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Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche

Sfruttata contro le malattie del sangue e alcune forme tumorali, questa procedura sta dando risultati sempre migliori in quasi tutti i pazienti.

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche
© Getty Images

Che cos'è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche?

Le cellule staminali ematopoietiche o CSE o HSC (Hematopoietic Stem Cells in inglese), sono quelle staminali che danno origine a tutte le cellule del sangue, come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il trapianto di queste cellule – spesso derivate dal midollo osseo, dal cordone ombelicale o dalla placenta, ma oggi prelevabili anche attraverso il sangue, dopo un’adeguata preparazione del donatore – è una proceduta medica sfruttata in ematologia e oncologia.

Questo trapianto interessa quasi sempre persone affette dal malattie del sangue o del midollo osseo, come mieloma multiplo o leucemia, ma anche anemia falciforme, linfomi o neuroblastoma. L'obiettivo è quello di fornire al ricevente cellule staminali sane che si differenzino in cellule ematiche per rimpiazzare gli elementi cellulari deficitari e/o patologici del ricevente. Nel 2012, sono stati 4661 i trapianti di questo tipo effettuati solo in Italia.

Come funziona il trapianto di cellule staminali ematopoietiche

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, può essere di due tipi, autologo o eterologo. Nel primo caso le cellule per il trapianto vengono prelevate dal paziente e conservate a basse temperature, per essere infuse nuovamente dopo un trattamento chemio/radioterapico, mirato ad eliminare cellule maligne, al costo della distruzione parziale o completa del midollo.

Questo tipo di procedura ha due vantaggi: un minor rischio d’infezione e una bassa incidenza dei casi di rigetto, visto che donatore e ricevente sono la stessa persona.

Il trapianto eterologo, consiste, invece, nell’infusione, sempre dopo trattamento chemio/radioterapico, di cellule staminali ematopoietiche prelevate da un donatore sano geneticamente compatibile.

Oggi la fonte più comune di staminali ematopoietiche per il trapianto allogenico sono cellule prelevate dal sangue periferico, ossia prelevate dal sangue attraverso un processo chiamato aferesi: estratto con un ago sterile dal braccio del donatore, il sangue viene fatto passare attraverso una macchina che separa le cellule bianche del sangue, per poi restituire i globuli rossi al donatore. Quest’ultimo, per potenziare la quantità di staminali prelevate, viene sottoposto a quotidiane iniezioni di farmaci in grado di mobilitare le cellule dal midollo osseo alla circolazione periferica.

È difficile dare indicazioni precise per quanto riguarda la prognosi dopo un trapianto di questo tipo, perché molto dipende dal tipo di malattia, dallo stadio, dalla fonte di cellule staminali, dalla compatibilità e dal regime di conservazione. Ad ogni modo, questo offre una possibilità di guarigione o almeno di remissione a lungo termine se si riesce a superare il rischio di rigetto e le infezioni che possono presentarsi come conseguenza dei trattamenti immunosoppressivi cui si viene sottoposti. Inoltre, negli ultimi anni i tassi di sopravvivenza sono gradualmente aumentati in quasi tutti i pazienti.

Cecilia Lulli

Scritto da

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13/12/2013

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