Home  
  
  
    Trapianto di midollo: il follow up
Cerca

I trapianti
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Cosa succede dopo un trapianto di midollo?

Sono necessari diversi mesi, a volte anche due anni, perché la persona sottoposta a trapianto ristabilisca difese immunitarie pienamente efficienti.

Trapianto di midollo: il follow up
© Getty Images

Durante questo periodo, è necessario evitare i luoghi sovraffollati, come i centri commerciali, i cinema, le feste… Dopo il ricovero ospedaliero, il paziente è tenuto ad avvisare immediatamente il medico del minimo segno che può far presupporre un'infezione o una recidiva (febbre, dolori, diarrea…). La complicazione principale, in casi di allotrapianto, è la malattia del trapianto contro l'ospite, più frequente nei pazienti più anziani e in coloro nei quali sono state trapiantate cellule non perfettamente compatibili. Si tratta di una reazione immunitaria delle cellule del midollo donato contro gli organi del ricevente.

Tale reazione può essere acuta nei primi tre mesi in seguito al trapianto, o cronica, costituendo una vera e propria malattia. L'intensità della reazione è variabile, ma nei casi più gravi può avere serie ripercussioni sulla vita quotidiana della persona e può rappresentare un rischio di vita per il paziente, anche nei casi in cui l'affezione per la quale era stato effettuato il trapianto sia guarita. Nella maggior parte dei casi, la reazione si manifesta con segni cutanei (rossori e bruciature della pelle) o digestivi (diarrea, nausea, perdita dell'appetito…) Un trattamento immunosoppressore risulta quindi essere indispensabile, sebbene aumenti il rischio di contrarre infezioni.

Infine, nel caso in cui il trapianto sia stato effettuato per trattare un cancro, è possibile che insorga una recidiva durante i primi anni. È quindi necessario sottoporre il paziente a esami del sangue regolari per rilevarne la presenza. Queste recidive sono più frequenti in persone che non hanno manifestato la malattia del trapianto contro l'ospite, il che sottolinea l'effetto terapeutico che può avere la reazione immunitaria scatenata dal midollo trapiantato, che può attaccarsi alle cellule tumorali. Per concludere, gli allotrapianti permettono un migliore controllo tumorale, sebbene determinino complicazioni maggiori.

Dott.ssa Chantal Guéniot

Dati forniti dall'Istituto francese dei trapianti

Commenta
18/11/2013

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale