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Colesterolo: attenzione ai pazienti a rischio!

Ormai tutti dovrebbero saperlo: non esiste un tasso di colesterolo standard! Nel caso di soggetti che presentano un grave rischio cardiovascolare, i valori considerati abitualmente come normali risultano ancora troppo elevati. Facciamo il punto sui comportamenti da seguire e sui trattamenti a disposizione.

Colesterolo: attenzione ai pazienti a rischio!
© Getty Images

Sono state recentemente pubblicate nuove raccomandazioni per meglio precisare gli obiettivi della terapia finalizzata a ridurre il livello di colesterolo. Ma a partire da quale tasso è necessario seguire un trattamento? Bisogna ammettere che è impossibile rispondere in maniera univoca a questa domanda, poiché non esiste un valore "normale" per il colesterolo. È noto che quanto più è basso il colesterolo LDL, ovvero il colesterolo "cattivo", che si deposita sulle arterie, tanto più è ridotto il rischio cardiovascolare. Tuttavia non è dato sapere quale sia il valore ottimale per avere un beneficio globale sulla salute. Le indicazioni terapeutiche sono quindi valutate individualmente, in base al rischio cardiovascolare di ognuno. Se appartieni alla categoria dei soggetti "ad alto rischio", gli specialisti sono inflessibili: è consigliabile avere un tasso di colesterolo LDL inferiore a 1 g/l, ovvero inferiore ai valori considerati normali nell’ambito della popolazione generale.

Le più recenti raccomandazioni sulla prevenzione secondaria

Gli specialisti distinguono due tipi di prevenzione, in base al livello di rischio:  

  • La prevenzione primaria, che si rivolge ai soggetti che presentano un rischio cardiovascolare debole o moderato. In questi casi il trattamento è raccomandato a partire da concentrazioni di colesterolo LDL comprese tra 2,2 g/l, se l’ipercolesterolemia è isolata, a 1,9 g/l, 1,6 g/l, o addirittura 1,3 g/l, a seconda che uno o più altri fattori di rischio risultino concomitanti.
  • La prevenzione secondaria, così definita perché la malattia delle arterie coronarie è già iniziata. In questi casi il rischio di ischemia è elevato, giustificando quindi la necessità di far scendere il tasso di colesterolo al di sotto della soglia di 1 g/l.

In precedenza rientravano in quest’ultima categoria solo le persone con una storia pregressa di infarto del miocardio o angina pectoris, ma le ultime raccomandazioni hanno incluso in questo gruppo anche le persone con precedenti eventi cardiovascolari correlati alla presenza di placche aterosclerotiche (infarto, attacco ischemico o arterite degli arti inferiori) ed estendono inoltre il concetto di prevenzione secondaria ai soggetti che non presentano eventi cardiovascolari pregressi ma altri fattori di rischio:

  • Persone affette da diabete di tipo II, associato a malattia renale o a due dei seguenti fattori di rischio: età superiore ai 50 anni per l’uomo e ai 60 anni per la donna; presenza di ipertensione arteriosa, anche se curata; dipendenza dal fumo di tabacco o l’aver smesso da meno di 3 anni; avere un parente di primo grado colpito da evento coronarico precoce (prima dei 55  per gli uomini e prima dei 65 per le donne); presenza di un tasso di colesterolo HDL (il colesterolo "buono") inferiore a 0,40 g/l o di microalbuminuria.
  • Le persone che presentano un rischio superiore al 20 % di avere un evento vascolare nei dieci anni seguenti, in base a un’equazione fondata sulla totalità dei fattori di rischio.

Iniziare tempestivamente una terapia farmacologica

Nel caso si appartenga a una delle categorie ad alto rischio, in presenza di un tasso di colesterolo superiore a 1g/l si impone quindi una terapia, che deve prevedere fin dall’inizio la combinazione di trattamento farmacologico e regime dietetico.

Il ricorso al trattamento farmacologico deve essere il più rapido possibile e, ad eccezione di alcuni casi particolari, deve prevedere la somministrazione di statine (di cui fanno parte il Torvast ®, il Lovinacor® o lo Zocor ®), soprattutto se il livello di trigliceridi è elevato e quello del colesterolo HDL è basso. La prescrizione deve però tener conto del rischio di effetti indesiderati, in particolare muscolari (in presenza di forti dosi di statine sono stati segnalati casi eccezionali di rabdomiolisi ovvero distruzione dei muscoli), rendendo quindi indispensabile una costante vigilanza e l’adattamento della terapia in base alla tolleranza individuale. Anche se l’obiettivo primario è quello di ridurre il tasso di colesterolo al di sotto di 1 g/l, il trattamento va calibrato sul singolo paziente.

Attenzione ai grassi …

È inoltre necessario modificare le abitudini alimentari, ma in modo realistico: non si tratta di iniziare un regime restrittivo, ma di modificare il proprio modo di cucinare e di mangiare, in particolare riducendo l’assunzione di grassi saturi (burro e latticini interi, uova e carne grassa) a favore dei grassi mono- e polinsaturi, di origine vegetale. È importante aumentare l’introito di omega 3 consumando più spesso del pesce e cucinando con l’olio di oliva o di colza, senza dimenticare di mangiare frutta e verdura, ricchi di fibre e vitamine. L’alcol non è tassativamente vietato, a condizione di non superare i due bicchieri al giorno nel caso delle donne e i tre bicchieri nel caso degli uomini.

…e bando alla pigrizia!

In caso di sovrappeso è importante dimagrire, ma per migliorare il proprio profilo lipidico e ridurre il rischio cardiovascolare è sufficiente perdere qualche chilo e soprattutto non riprendere peso in seguito. Gli specialisti insistono inoltre sugli effetti benefici dell’attività fisica, che riduce i fattori di rischio, e raccomandano 30 minuti di camminata veloce al giorno. È inoltre indispensabile intervenire sugli altri fattori di rischio, in particolare diabete, dipendenza dal fumo di tabacco e ipertensione.

Le più recenti raccomandazioni, che definiscono quindi in maniera più specifica gli obiettivi ed estendono in tal modo il numero di pazienti per i quali si rende necessaria una diminuzione del tasso di colesterolo LDL al di sotto di 1 g/l, si basano sugli ultimi studi clinici pubblicati, volti anch’essi a dimostrare che un adeguato trattamento delle dislipidemie riduce non solo il rischio di attacco cardiaco ma anche quello di ischemia, e che i suoi benefici si estendono a popolazioni come le donne in menopausa e i soggetti di età compresa tra i 70 e gli 80 anni.

Dott.ssa ChantalGuéniot

Fonte: Nuove raccomandazioni, Afssaps, marzo 2005

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24/08/2012

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