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Colesterolo: la consapevolezza dei rischi

Gli europei sono male informati sui rischi correlati a un accesso di colesterolo nel sangue, e anche i pazienti cardiaci tendono a sottovalutare la gravità del problema: è quanto è stato confermato dagli studi clinici presentati in occasione del XXII Congresso della Società Europea di Cardiologia. Tuttavia, trasformando il paziente in protagonista della propria terapia è possibile ridurre considerevolmente l’ipercolesterolemia.

Colesterolo: la consapevolezza dei rischi
© Getty Images

Una concentrazione troppo elevata di colesterolo nel sangue rappresenta uno dei fattori di rischio principali delle malattie che colpiscono le coronarie (angina pectoris, infarto del miocardio), poiché favorisce il deposito di grassi sulla parete interna dei vasi sanguigni (aterosclerosi).

Colesterolo, questo sconosciuto (in Europa)

Nonostante le varie campagne di informazione, gli effetti nocivi dell’eccesso di colesterolo resta tuttavia in gran parte sconosciuto al grande pubblico. I risultati dello studio React (Reassessing European attitudes about Cardiovascular Treatment), condotto su circa 5.104 soggetti di età compresa tra i 40 e i 70 anni e su 754 medici, appartenenti a cinque nazioni europee (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Svezia) hanno infatti evidenziato che:

  • Solo la metà degli adulti sa che un eccesso di colesterolo nel sangue è correlato a un aumento del rischio di malattie coronariche;  
  • Più dell’80% degli europei ammette di non preoccuparsi del proprio tasso di colesterolo e più dei due terzi non ha alcuna idea di quali siano i valori ottimali del colesterolo nel sangue.

Gli europei sottovalutano la gravità delle malattie coronariche

L’indagine ha inoltre rivelato che il 47% degli italiani ignora il fatto che le malattie coronariche rappresentano una delle principali cause di mortalità, contro il 60% dei francesi che però sono risultati i più informati sul livello di colesterolo da non oltrepassare. Più in generale, dallo studio è quindi emerso che tra gli europei i rischi derivanti da un eccesso di grassi nel sangue sono spesso sottovalutati.  

Gli europei intervistati hanno inoltre indicato di ricevere le informazioni sul colesterolo in primo luogo dal proprio medico (60 %), più che dalla televisione (40 %) o dalle riviste (35 %). Tuttavia la comunicazione tra medico e paziente non sembra essere sempre efficace.

In tutti i paesi oggetto dello studio, infatti, i medici di base hanno mostrato la tendenza a sopravvalutare la conoscenza dei rischi legati al colesterolo da parte del grande pubblico: più del 90 % ritiene che i propri pazienti siano al corrente degli effetti nocivi di un eccesso di colesterolo in relazione alle malattie coronariche. In base ai risultati esposti in precedenza, però, i conti non tornano…

Educazione e auto-misurazione : due strumenti al servizio dei pazienti

Oltre alla necessità di condurre delle nuove campagne di informazione, la presa di coscienza potrebbe essere facilitata dall’auto-misurazione del colesterolo, secondo un principio analogo alle indicazioni seguite dai diabetici trattati con insulina.

Uno studio condotto da un’équipe di cardiologi diretta da Johannes Schaar, dell’Università di Essen, ha sottolineato i vantaggi di questa soluzione: nei pazienti coronarici che seguivano il trattamento convenzionale, basato sui consigli dietetici e sui farmaci, la possibilità di misurare regolarmente da soli a casa il tasso di colesterolo ha permesso, dopo sei mesi, di ridurre il tasso di colesterolo in maniera più significativa (1,55 grammi per litro contro 1,70).

Le tecniche di auto-misurazione potrebbero quindi aumentare l’impatto dei programmi di educazione dei pazienti (consigli alimentari da parte di un dietologo, consulenza telefonica, opuscoli informativi, incontri di proseguimento e di motivazione).  

I vantaggi di questo approccio si spiegano in termini di impatto psicologico, ovviamente, ma anche in considerazione del fatto che il tasso di colesterolo varia molto in base alle modifiche dell’alimentazione e dello stile di vita. L’auto-misurazione consente quindi di tenere meglio sotto controllo l’evoluzione del rischio e di adeguare in base ad essa il regime dietetico.

Jean Laurent

Source: XXII congresso della Società Europea di Cardiologia, 2000

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11/10/2012

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