Home  
  
  
    Il trapianto di cuore
Cerca

I trapianti
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Il trapianto di cuore

Nonostante un esordio non propriamente di successo, oggi ogni anno questo intervento salva la vita a moltissime persone affette da malattie altrimenti fatali.

Il trapianto di cuore
© Getty Images

Quando venne eseguito per la prima volta, il 3 dicembre 1967, dal chirurgo sudafricano Christiaan Barnard non ebbe grande successo, visto che il paziente, il 55enne Louis Washkansky, morì dopo appena 18 giorni. Ma già la volta successiva, circa un mese dopo, lo stesso Barnard ebbe ben più successo e regalò 19 mesi al dentista Philip Bleiberg. 

Da allora la medicina ha fatto passi da gigante, tanto che oggi la sostituzione di un cuore malato con quello sano prelevato da un donatore salva la vita a molte persone affette da cardiopatia grave, per la quale non siano disponibili altre cure. E potrebbe regalare un futuro a molti più malati se solo salisse il numero dei donatori. In Italia, per esempio, il fabbisogno nazionale di cuori si aggira attorno agli 800 all’anno, ma sono appena nell’ordine dei 300 i trapianti effettuati ogni 12 mesi.

Il trapianto di cuore: come funziona?

Il cuore del paziente viene sostituito con quello di un donatore del quale è stata dichiarata la morte cerebrale, che viene prelevato poche ore prima dell’intervento e conservato, in ambiente sterile, a bassa temperatura. Eseguita – solo in centri specificamente autorizzati dal Ministero della Salute –  in anestesia generale e in circolazione extracorporea, l’operazione richiede il taglio e la successiva sutura con fili metallici dello sterno (detta sternotomia).

In seguito è necessaria una degenza in ospedale di circa tre settimane, seguita da periodici controlli. Dal momento del trapianto, per scongiurare il rischio di rigetto, è inoltre indispensabile seguire a tempo indeterminato una terapia immunosoppressiva, volta cioè a ridurre l’aggressione, da parte del sistema immunitario, del nuovo organo, percepito come estraneo. Altri rischi sono quelli di comparsa di infezioni, ipertensione, diabete, insufficienza renale.

Ad ogni modo, le aspettative di vita sono oggi molto buone (le probabilità di sopravvivenza sono intorno all’85% a un anno, del 70-75% a cinque anni, del 65% circa a 10 anni), soprattutto se confrontate con quelle dei malati di cuore, e nella maggior parte dei casi l’operazione consente una buona qualità di vita, con possibilità si svolgere tutte le normali attività quotidiane, compresi il lavoro e sport a scopo ricreativo.

La lista d'attesa

Per arrivare al trapianto è necessario essere iscritti nell’apposita lista di attesa, alla quale si può accedere solo se non si presentano controindicazioni all’intervento (come infezioni, diabete, malattie sistemiche, tumori…). I candidati sono divisi in categorie d'urgenza sulla base di caratteristiche cliniche obiettive e il potenziale ricevente viene individuato anche in base ad alcuni parametri di compatibilità con l’organo disponibile.

Cecilia Lulli

Scritto da

Commenta
03/12/2013

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale