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Il trapianto di midollo osseo

I trapianti di midollo permettono di trattare un cancro e, sebbene il trattamento classico non sia sufficientemente efficace, rappresentano una speranza reale. Diversi metodi permettono di ricostituire il midollo osseo di un malato.

Il trapianto di midollo osseo
© Getty Images

Tuttavia, poiché sono necessari donatori compatibili, la maggior parte dei trapianti viene realizzata con le cellule del paziente stesso. In attesa di midollo donatore o reduce dall'intervento chirurgico, scopri le nozioni basilari su questo tipo di trapianto: perché viene effettuato, come si svolge l'operazione, il follow-up subito dopo l'intervento e nel lungo termine.

Diversi tipi di trapianto di midollo

È all'interno del midollo osseo, contenuto nelle ossa, che vengono prodotte le cellule staminali dalle quali si formeranno le cellule ematiche. Il trapianto di midollo è un tipo particolare di trapianto, in quanto è possibile trapiantare nel malato il midollo del paziente stesso (autotrapianto) o il midollo di un donatore (allotrapianto). Se il donatore è un gemello omozigote, nel cui caso si ottengono i risultati migliori, si parla di trapianto singenico.

I motivi del trapianto di midollo

Un trapianto può essere indicato per trattare in modo più intenso un cancro, in particolare un tumore del sangue, somministrando un trattamento molto potente per eliminare le cellule tumorali. Questo trattamento è tossico per le cellule che si rinnovano rapidamente, come nel caso delle cellule tumorali e, purtroppo, di quelle del midollo. Il trapianto di midollo permette di ricostituire rapidamente il midollo distrutto. La maggior parte dei trapianti (80%) viene effettuata a questo scopo. Tuttavia, molti casi di cancro possono guarire senza ricorrere al trapianto di midollo. Poiché il trapianto può avere complicazioni gravi, viene proposto solo nei casi in cui gli altri trattamenti non abbiano portato ai risultati auspicati.

Quando fare il trapianto di midollo osseo?

Nel 20% dei casi i trapianti vengono eseguiti per il trattamento di altre malattie, come le aplasie midollari, ovvero quando il midollo è stato distrutto, ad esempio, da una sostanza tossica o in seguito a un'infezione. Il trapianto può anche avere come scopo la ricostituzione di midollo normale in persone che, per cause genetiche, presentano cellule anomale: anomalie dei globuli rossi o dei linfociti, responsabili dei deficit immunitari…

Le tecniche di trapianto di midollo

Nel 2002, 315 donatori imparentati e 111 donatori non imparentati hanno donato midollo osseo. Nello stesso anno, 104 adulti e 56 bambini si sono sottoposti a prelievo del midollo osseo con cui effettuare un autotrapianto. I trapianti di midollo vengono effettuati con frequenza sempre minore, in favore di altre due tecniche: la citoaferesi e il trapianto di sangue cordonale.

La citoaferesi permette di prelevare cellule staminali dal sangue. Dopo aver somministrato un farmaco che favorisce il passaggio delle cellule dal midollo al sangue, si inserisce un catetere in una vena di grandi dimensioni e il sangue viene aspirato in un dispositivo per la selezione cellulare. Qui, le cellule staminali vengono selezionate e prelevate, mentre il resto del sangue viene iniettato nuovamente nella circolazione sanguigna. Per eseguire la procedura occorrono generalmente 4 o 5 ore. Nel 2002, sono state effettuate 7.290 citoaferesi in 3.740 persone allo scopo di ottenere cellule staminali. La stragrande maggioranza è destinata ad autotrapianti (91,5% dei casi) realizzati molto spesso per trattare casi di cancro.

Il trapianto di sangue cordonale consiste nel trapiantare le cellule del sangue placentare, prelevate dal cordone ombelicale del neonato subito dopo la nascita. Queste cellule hanno la particolarità di moltiplicarsi rapidamente e di comportare rischi minori di rigetto poiché sono ancora immature. È quindi possibile realizzare un trapianto anche in assenza di compatibilità HLA totale. I prelievi di sangue cordonale vengono congelati e conservati in apposite banche. Nel 2002 sono stati realizzati 47 trapianti di sangue cordonale.

Oggi queste diverse tipologie di trapianto vengono definite come "trapianto di cellule staminali emopoietiche".  

Nel 2002, 699 malati sono stati iscritti nell'elenco dei pazienti in attesa di un allotrapianto gestito dall'Istituto francese dei trapianti, sostituito oggi dall'Agenzia di biomedicina. Un donatore compatibile è stato ricercato nei registri internazionali di volontari e nelle banche internazionali in cui vengono conservate oltre 135.000 unità di sangue placentare.

Trapianto di midollo: il rischio di rigetto

Il rischio di rigetto è particolarmente elevato per i trapianti di midollo ed è quindi indispensabile che donatore e ricevente siano il più affini possibile nel sistema HLA, il sistema di riconoscimento principale delle cellule estranee da parte del sistema immunitario. Un quarto dei malati ha un fratello o una sorella HLA compatibile. Per loro il trapianto, se indicato, può essere rapido.

Gli altri pazienti invece potranno essere sottoposti a trapianto solo se sarà possibile trovare un donatore anonimo HLA compatibile nei registri dei donatori volontari. Le possibilità sono limitate: una su un milione, se non addirittura inferiori per i gruppi rari. Alla fine del 2001, 6,6 milioni di potenziali donatori erano iscritti ai registri mondiali e più di 100.000 al registro francese (di cui le donne rappresentavano più del 60%). Il midollo viene prelevato nei donatori volontari solo se i controlli incrociati tra registri e liste d'attesa per il trapianto individuano una richiesta per un malato HLA compatibile.

Sono pochi i trapianti che vengono realizzati con questo sistema. Nel 2002, 919 persone hanno ricevuto 932 allotrapianti; in 657 casi il midollo da trapiantare proveniva da un donatore imparentato e solo in 275 casi da un donatore non imparentato. Nella maggior parte dei casi si trattava di trapianti di midollo osseo (54% dei casi), nonostante sia in aumento il numero di trapianti di cellule staminali emopoietiche (40% dei casi). I riceventi erano complessivamente molto giovani, visto che l'età media era pari a 34 anni. Solo l'11% aveva un'età superiore ai 55 anni. I trapianti di sangue del cordone ombelicale rappresentavano solo il 5% dei casi. Questi allotrapianti erano giustificati da una malattia cancerosa di natura ematica nell'85% dei casi.

Di fatto, gli autotrapianti sono molto più frequenti degli allotrapianti, a causa soprattutto delle difficoltà di trovare un donatore compatibile. Nel 2002, 2.688 malati hanno ricevuto 3.093 autotrapianti, generalmente di origine ematica (97,6% dei casi). L'età media dei malati era 47 anni. L'83% era affetto da una malattia ematica maligna (nella maggior parte dei casi da linfomi non Hodgkin, mieloma o più raramente da leucemia), il 16% da un tumore maligno (per lo più, cancro al seno).

Dott.ssa Chantal Guéniot

Dati forniti dall'Istituto francese dei trapianti

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18/11/2013

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