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Il livello di colesterolo varia con le stagioni

Il tasso di colesterolo varia a seconda delle stagioni: più elevato in autunno e in inverno, si riduce in primavera e in estate. Benché questa fluttuazione resti in parte misteriosa, è possibile che questa scoperta abbia delle conseguenze sul trattamento dei pazienti? Facciamo il punto insieme al Dottor Philippe Giral, medico endocrinologo all’ospedale Pitié Salpêtrière di Parigi.

Con le stagioni varia il colesterolo
© Getty Images

Diversi studi in passato hanno già messo in luce variazioni stagionali del tasso di colesterolo, ma pochi sono stati in grado di precisarne l’esatta misura. Alcuni ricercatori americani1 hanno voluto fare chiarezza.

Variazioni più marcate tra le donne

I ricercatori dell’Università del Centro Medico del Massachusetts hanno studiato la variazione stagionale del tasso di colesterolo in 517 volontari di età compresa tra i 20 e i 70 anni. Nel corso di un anno sono stati raccolti diversi parametri ogni tre mesi: dieta, attività fisica, esposizione al sole, informazioni generali di stile di vita e misurazione del colesterolo. Al momento dell’ingresso nello studio, il tasso medio di colesterolo dei partecipanti era di 2,22 g/l per gli uomini e 2,13 g/l per le donne.

Questo tasso è aumentato di 0,039 g/l negli uomini, con un picco in dicembre, e di 0,053 g/l nelle donne, con un picco in gennaio. I divari sono risultati inoltre più marcati nei partecipanti con un tasso di colesterolo elevato al momento dell’ingresso nello studio: sono state osservate variazioni stagionali di circa 0,11 g/l et de 0,18 g/l nei partecipanti con dei tassi di colesterolo inizialmente superiori a 2,40 g/l. Ricordiamo che un tasso di colesterolo che supera i 2 g/l è considerato pericoloso. In questo caso si parla di ipercolesterolemia2.

Una molteplicità di cause

"Queste variazioni stagionali sono note da molti anni grazie a vasti studi condotti negli anni ’80, come quello battezzato Lipid Research Clinics-Primary Prevention Trial" precisa Dottor Philippe Giral, medico nutrizionista all’ospedale Pitié Salpetrière di Parigi. Quali sono le cause del fenomeno? Secondo l’esperto, sono molteplici: "L'attività fisica e la perdita di peso, più elevate in estate, possono risultare in una riduzione del colesterolo. L’inverno, al contrario, è più propizio alla sedentarietà e all’aumento di peso. È inoltre possibile che subentrino fattori ormonali: è noto che l’esposizione al sole può influire sulla secrezione di certi ormoni e influire indirettamente sul tasso di colesterolo".

Gli autori, tuttavia, non hanno riscontrato alcuna variazione statistica in relazione a una modifica della dieta o dell’apporto calorico. La totalità dei partecipanti allo studio presentava un comportamento talmente sedentario nel corso dell’anno che gli autori non hanno attribuito alcun ruolo significativo a un eventuale modifica dell’attività fisica. Variazioni stagionali nell’ambito dell’alimentazione3, dell’attività sportiva o dell’umore4 non sono in grado di spiegare questo fenomeno.

Secondo il principale autore dello studio, il Professor Ira Ockene, questi cambiamenti potrebbero essere dovuti al naturale aumento del volume di sangue che avviene durante i mesi caldi. Il tasso di colesterolo misura la concentrazione di questo ormone nel sangue. Un notevole aumento del volume di sangue determina automaticamente una diminuzione del tasso di colesterolo. Il fenomeno detto emodiluizione in estate e emoconcentrazione in inverno spiegherebbe la maggioranza delle variazioni ", commenta il Dottor Giral.

Delle conseguenze per il trattamento dei pazienti?

"La prima tappa del trattamento dell’ipercolesterolemia si basa sul regime alimentare. Tre-sei mesi più tardi viene effettuata una nuova analisi del sangue, in modo da poter decidere sul proseguimento della terapia, prevedendo eventualmente un trattamento farmacologico", ricorda il Dottor Giral.

Secondo il professor Ockene queste variazioni potrebbero inoltre risultare utili per i pazienti che cercano di combattere l’eccesso di colesterolo modificando lo stile di vita: se iniziano una dieta in estate, i loro sforzi potrebbero essere controbilanciati dal fenomeno dell’emoconcentrazione. Per evitare quindi ai pazienti di scoraggiarsi, non si potrebbe consigliare di iniziare la dieta in inverno?

Ma è il tasso di colesterolo rilevato istantaneamente, qualunque sia la stagione, ad essere pericoloso, o piuttosto la quantità assoluta di colesterolo nell’organismo?

  • Se è l’ultima ipotesi ad essere quella giusta, allora le misure non devono subire alcun aggiustamento. Inoltre i sistemi di controllo della temperatura potrebbero avere un effetto preventivo nei confronti delle malattie cardiovascolari5. Ma i pazienti con un tasso di colesterolo "borderline" in estate dovrebbero sottoporsi a nuove analisi in inverno;
  • Se è la quantità totale di colesterolo ad essere la più pericolosa, il fenomeno di emoconcentrazione potrebbe portare a diagnosticare erroneamente un’ipercolesterolemia nei pazienti sottoposti ad analisi durante l’inverno.

Gli autori non erano però propensi a raccomandazioni in base alla stagione: secondo loro i risultati avrebbero dovuto rafforzare l’esigenza di focalizzarsi sul colesterolo LDL (il colesterolo cattivo, che varia meno nel tempo) e non sul colesterolo totale.

Secondo il dottor Giral le variazioni stagionali osservate non giustificano alcuna misura terapeutica particolare: "Al di là del tasso ematico, gli effetti negativi del colesterolo LDL sono legati inoltre alla sua ossidazione e al potere di penetrazione e di ritenzione di questa lipoproteina all’interno della parete delle arterie. In breve, al di là del semplice criterio quantitativo (il tasso nel sangue), esiste un criterio qualitativo di valutazione del colesterolo. Lo studio condotto a Lione 6 ha così permesso di precisare che un regime basato sulla dieta mediterranea è in grado di ridurre la mortalità cardiovascolare del 65 %, senza però modificare significativamente il tasso di colesterolo: l’alimentazione è quindi in grado di ridurre non solo il livello di colesterolo cattivo ma anche il rischio cardiovascolare nel suo complesso.

È importante ricordare che non bisogna mai interrompere da soli il trattamento: è il medico a dover decidere. Ricorda infine che attualmente esistono nuove molecole in grado di migliorare notevolmente la presa in carico dei pazienti, che normalizzando il loro tasso di colesterolo vedono ridursi il rischio di eventi cardiovascolari.  

David Bême 

1 - Arch Intern Med 26 april, vol. 164: 863-870
2 – Raccomandazioni sul trattamento dell’ipercolesterolemia
3 - Am j epidemiol. 2001;153:172-183
4 - J Biol Rhythms 2000;15:344-350
5 - JAMA 1997;278:1012-1014
6 - Lancet 1994; 343: 1454-1459

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25/05/2015

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