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Il trapianto di pancreas

Eseguito nella maggior parte dei casi in associazione al trapianto di rene, questo intervento può regalare una qualità di vita notevolmente migliore ai malati di diabete di tipo 1.

Il trapianto di pancreas
© Getty Images

Sono oltre 20 mila i trapianti di pancreas effettuati dal 1966, quando Richard Lillehei e William Kelly eseguirono il primo sull’uomo nello Stato del Minnesota (Usa). Questo intervento, che prevede appunto il trapianto del pancreas ottenuto da un donatore deceduto, è indicato per chi soffre di diabete mellito insulino dipendente, detto anche diabete di tipo 1. Nell’85-90% l’intervento viene eseguito in associazione al trapianto di rene (la procedura viene chiamata Pak) in malati di diabete di tipo 1 con insufficienza renale cronica o allo stadio terminale. Un altro 7-10% dei trapianti di pancreas è poi effettuato su pazienti affetti da diabete di tipo 1 già sottoposti precedentemente a trapianto di rene. Infine, un terzo tipo di malati per i quali è indicato l’intervento, sono gli affetti da diabete, sempre di tipo 1, con normale funzione renale, ma pessimo equilibrio glicemico, in cui i rischi dell’operazione risultano quindi meno gravi della malattia.

Nonostante la necessità di seguire per il resto della vita una terapia immunosoppressiva, i risultati di questo tipo di trapianto sono in genere molto buoni: a cinque anni dall’intervento circa l’80% dei pazienti ha un pancreas ben funzionante. In caso di trapianto combinato, è poi possibile prevenire e trattare i casi di rigetto prima ancora che si manifestino: eventuali anomalie nella funzionalità del rene funzionano, infatti, come avvertimento del prossimo ricetto del pancreas.

Come funziona il trapianto di pancreas

Il trapianto combinato di rene e pancreas richiede generalmente circa sei ore e prevede che il pancreas nativo sia lasciato in sede per continuare a provvedere alle normali funzioni digestive, mentre il duodeno (una parte dell'intestino del donatore in collegamento con il pancreas) verrà collegato all’intestino del ricevente, permettendo ai succhi digestivi prodotti dal nuovo pancreas di essere espulsi attraverso il tratto gastrointestinale.

Sembra che l’età del donatore sia particolarmente determinante per la riuscita di questo trapianto, per questo il normale limite di 45-50 viene in tal caso abbassato ai 40.

Oggi esiste, inoltre, la possibilità di ricevere l'organo da una persona vivente (per questo tipo di intervento il centro di Minneapolis – in Minnesota, negli Usa – è uno dei più all'avanguardia nel mondo), praticato con pancreasectomia distale in laparoscopia, con conservazione della milza.

Cecilia Lulli

Scritto da

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14/11/2013

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