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Curare il colesterolo

Nove milioni di francesi e tredici milioni di italiani hanno un tasso di colesterolo troppo elevato e oggi è noto che questa malattia silenziosa causa rischi cardiovascolari molto gravi. Tutti questi pazienti, tuttavia, non vengono curati e, se ricevono un trattamento, spesso non è quello più adeguato… Questa situazione ha recentemente spinto l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé (Afssaps) ad aggiornare le proprie raccomandazioni terapeutiche, in accordo con le nuove linee guida internazionali in tema di dislipidemie.

Curare il colesterolo
© Getty Images

Attualmente si sa con certezza che la riduzione del tasso di colesterolo determina una corrispondente diminuzione del rischio cardiovascolare. È inoltre noto che gli ipolipidemizzanti, in particolare le statine (di cui fanno parte il Torvast ®, le Crestor ® o ancora lo Zocor ®) prevengono l’insorgenza di queste malattie o ne limitano le recidive. Una ricerca condotta in Francia dall’Assurance maladie ha tuttavia rivelato che questi farmaci sono spesso utilizzati in modo errato: alcune persone li assumono pur non avendone bisogno mentre altre, al contrario, non ne fanno uso pur presentando elevati rischi di sviluppare una malattia cardiovascolare.

Nuove regole terapeutiche

L’Agence Française de sécurité sanitaire des produits de santé ha quindi corretto il tiro aggiornando nel marzo 2005 le raccomandazioni terapeutiche per i pazienti con dislipidemie.  

Benché queste raccomandazioni in linea di principio non differiscano molto dalle precedenti, gli esperti insistono sul fatto che il trattamento farmacologico risulta indispensabile esclusivamente per le persone che non hanno risposto positivamente a un regime dietetico seguito correttamente per 3 mesi. Pur sottolineando l’interesse delle statine nell’ambito della prevenzione delle malattie cardiovascolari e ridurre la mortalità ad esse imputabile, l’Afssaps ricorda inoltre che è necessario iniziare il trattamento ipolipidemizzante alla dose più bassa possibile. Inoltre l’obiettivo da raggiungere riguardo al livello di colesterolo "cattivo" (LDL) nelle persone che hanno già sviluppato in precedenza una malattia cardiovascolare è ridotto a 1 g/l, mentre in precedenza era fissato 1,3 g/l, coerentemente con la tendenza attuale verso la riduzione dei livelli di soglia. Studi recenti hanno infatti dimostrato che la riduzione del livello di colesterolo ha un effetto positivo nei confronti di alcuni soggetti a rischio con un’ipercolesterolemia inizialmente poco elevata.

Cosa fare in pratica?

In primo luogo, anche se è corretto sottoporsi a un bilancio lipidico a scopo di screening, non è necessario ripetere l’esame nel caso in cui i risultati siano nella norma.

Poiché il livello a cui portare il colesterolo LDL in caso di anomalia lipidica dipende dall’esistenza di un fattore protettivo (un livello di colesterolo buono o HDL superiore a 0,60 g/l) e dal numero di fattori di rischio cardiovascolare (età superiore a 50 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne, precedenti familiari di malattia coronarica precoce, dipendenza dal fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa, diabete di tipo II, colesterolo HDL inferiore a 0,40 g/l…), questi parametri vanno a loro volta corretti.

Sono stati così definiti cinque livelli “target” di colesterolo in funzione dello stato di salute del paziente:

  • In assenza di fattori di rischio, le concentrazioni di colesterolo LDL nel sangue devono essere inferiori a 2,20 g/l;
  • In presenza di un fattore di rischio cardiovascolare, le concentrazioni di colesterolo LDL nel sangue devono essere inferiori a 1,9 g/l;
  • In presenza di 2 fattori di rischio cardiovascolare, le concentrazioni di colesterolo LDL nel sangue devono essere inferiori a 1,6 g/l;
  • In caso di più di 2 fattori di rischio, le concentrazioni di colesterolo LDL devono essere inferiori a 1,3 g/l. Queste concentrazioni devono essere inferiori a 1 g/l se il rischio di incorrere in un evento coronarico supera il 20% di probabilità a 10 anni;

l In caso di pregressa malattia cardiovascolare o nei pazienti ad alto rischio, infine (pazienti che presentano un diabete di tipo II ad alto rischio cardiovascolare, ad esempio), le concentrazioni di colesterolo LDL nel sangue devono essere inferiori a 1 g/l.

Per un trattamento efficace

Dal punto di vista della terapia, gli esperti ricordano che un intervento dietetico ben condotto può permettere di evitare la prescrizione di un trattamento farmacologico. Il regime alimentare consigliato si basa essenzialmente su quattro misure:

  • Una limitazione degli acidi grassi saturi (grassi di origine animale) a favore degli acidi grassi mono- o polinsaturi (grassi vegetali: olio di colza, di noci e di pesce);  
  • Un aumento dell’assunzione di omega 3;
  • Un aumento del consumo di frutta e verdura;
  • Una limitazione del colesterolo alimentare, ovvero l’eliminazione di alimenti arricchiti di steroli vegetali.

A ciò si aggiunge la limitazione del consumo di alcol e la necessità di controllare il peso e di fare un po’ di sport…

Nel caso in cui queste misure non siano sufficienti per raggiungere il tasso di colesterolo fissato dal medico, sono disponibili in commercio diverse classi di ipolipidemizzanti (statine, fibrati, resine, acido nicotinico...) e recentemente è apparso sul mercato un inibitore dell’assorbimento intestinale del colesterolo, l’ezetimibe (Ezetrol). La scelta terapeutica primaria si basa però sulla somministrazione di una delle statine, una classe farmacologica molto efficace nella riduzione del tasso di colesterolo ematico e il cui effetto preventivo nei confronti dei rischi cardiovascolari è universalmente dimostrato.

Sarà comunque necessario effettuare periodicamente la determinazione del quadro lipidico per verificare se il trattamento risulta adatto all’obiettivo prefissato.

Dr Corinne Tutin

Fonte: Trattamento del paziente con dislipidemia.
              Raccomandazioni. Afssaps, marzo 2005.

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11/10/2012

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