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Colesterolo: un rischio sottovalutato

Le malattie cardiovascolari sono oggi la principale causa di mortalità, superando per gravità qualunque altra patologia. Nessuno, però, sembra esserne veramente consapevole. Chi si preoccupa del proprio tasso di colesterolo o della propria ipertensione? Eppure il pericolo è sempre presente e causa un decesso ogni 2 secondi. È il momento di reagire!

Colesterolo: un rischio sottovalutato
© Getty Images

Ogni anno, nel mondo, 17 milioni di persone muoiono in seguito a una malattia cardiovascolare; si verifica un infarto ogni 5 secondi e un attacco ischemico ogni 6 secondi… È possibile evitare questa ecatombe? La risposta è sì: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la metà dei decessi e dei casi di invalidità causati da infarto potrebbe essere evitata.  

Prendere coscienza del rischio

Benché alcuni fattori di rischio cardiovascolari come l’età o il sesso non siano modificabili, è possibile agire su altri parametri e in particolare sul tasso di colesterolo, l’ipertensione e la dipendenza dal fumo di tabacco, ed è inoltre molto importante essere consapevoli dei rischi che si corrono… Un’indagine dal titolo "Du fond du coeur" (Con tutto il cuore), condotta su più di 1.500 pazienti con ipercolesterolemia, ha mostrato che la strada da percorrere è ancora lunga.  

All’interno di questa popolazione, che pure è in serio pericolo, il 40% dei pazienti non ha mai sentito parlare di colesterolo buono o colesterolo cattivo… Circa i due terzi (60%) non sono affatto consapevoli dell’elevato tasso di mortalità, il più alto a livello mondiale, correlato alle malattie cardiovascolari. Le metà di questi pazienti, direttamente esposti al rischio di attacco cardiaco, temono di più il più il cancro rispetto all’infarto del miocardio.

"Mentre i pazienti in stadio precanceroso si preoccupano dei rischi che corrono", spiega il Professor Hobbs, dell’Università di Birmingham, "nel caso delle persone con un tasso elevato di colesterolo non avviene lo stesso: anche coloro che presentano un’ipercolesterolemia conclamata non sono consapevoli del loro problema e non ne colgono la reale portata ". Una ragione c’è: le malattie cardiovascolari rappresentano per molti un concetto astratto, poiché spesso non presentano sintomi; l’eccesso di colesterolo infatti non è doloroso e per un paziente risulta difficile immaginare che questa sostanza vada a "intasare" progressivamente le sue arterie, e capire che le arterie possono arrivare ad ostruirsi conseguenze gravissime, se non fatali. Per evitare di arrivare fino quel punto è quindi indispensabile ridurre il livello del colesterolo "cattivo" (LDL) e aumentare quello del colesterolo "buono" (HDL), perciò è ovviamente necessario conoscere il proprio tasso di colesterolo e l’obiettivo del trattamento cui si è sottoposti. L’indagine condotta su alcuni pazienti con ipercolesterolemia ha evidenziato che la metà di essi non conosce il proprio tasso di colesterolo e che circa sette pazienti su dieci non sanno quali siano i valori considerati nella norma; tre quarti dei pazienti, infine, non collegano il rischio di infarto al tasso di colesterolo… Questa carenza di informazione sulla propria malattia è tanto più deplorevole se si considera che esistono trattamenti in grado di contrastarla efficacemente.

Opzioni terapeutiche più adeguate

Se già i pazienti rivelano una così scarsa consapevolezza riguardo ai rischi che corrono, è il caso di abbandonarli alla loro situazione? Alcuni studi hanno dimostrato che alcuni pazienti cardiopatici vengono dimessi dall’ospedale senza la prescrizione di un trattamento per ridurre il colesterolo… Si impone quindi l’esigenza di far capire a tutti, pazienti e personale sanitario, che più il tasso di colesterolo è alto maggiore è il rischio di infarto del miocardio. I pazienti con ipercolesterolemia devono imperativamente essere a conoscenza sia del loro tasso iniziale di colesterolo sia del valore di arrivo che devono sforzarsi di raggiungere. 

 

Colesterolo totale

Colesterolo cattivo (LDL)

Paziente con rischio cardiovascolare basso

Inferiore a 5 mmol/l
o 190 mg/dl

Inferiore a 3 mmol/l
o 115 mg/dl

Pazienti con rischio cardiovascolare elevato

Inferiore a 4.5 mmol/l
o 175 mg/dl

Inferiore a 2.5 mmol/l
o 100 mg/dl

Fonti: Direttive europee relative ai tassi di colesterolo considerati accettabili

I medici non sono privi di armi contro l’eccesso di colesterolo: da diversi anni hanno a loro disposizione dei trattamenti efficaci, in particolare le statine. Se un farmaco non raggiunge l’obiettivo prefissato è necessario provarne un altro, più adatto al caso, ma è importante anche seguire con costanza il paziente, incoraggiarlo ad adottare uno stile di vita più salutare, a curare l’alimentazione, a fare sport, a seguire rigorosamente la terapia prescritta e a misurarne l’efficacia.    

A questo scopo risulta indispensabile effettuare delle analisi del quadro lipidico non solo nei mesi che seguono l’inizio della terapia ma 1 o 2 volte all’anno, per verificare che l’obiettivo di riduzione del colesterolo LDL venga mantenuto nel tempo.

Non trascurare più il tuo colesterolo e non esitare a parlarne con il tuo medico: è insieme a lui che potrai prenderti cura del tuo cuore.  

Aude Maréchaud

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24/08/2012

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