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Colesterolo : ridurre il tasso per limitare i rischi

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità nei paesi occidentali. Sul banco degli imputati: il fumo di tabacco, la sedentarietà, l’ipertensione e, ovviamente, il colesterolo. Esistono però delle terapie in grado di contrastare efficacemente quest’ultimo nemico del cuore. Secondo il Professor Jean Ferrières, docente di Medicina presso il reparto di Cardiologia del Centro ospedaliero universitario Purpan di Tolosa, l'obiettivo attuale è quello di ridurre il più possibile il tasso di colesterolo.

Come ridurre il colesterolo
© Getty Images

La correlazione tra ipercolesterolemia e rischio cardiovascolare è ormai del tutto accertata: depositandosi sulla parete interna dei vasi sanguigni, il colesterolo in eccesso causa la formazione di placche aterosclerotiche o ateromi, che ispessendosi possono ostruire del tutto l’arteria colpita. Per evitare questa gravi conseguenze è necessario ridurre il tasso di colesterolo: oltre alle norme relative allo stile di vita esistono anche trattamenti farmacologici che consentono di raggiungere quest’obiettivo.

Una rivoluzione nella cura dei pazienti

La comparsa delle statine nel prontuario terapeutico ha rappresentato un fondamentale passo in avanti nel trattamento dell’ipercolesterolemia: nel corso di alcuni anni numerosi studi hanno dimostrato che le statine riducono significativamente il rischio di infarto del miocardio e attacchi ischemici e il tasso di mortalità per eventi cardiovascolari. Per il Professor  Ferrières, docente di medicina presso il reparto di cardiologia del Centro Ospedaliero Universitario Purpan di Tolosa, "pochi trattamenti in ambito cardiologico hanno avuto un effetto paragonabile a quello delle statine sulla speranza di vita. Questa farmaci hanno un reale effetto benefico sulla vita dei pazienti".

Da alcuni studi è emerso in particolare che una riduzione pari al 30% del livello di colesterolo induceva un’analoga riduzione del rischio cardiovascolare.

Quanto è possibile abbassare il tasso di colesterolo?

Esiste una correlazione lineare tra la diminuzione del colesterolo e la riduzione del rischio cardiovascolare: in parole povere, più il tasso di colesterolo scende, minore sarà il rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare. Anche se ovviamente l’assunzione di statine produce risultati più visibili sui pazienti ad alto rischio rispetto a quelli a basso rischio, anche nel caso di questi ultimi è stata riscontrata l’esistenza di un beneficio.

Per il Professor  Ferrières, "sono sempre di più gli argomenti a favore di una consistente riduzione del colesterolo LDL, ovvero del colesterolo cattivo, al fine di una migliore protezione cardiovascolare. In genere è possibile ridurlo fino al valore di 0,7 g/l di sangue. Le statine consentono di abbassarlo fino al 30.60% a seconda del tasso di colesterolo LDL di partenza, della statina utilizzata e della dose somministrata". L'efficacia delle statine dipende infatti dalle caratteristiche della molecola e dalla posologia.  

Un importante studio ha inoltre permesso recentemente di mostrare quali farmaci permettono di ridurre la quantità di frazioni piccole e dense di colesterolo cattivo, le più coinvolte nel processo di formazione delle placche aterosclerotiche e quindi le più pericolose.

Come migliorare il trattamento dei pazienti?

Nonostante le certezze a favore della riduzione del colesterolo, i pazienti non considerano ancora adeguatamente i rischi cardiovascolari e raggiungono solo raramente gli obiettivi fissati dal loro medico. Sono molteplici le ragioni alla base di questo paradosso: il colesterolo non dà dolore e quindi è difficile adattarsi ad assumere un farmaco o seguire una dieta restrittiva se non si avvertono sintomi. L’aterosclerosi è infatti una malattia insidiosa i cui segni clinici compaiono tardivamente nella forma di una malattia coronarica o di un attacco ischemico. In genere è solo in seguito all’analisi del quadro lipidico che i pazienti si rendono conto di non essere in linea con gli obiettivi prefissati insieme al medico… Secondo il Professor Ferrières "i pazienti che non hanno mai avuto attacchi cardiaci non si sentono minacciati; nel loro caso il rischio è impercettibile, ma è indispensabile migliorare la loro aderenza al trattamento: a questo scopo l’educazione terapeutica è fondamentale, così come la presa di coscienza dei rischi a cui si va incontro se la terapia non viene seguita in modo corretto".

Un altro elemento-chiave della terapia è la scelta del farmaco: poiché non tutte le statine hanno la stessa efficacia, il medico dovrà adeguare il trattamento in funzione di ogni singolo paziente. Effettuando regolarmente delle analisi sarà possibile trovare la molecola più adatta al malato, con un solo obiettivo: raggiungere il tasso di colesterolo ottimale per il singolo caso (maggiore è il rischio di infarto, ad esempio, più basso dovrà risultare il tasso di colesterolo LDL).

Karine Hurstel

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27/08/2012

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