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Il colesterolo: un guastafeste per gli anziani?

L’eccesso di colesterolo può causare varie complicanze cardiovascolari: agendo su questo grasso naturale è quindi possibile contrastare la principale causa di mortalità nei paesi occidentali. Negli anziani, però, l’elevata assunzione di farmaci o la concomitanza di molteplici fattori di rischio fa della lotta all’ipercolesterolemia un vero rompicapo.

Il colesterolo negli anziani
© Getty Images

Le malattie cardiovascolari causano in Italia più di 200.000 decessi all’anno. È possibile ridurre l’incidenza di questo flagello intervenendo sui fattori di rischio, in primo luogo sull’eccesso di colesterolo, considerato il principale responsabile, ma il trattamento dell’ipercolesterolemia varia in funzione dell’età.

Dai 50 anni: il colesterolo al centro del mirino!

Il rischio cardiovascolare aumenta con l’età e diventa più preoccupante dopo i 50 anni. Le donne sono in genere risparmiate fino all’età di 55 anni e gli uomini fino a 45, ma queste medie tengono solo in parte conto delle situazioni reali, in cui possono subentrare gravi complicanze come l’infarto del miocardio o l’attacco ischemico. Il controllo del tasso di colesterolo diventa quindi la principale preoccupazione alla soglia della terza età. Prevenire è meglio che curare… Per evitare delle sgradite sorprese leggendo il referto delle prossime analisi, è consigliabile seguire dei semplici consigli sullo stile di vita per mantenere la arterie in buona salute. Un’alimentazione equilibrata – che escluda in particolare i grassi animali (latte, formaggio, burro, panna, uova, insaccati…) – e un po’ di esercizio fisico consentono in genere di mantenere il colesterolo entro livelli ragionevoli.

Nel caso di un paziente di 50 anni affetto da ipercolesterolemia, le stesse armi utilizzate per la prevenzione possono essere efficaci anche a fini terapeutici. In caso di sovrappeso, un regime dietetico specifico e dell’attività fisica costituiscono le prime armi contro questo grasso di origine naturale. Il medico adatterà queste due componenti in base all’età del paziente: ovviamente non sarà il caso di iscrivere una persona sedentaria di 65 anni alla maratona di Venezia!

Se le analisi non si normalizzano, è il caso di iniziare con la terapia farmacologica: tra gli ipolipidemizzanti, le statine e i fibrati sono i più comunemente utilizzati.  

Anziani: precauzioni specifiche

La presa in carico di una persona anziana non rientra nel trattamento di routine: questa fascia di età possiede delle caratteristiche che possono dare del filo da torcere ai medici, poiché oltre a presentare spesso molteplici fattori di rischio concomitanti, rappresenta una delle popolazioni che consumano il maggior numero di farmaci. Le persone anziane assumono infatti quattro volte il numero di farmaci rispetto agli adulti più giovani.   

Il fenomeno si intensifica ulteriormente con l’avanzare dell’età: i soggetti di età compresa tra i 65 e i 74 assumono circa quattro famaci al giorno e quelli con più di 85 anni circa cinque. Più della metà di questi prodotti farmacologici sono specifici per l’apparato cardiovascolare1.

Se non vuole aggiungere un nuovo farmaco alla lunga lista delle prescrizioni quotidiane, il medico si trova di fronte a un curioso dilemma, poiché di fronte a un caso di ipercolesterolemia in un soggetto anziano dovrà indurre quest’ultimo a intervenire su tutti i fattori di rischio, come sovrappeso, alimentazione, dipendenza dal fumo… Sfortunatamente, però, le abitudini acquisite nel corso di decenni sono talvolta tenaci e difficili sa sradicare. È possibile cambiare drasticamente il proprio stile di vita a 60 o 80 anni? Non sempre è facile!

Comunque sia, la scelta del trattamento va adattata di volta in volta al singolo caso. "Al di là del semplice criterio dell’età anagrafica in senso stretto, è ovviamente l’età fisiologica del paziente, considerata in tutte le sue componenti, a dover orientare la prescrizione sulla base del risultato delle analisi", ci spiega il dottor Didier Méjean, medico generico a Mennecy.

La quarta età: una fascia controversa

Nella stessa misura in cui l’ipercolesterolemia è giudicata molto pericolosa prima dei 70 anni, il suo ruolo al di sopra di questa età permane tuttora controverso: tra gli ottuagenari il rischio di malattie cardiovascolari sembra meno legato all’eccesso di colesterolo.

Uno studio sulle popolazioni mediterranee2 ha dimostrato che nei soggetti di oltre 70 anni dei tassi di colesterolo molto alti ma anche dei livelli molto bassi sono correlati a un forte tasso di mortalità. Alcune ricerche, tuttavia, vanno oltre: da uno studio pubblicato nel 2001 sulla rivista The Lancet3, condotta su più di 3500 uomini di età compresa tra 71 e 93 anni, è emerso che i soggetti anziani con dei tassi di colesterolo molto bassi presenterebbero un aumentato rischio di mortalità. Benché siano ristretti a soggetti di sesso maschile e di origine asiatica, questi risultati sono sorprendenti, e i ricercatori si sono scervellati per fornire una spiegazione del fenomeno, avanzando in particolare tre ipotesi: bassi livelli di colesterolo potrebbero a lungo termine avere un effetto deleterio, il colesterolo potrebbe contribuire a produrre ormoni con un effetto benefico sull’organismo, o infine i soggetti vulnerabili con tassi elevati di colesterolo andrebbero incontro a morte a un’età inferiore ai 70 anni, mentre quelli che raggiungono un’età avanzata potrebbero beneficiare dei fattori protettivi.

"La popolazione con età superiore ai 70 anni accumula spesso non solo molteplici fattori di rischio cardiovascolare, ma anche patologie multiple (epatica, renale…), e deve inoltre tener conto dei potenziali effetti indesiderati dei farmaci prescritti e delle loro interazioni con altri farmaci.

Alcune malattie, come l’insufficienza renale o alcune patologie epatiche, riducono le possibilità di trattare farmacologicamente l’ipercolesterolemia, mentre la malattia di Alzheimer può compromettere l’aderenza al trattamento", sottolinea il Dottor Méjean.

È possibile, infine, che un livello basso di colesterolo rappresenti un indicatore di cattiva salute e nascondere uno stato di malnutrizione, molto frequente nell’anziano.  

Il trattamento dell’ipercolesterolemia nel paziente anziano richiede quindi un certo numero di precauzioni. Le ricerche condotte sugli effetti dei farmaci ipolipidemizzanti sui soggetti con età superiore ai 70 anni sono rare: l'Agence Française de Sécurité Sanitaire de Produits de Santé (Afssaps)4 e l'Agence Nationale d'Accréditation en Santé (ANAES)5 hanno quindi sospeso il giudizio sul trattamento dell’ipercolesterolemia in questi soggetti anziani che non hanno precedenti di problemi cardiovascolari.

Marie Brossoni

1 - Gérontologie et Société, n°103, (2003), 13-27.
2 - Rev Prescrir 1990;10:250-257
3 - Lancet, 04 august 2001, vol. 358, n°9279, pp.351-355
4 - AFSSAPS, La prise en charge thérapeutique du patient dyslipidémique (Il trattamento del paziente dislipidemico) -
    Brochure Mai 2000.
5 - ANAES, Ipolipidemizzanti. Giugno 1999.

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24/08/2012

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