti per la rasatura, lubrificanti, lozioni...). Nell'industria sanitaria e farmaceutica gli ftalati, in particolare il DEHP (di-2-etilesilftalato) vengono utilizzati per la fabbricazione delle capsule gastro-resistenti, delle sacche per il plasma, dei cateteri o delle otturazioni dentali. Anche se i loro effetti non sono provati da studi significativi sull'uomo, gli ftalati sono sospettati di provocare nei maschi malformazioni agli organi genitali e una diminuzione della quantità e qualità dello sperma. Dal 2002 le autorità sanitarie di vari paesi, tra cui la FDA (Food and Drug Administration) americana, hanno affermato che l'esposizione agli ftalati dovrebbe essere evitata. 

PCB ou policlorobifenili

Conosciuti anche con il nome di "piraleni", sono una famiglia di più di 200 composti sintetici utilizzati per circa 100 anni come isolanti termici. Nonostante in Francia siano vietati dal 1987 come isolanti termici ancora oggi sono presenti emissioni da parte di certe vernici o adesivi o da apparecchi vecchi e batterie. Vengono considerati inquinanti persistenti e la loro concentrazione nelle acque, soprattutto nei fiumi, è molto alta. La loro elevata concentrazione nell'acqua è all'origine della loro presenza in alimenti come la carne, il pesce, il latte o le uova. Si tratta di sostanze tossiche con un probabile effetto cancerogeno, soprattutto a livello del fegato, del pancreas e delle vie biliari. Ai policlorobifenili vengono attribuiti anche altri anomalie congenite, soprattutto della pelle, disturbi digestivi, problemi cognitivi, del sonno e della riproduzione o deficit dell'attenzione.

HAP o idrocarburi policiclici aromatici

Gli HAP sono una famiglia di più di 15 sostanze e sono considerati degli inquinanti organici persistenti con effetti tossici diversi; sono il prodotto della combustione incompleta di sostanze organiche di varia provenienza: combustione del motore dell'automobile (benzina, diesel), domestica (gasolio, carbone), industriale (produzione di alluminio, inceneritori, incendi di foreste, eruzioni vulcaniche... Sono presenti in quantità elevata nell'aria, soprattutto nelle zone urbane e durante l'inverno, e la loro concentrazione è alta anche a livello del suolo e delle acque, dove si depositano sotto forma di sottile pellicola. La maggior parte di queste sostanze ha un’azione mutagena, ovvero altera il DNA provocando mutazioni cellulari, o cancerogena dimostrata. Uno degli HAP più tossici è il benzopirene (BaP), che causa mutazioni in grado di causare forme tumorali p deficit immunitari all’origine di gravi infezioni.

Diossine

Le diossine costituiscono un gruppo di più di 400 sostanze, indicate come inquinanti organici persistenti e inserite tra le 12 sostanze più tossiche presenti nell'organismo. Anche se sono presenti in tutti gli ambienti (suolo, aria, acque), l'esposizione da parte dell'uomo avviene nel 90% dei casi per il tramite dell'alimentazione, in particolare attraverso i latticini, i prodotti del mare e la carne. Le diossine sono il risultato di molteplici processi industriali e procedimenti di fabbricazione: sbiancamento della carta con il cloro, produzione di alcuni erbicidi, incenerimento dei rifiuti, scarto di oli industriali. Esistono numerosi casi di gravi contaminazioni da diossine, come l'inquinamento del latte in Olanda attraverso paste prodotte per l'alimentazione animale, o in Italia il disastro di Seveso nel 1976. Nell'uomo l'esposizione a forti concentrazioni di diossina può causare lesioni della pelle simili a quelle dell’acne o macchie della pelle, alterazioni della funzionalità epatica o della fertilità, alterazioni del sistema immunitario, o ancora alcune forme tumorali, in particolare nei soggetti esposti cronicamente a causa della professione (ad esempio chi lavora in cartaria). Il feto in formazione può essere particolarmente sensibile all'esposizione alle diossine. Una delle diossine più pericolose è tetraclorodibenzo-2, 3, 7, 8 p-diossina o TCDD, il famoso "Agente Arancio", un erbicida usato come defogliante durante la guerra del Vietnam.

APE o alchilfenoli etossilati

Si tratta di una famiglia di composti sintetici ampiamente utilizzati e presenti in vari prodotti: detergenti, prodotti cosmetici, biocidi come gli spermicidi, carta, metalli, detergenti per la casa e alcuni giocattoli. Sono inoltre presenti nelle acque di scarico e nell'aria, in seguito all'utilizzo di aerosol. Anche se sono considerati come biodegradabili, la loro presenza in numerosi oggetti e sostanze di uso comune ha attirato l'attenzione di gruppi scientifici e associazioni. Uno dei prodotti di biodegradazione considerato come il più nocivo è il p-nonilfenolo, a causa della sua marcata attività estrogenica. Anche se sono poco noti, gli effetti degli APE potrebbero riguardare la capacità riproduttiva, in particolare causando una diminuzione della qualità e della quantità dello sperma. In Francia il loro utilizzo è vietato dal 3 maggio 2011. In Italia il decreto del 10 maggio 2004 ha recepito la direttiva 2003/53/CE, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (Nonilfenolo, Nonilfenolo etossilato, Cemento).

Parabeni

Circa una decina di sostanze appartenenti alla famiglia dei parabeni sono di origine industriale. Sono generalmente utilizzati come conservanti nei farmaci, nei cosmetici e negli alimenti per le loro proprietà antibatteriche e antifungine. Alcuni parabeni sono di origine naturale e si trovano in alcuni tipi di frutta e verdura, formaggi, prodotti delle api e persino nell'organismo umano, come precursori enzimatici. Pare che queste sostanze, da alcuni anni al centro di varie discussioni, siano in grado di attivare nell'uomo i recettori agli estrogeni, causando quindi problemi di fartilità nell'uomo e favorendo il carcinoma ormono-dipendente della mammella nella donna. L’UE intende vietare alcuni parabeni.

I pesticidi e i prodotti fitosanitari

DDT, MXC, Inuron, Diuron, Trifluralin, Endosulfan, Vinclozolin… I pesticidi e i prodotti fitosanitari sono molto numerosi e di diverso tipo; vengono utilizzati in modo massiccio nell'industria agroalimentare e nel giardinaggio e molti di essi sono indicati come interferenti endocrini, veri o supposti. Alcuni sono persino utilizzati nella gestione dei campi sportivi o delle strade, il che ne facilita ulteriormente la diffusione nell'ambiente. Le quantità di pesticidi prodotte sono tali che la loro presenza è rilevabile in tutto l'ambiente e si ritiene che alcuni prodotti causino degli squilibri con conseguenze potenzialmente catastrofiche, come i problemi o la morte osservati nel caso delle api. Anche se la lista è molto lunga, indichiamo qui i pesticidi organoclorati (e i loro metaboliti), il cui effetto di interferenti endocrini è provato.

DDT o para-diclorodifeniltricloroetano

Il DDT, massicciamente utilizzato come insetticida a partire dagli anni '30 del secolo scorso e per circa 60 anni, è generalmente considerato un inquinante organico persistente. Il suo utilizzo in agricoltura è stato progressivamente vietato nei paesi sviluppati tra il 1970 e il 1984, ma continua a essere usato, in particolare nei paesi tropicali nell'ambito della lotta contro la malaria, il tifo o la febbre dengue. Nonostante la riduzione del suo utilizzo, i prodotti della sua degradazione, o metaboliti, persistono nell'ambiente e si ritiene abbiano effetti dannosi sulla fauna e sulla flora. Questi composti hanno infatti un effetto estrogenico che provoca alterazioni ormonali negli animali, ma attualmente gli studi sulla salute dell'uomo restano contraddittori e sono oggetto di controversie. Tra gli effetti indicati troviamo l'azione cancerogena, in particolare sulla mammella, tossicità per il fegato, disturbi dello sviluppo nel nascituro, parti prematuri, alterazione della qualità dello sperma. In attesa di risultati più certi, la polemica sugli effetti del DDDT come perturbante endocrino e i possibili benefici per la lotta contro la malaria continua.

MXC o metossicloro

Il MXC, una sostanza simile al DDT, è stato messo in commercio nel 1946 e la sua vendita è notevolmente aumentata dopo il divieto del DDT. Viene utilizzato come prodotto "fitosanitario" ed è meno persistente rispetto al DDT, ma i suoi prodotti di degradazione o metaboliti si ritrovano nell'ambiente e in specie acquatiche e animali, come gli uccelli. Viene considerato un IE e si ritiene che si fissi sui recettori dell'estrogeno, esponendo quindi al carcinoma ormono-dipendente della mammella e problemi di fertilità.

Clordecone

È un insetticida ampiamente utilizzato tra il 1972 e il 1993 nelle piantagioni di banane delle Antille Francesi; è considerato un interferente endocrino neurotossico ed ha fatto parlare molto di sé sulla stampa francofona e internazionale. Si ritiene infatti che provochi dei disturbi a livello neurologico e cognitivo nei bambini esposti a questa sostanza durante la gravidanza. È inoltre accusato di aumentare il rischio di cancro della prostata. A preoccupare gli scienziati, oltre alla sua prolungata persistenza nell'ambiente, è la sua estesa disseminazione nell'ecosistema, con conseguente contaminazione delle acque, del suolo e sottosuolo, delle piante e degli animali terrestri e marini. Sembra inoltre che il clordecone intensifichi a livello epatico il potenziale effetto tossico di sostanze come il cloroformio o il diclorometano. La questione del diclorometano ha avuto un forte impatto sull'opinione pubblica, inducendo le autorità sanitarie a pubblicare una lista degli alimento a maggiore rischio di contaminazione da parte del clordecone e delle misure precauzionali finalizzate a ridurre l'esposizione dei consumatori.

Gli ormoni stereoidei

Si tratta di sostanze naturali secrete dalle ghiandole endocrine degli esseri umani e degli animali, come gli estrogeni, gli androgeni, i glucocorticoidi e i mineralocorticoidi. A questi ormoni se ne aggiungono altri, sintetici, come i contraccettivi utilizzati dalle donne e alcuni prodotti veterinari usati in elevate quantità negli allevamenti, come ad esempio gli steroidi anabolizzanti, in particolare il trenbolone acetato. Alcuni di questi prodotti sono degli antiandrogeni molto potenti e i prodotti della loro degradazione (metaboliti) vengono evacuati nelle feci umane e animali e riversati poi nelle acque di scarico, causando quindi la contaminazione dei fiumi. Gli ormoni steroidei sono quindi ingeriti dagli animali e vanno a finire sulla tavola. La presenza di questi ormoni nei fiumi è stata segnalata in molti paesi come causa di una femminilizzazione di molti esemplari maschi di pesci, con conseguente alterazione delle loro capacità produttive. Nell’uomo si ritiene che questi IE causino una riduzione della fertilità. Secondo alcuni rapporti gli ormoni con il maggior potere di interferenza endocrina solo il 17-β-estradiolo, l’estrone, l’estriolo, le mestranol e il 17-α-etinilestradiolo. A questi ormoni, naturali e sintetici, si aggiungono i fitoestrogeni, composti derivati dalle piante come gli isoflavoni che, pur non essendo dei veri e propri ormoni, possono mimare l’azione degli estrogeni. I fitoestrogeni sono presenti in alcuni alimenti come gli oli vegetali, la soia, alcuni cereali e il pane.  

Prodotti farmaceutici

Oltre agli ormoni steroidei, alcuni farmaci e alcune sostanze prodotte dall'industria farmaceutica potrebbero comportarsi come degli interferenti endocrini ed essere presenti in quantità elevate nelle acque con un ciclo simile a quello degli ormoni steroidei, con l'aggiunta dei rifiuti di origine ospedaliera. Si ipotizza che alcuni di questi farmaci, come ad esempio gli antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, abbiano un effetto sugli ormoni sessuali e sul comportamento e la riproduzione di alcuni vertebrati, in particolare i pesci. Altri farmaci in grado di avere un impatto sugli ecosistemi e sulla salute umana, interferendo con il sistema endocrino, sono gli antibiotici (che potrebbero anche essere all'origine della resistenza agli antibiotici conseguente all'ingerimento di alimenti che contengono questi farmaci), gli agenti citotossici utilizzati in particolare nella terapia anti-cancro e che potrebbero avere un effetto tossico e mutageno, o ancora i prodotti iodati che potrebbero perturbare la funzione tiroidea. 

Più recentemente, infine, gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) sono accusati di essere perturbanti endocrini in quanto nel maschio adulto inibirebbero la produzione di testosterone a livello dei testicoli.

 

Jesus Cardenas

Fonti

  • Perturbateurs endocriniens, le temps de la précaution (Interferenti endocrini, le precazioni necessarie). Documento pubblicato dal Senato francese il 2 settembre 2013 (Disponibile online).
  • Agence nationale de sécurité sanitaire (Anses). Interferenti endocrini–Sintesi di studio delle audizioni –Rapporto di contributo scientifico e tecnico. Marzo 2013.
  • Programme national de recherche sur les perturbateurs endocriniens (Programma nazionale di ricerca sugli interferenti endocrini, PNRPE). Gli interferenti endocrini in 12 progetti. Per capire a che punto è la ricerca. Dicembre 2012.
  • European Union (EU). State of the art assessment of endocrine disrupters. Final report, January 29, 2012.
  • World Health Organisation (WHO). State of the science of endocrine disrupting chemicals – 2012.
  • World Wide Fund for Nature (WWF). Interferenti endocrini e biodiversità. La diversità biologica di fronte al rischio chimico: necessità di un cambio di paradigma. Rapporto 2011.
  • European Food Safety Authority (EFSA). Nota ai redattori sugli interferenti endocrini, 20 marzo 2013.
  • Ministère de l’écologie, du développement durable et de l’énergie. Gli interferenti endocrini : avvio della consultazione pubblica. Comunicato del 19 agosto 2013 (disponibile online).
  • Organisation Mondiale de la Santé (OMS). Le diossine e i loro effetti sulla salute. Promemoria No 225. Mai 2010 (disponibile online).
  • Proposta di legge dell’Assemblée Nationale (il Parlamento francese) finalizzata a vietare l’utilizzo degli ftalati, dei parabeni e degli alchilfenoli, sottoposta all’attenzione della Presidenza del Senato il 3 maggio 2011. (disponibile online)
  • Albert O, Desdoits-Lethimonier C, Lesné L, Legrand A et al. Paracetamol, aspirin and indomethacin display endocrine disrupting properties in the adult human testis in vitro. Human Reproduction 2013; Jul 28(7) : 1890.8 (abstract disponibile online).
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17/12/2013

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