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Il trapianto di laringe e trachea

La realizzazione di organi artificiali e lo studio delle cellule staminali stanno aprendo le porte a nuove possibilità di intervento.

Trapianto di laringe e trachea
© Getty Images

L'intervento su Brenda Jensen: la voce dopo 11 anni di silenzio

Nel gennaio 2011 la notizia ha fatto il giro del mondo: la 52enne californiana Brenda Jensen era tornata a comunicare con il mondo e a sentire i sapori grazie a un trapianto completo di laringe e parte della trachea, effettuato nell’ottobre precedente al David Medical Centre di Sacramento da un’equipe internazionale di chirurghi, fra i quali l’italiano Paolo Macchiarini.

Si trattava del secondo trapianto di laringe al mondo – il primo era avvenuto alla fine degli anni ‘90 alla Cleveland Clinic in Ohio – e aveva avuto ottimi risultati, visto che la donna aveva pronunciato le sue prime parole appena due settimane dopo. Un grande successo, se si considera che l’operazione si era protratta per ben 19 ore ed era stata estremamente complicata. A rendere particolarmente difficile l’intervento – durante il quale i chirurghi hanno lavorato divisi in due team, ciascuno impegnato su un lato della gola della donna – è stata la necessità di effettuare in microchirurgia, oltre all’innesto dei nuovi organi e tessuti (laringe, tiroide e 6 centimetri di trachea del donatore), le connessioni muscolari e nervose, quelle vocali e della deglutizione. Tanto che successivamente la Jensen ha dovuto sottoporsi a esercizi di riabilitazione per rafforzare le corde vocali e imparare a deglutire di nuovo.

Ma superato questo primo periodo, lo step finale è quello arrivare a condurre una vita normale, a parte seguire la terapia immunosoppressiva necessaria in seguito a qualsiasi tipo di trapianto. Anche perché, secondo quanto spiegato dai medici, benché organi e tessuti siano stati prelevati da donatore, la nuova voce, dopo il trapianto, dovrebbe essere pressoché la stessa che il ricevente aveva in origine. Il modo in cui parliamo è, infatti, in buona parte una combinazione determinata da come muoviamo labbra e lingua, e un ruolo decisivo è svolto anche dai polmoni e funzioni cerebrali.

Il trapianto di laringe per chi utilizza apparecchi elettronici

Questo primo intervento, così ben riuscito, ha rappresentato una pietra miliare nella storia della medicina, anche perché ha aperto la porta a trapianti analoghi per altre persone che, a causa di malattie o traumi alla laringe, sono costrette a parlare utilizzando apparecchi elettronici. Inoltre ha dato il là a nuovi studi, e quindi progressi, nei trapianti di faccia, oltre che nello sviluppo dell’ingegneria dei tessuti.

Una protesi di laringe artificiale per i malati di cancro

Nel frattempo, la scienza sta percorrendo anche la strada delle protesi. Per esempio, i ricercatori dell'ospedale universitario di Strasburgo, guidati da Christian Debry, stanno studiando la possibilità di ridare la voce ai malati di cancro che hanno dovuto subire l’asportazione della laringe sostituendola con una artificiale, anche perché, tra le altre cose, l’uso dei farmaci antirigetto necessario in caso di trapianto da donatore è stato collegato al rischio di recidiva del tumore.

Lo scorso anno il professor Debry ha già effettuato con successo un intervento di questo tipo su un paziente di 65 anni, alimentando le speranze di molti, anche se si dovranno ancora eseguire numerosi studi clinici prima che l’impianto della laringe artificiale diventi un test di routine.

Cecilia Lulli

Scritto da

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10/12/2013

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