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Trapianti: ultime novità e speranze per il futuro

Grazie alla ricerca scientifica negli ultimi anni la medicina ha fatto grandi passi avanti in campo trapiantologico, perfezionando tecniche prima sperimentali e aprendo le porte a nuove possibilità. Alcune di queste sono oggi realtà, altre speranze per un futuro non troppo lontano. Vediamo quali sono.

Novità e speranze per il futuro
© Getty Images

Ne è passato di tempo da quando, all’inizio del 1902, il chirurgo Alexis Carrel, mise a punto la tecnica per congiungere due vasi sanguigni che aprì le porte ai trapianti. Da allora sono stati ottenuti grandi successi in questo campo, eppure la ricerca è ancora impegnata a studiare nuovi metodi e cercare soluzioni ad alcuni problemi come il rischio di rigetto e l’impossibilità di soddisfare le necessità di tutti i malati in lista d’attesa.

“Oltre alla ormai nota possibilità di rigetto, ci sono altri rischi cui è esposta una persona sottoposta a trapianto” spiega il professor Antonio Famulari, presidente della Sito, Società Italiana Trapianti di Organo, e docente di Chirurgia generale dei trapianti d’organo all’Università dell’Aquila. “ Per esempio problematiche di natura infettiva e un lieve innalzamento dell’incidenza delle malattie tumorali, entrambe legate alla terapia immunosoppressiva che il paziente trapiantato deve seguire per ridurre al minimo le probabilità di rigetto. E poi anche disturbi di tipo cardiovascolare, collegati alle condizioni cliniche del malato prima dell’intervento, che possono aggravarsi successivamente”. Fortunatamente le armi a disposizione degli specialisti sono sempre più raffinate ed efficaci. È per esempio il caso della terapia immunosoppressiva. “Oggi” spiega il professor Famulari “possiamo ottenere effetti migliori con dosaggi più bassi e minori effetti collaterali”.

Un’altra strada intrapresa nel tentativo di dare risposta alla carenza di organi è quella dello xenotrapianto, cioè dell’utilizzo di organi o tessuti di specie animali, ma la materia di studio e sperimentazione più all’avanguardia e in rapida crescita riguarda le cellule. Le cellule trapiantate, o più correttamente, infuse, sono le staminali, cellule presenti in ogni organismo con la funzione di rigenerare e produrre altri tessuti. Hanno due caratteristiche fondamentali: non hanno ancora una funzione precisa all’interno dell’organismo e possono riprodursi in maniera pressoché illimitata. Le cellule staminali emopoietiche, cioè progenitrici di quelle sanguigne, sono prelevabili dal midollo osseo e dal sangue presente nel cordone ombelicale al momento del parto e vengono già sfruttate per la cura di alcune malattie come leucemie e linfomi, ma sono ora allo studio altre possibilità terapeutiche: per esempio il loro utilizzo per la creazione di tessuti o organi da trapiantare, ma anche per la rigenerazione di cellule, tessuti o organi danneggiati.

Conservazione del sangue cordonale

In Italia non è consentita la conservazione del sangue del cordone ombelicale per uso esclusivamente personale, a meno che non sia già stata accertata tra i consanguinei del nascituro una patologia per la quale è riconosciuta l’utilità delle cellule staminali presenti nel cordone ombelicale. È però consentito esportarlo all’estero, dove esistono banche che offrono la possibilità di conservazione per uso personale. Bisogna comunque tenere presente che non è sempre possibile prelevare e conservare il sangue del cordone ombelicale. Esistono anzi diverse condizioni che rendono questo sangue inadatto (gestazione inferiore alle 37 settimane, stress fetale, stato febbrile della madre durante il parto…), tanto che in media oltre il 60-70% non risulta idoneo.

Fonte: Centro Nazionale Trapianti

 

Cecilia Lulli

Cecilia Lulli

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19/11/2010

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