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Come curare il dolore al seno?

Il dolore al seno è un fastidio che colpisce sempre più donne in Italia. Nonostante sia diffuso, tale problema non va mai sottovalutato. Facciamo il punto sulla cura e sui rimedi al dolore al seno, o mastalgia.

Come curare il dolore al seno?
© Getty Images

La cura alla mastalgia

I trattamenti terapeutici correnti fanno ancora ricorso al progesterone mettendo in atto, quando i risultati non sono quelli sperati, una vera e propria escalation di somministrazione: progesterone per uso topico, progestinici di sintesi simili al progesterone, e, se i precedenti non hanno dato alcun effetto positivo, PS più potenti (nor-androstani), che possono essere somministrati a dosaggi elevati durante gli ultimi giorni del ciclo. Possono anche venire prescritti per tre settimane su quattro del ciclo. Si tratta di una terapia che produce un effetto contraccettivo collaterale e può comportare atrofie dell’endometrio e aumenti ponderali.

Al di fuori della terapia progestinica, sono stati proposti altri tipi di cure ormonali cui si fa ricorso in situazioni particolari:

Il Tamoxifene è un antiestrogeno specifico; il dosaggio continuo di 20 mg al giorno è poco utilizzato in caso di mastalgia per via dell’attività estrogenica endogena che provoca. Somministrato con un dosaggio di 20 mg per 5 giorni, all’inizio del ciclo, va ad agire sull’insufficienza luteinica della paziente;

La Bromocriptina ha un’efficacia molto aleatoria se non sono presenti alterazioni della prolattinemia;

Gli equivalenti dell’ormone LHRH, che sopprimono qualsiasi attività estrogenica endogena, sono in grado di migliorare i segnali funzionali delle mastopatie ribelli; non se ne può comunque prevedere una somministrazione a lungo termine e non rappresentano quindi una risposta completa ad una patologia cronica come quella in esame;

Il Danazolo è invece indicato per le mastosi gravi; la somministrazione prolungata è tuttavia limitata visti i rischi di effetti secondari di tipo androginico;

Il monitoraggio

Il monitoraggio è considerato necessario per il timore di insorgenza del tumore della mammella, e questo per almeno due motivi:

ripetiamo che la sua incidenza è superiore da 3 a 4 volte in mammelle mastosiche;

la sua individuazione è ulteriormente complicata dal fatto che i primi segnali premonitori della neoplasia possono essere confusi o mascherati dai segnali clinici o radiologici della mastosi.

Prevede:

un esame clinico ogni sei mesi. In questo caso è ancora la paziente ad esercitare il controllo più efficace e, per questa ragione, è necessario guadagnarsi la sua collaborazione in ogni possibile occasione; la paziente deve tenere sotto controllo la propria mastosi e rivolgersi al medico ogni volta che nota un cambiamento duraturo. L’autopalpazione del seno effettuato dalla paziente è infatti molto più valido di un esame medico ogni sei mesi, per accurato che possa essere;

una mammografia a un anno di distanza, salvo intervengano variazioni cliniche come quelle già citate (oppure si rilevi la persistenza di un nodulo isolato nonostante l’involuzione spontanea o terapeutica della mastopatia, o anche l’apparizione di una adenopatia) che richiederebbero un controllo mammografico immediato. Un’ulteriore ripetizione della mammografia deve essere valutata in funzione dell’evoluzione clinica e radiologica delle lesioni conseguenti alla mastosi.

La termografia da sola non può assicurare un monitoraggio adeguato: la percentuale di errore nei risultati forniti nella diagnosi del tumore della mammella può arrivare al 40%; l’ecografia viene invece ad assumere un’importanza sempre maggiore, soprattutto se affidata a mani esperte e grazie al suo carattere totalmente innocuo; il ricorso all’agoaspirazione e alle biopsie chirurgiche vengono valutati in base ai dati clinici e radiologici; infine, mastectomia sottocutanea o mastectomia con ricostruzione immediata possono essere proposte nel caso di mastosi particolarmente refrattarie alle cure farmacologiche in pazienti ad alto rischio di sviluppo del tumore della mammella.

Mastalgie e mastopatie benigne scompaiono in genere durante la menopausa con la cessazione della secrezione ovarica. La scomparsa è spesso preceduta da un aggravamento durante la pre-menopausa, dovuto all’esistenza pressoché costante in questa fase del ciclo vitale di un’insufficienza luteinica più o meno grave e duratura. Può anche succedere che la patologia mammaria persista anche dopo la cessazione definitiva delle mestruazioni: alcune donne conservano ancora per mesi o anche anni dopo la menopausa un livello estrogenico endogeno variabile ma non trascurabile. In ogni caso, al momento si prescrive il monitoraggio della mastopatia anche dopo la menopausa, non disponendo ancora di conoscenze sufficienti per escludere che il tumore della mammella possa manifestarsi con più facilità anche nel periodo successivo alla menopausa in una donna che sia stata affetta da mastosi.

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03/08/2012

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