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Donazione e trapianti: una regolamentazione rigorosa

Trasparenza, pari opportunità tra i cittadini e garanzie di sicurezza per donatore e ricevente: sono caratteristiche indispensabili per il buon funzionamento dell’attività trapiantologica, che per questa ragione è rigorosamente normata da leggi, regolamenti e linee guida...

Una regolamentazione rigorosa
© Getty Images

Cosa si può fare? Quando? Dove? Chi lo può fare? Sono solo alcune delle domande cui risponde la complessa ed eterogenea regolamentazione dell’attività trapiantologica, pensata per tutelare le due figure centrali del donatore e del ricevente. “La condizione di base per tutelare il ricevente è che l’organo che gli verrà trapiantato sia sano” chiarisce il Centro Nazionale Trapianti. “Diritto fondamentale del donatore è invece la tutela della sua volontà. Questo implica che se egli ha espresso la scelta di donare gli organi dopo la morte nessuno si può opporre. Inoltre, deve essere chiaro che si effettuerà il prelievo solo in seguito ad accertamento di morte”.

Le fonti legislative in proposito sono ovviamente numerose, ma il principale punto di riferimento è, ad oggi, la legge 91 del 1999, contenente appunto “Disposizioni in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti”.

Come manifestare la volontà di donazione?

Visto che perché ci sia un trapianto è indispensabile che ci sia un donatore, già all’art. 4 la legge affronta la questione della dichiarazione del consenso, istituendo la regola del silenzio assenso, ma solo dopo che al cittadino sia stata comunicata la richiesta di manifestazione della propria volontà e prevedendo un periodo transitorio a scopo informativo e organizzativo. “Di fatto questo principio del silenzio assenso non è ancora applicato” spiega Vincenzo Passarelli, presidente dell’Aido, Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule. “Questo perché non è stata ancora istituita un’anagrafe informatizzata a livello nazionale che permetta la notifica ad ogni cittadino, da parte di un pubblico ufficiale, di un modulo per la dichiarazione di volontà in cui lo si informi anche che la mancanza di esplicita dichiarazione equivale a un consenso. Ci troviamo quindi di fronte a un problema di tipo organizzativo” sottolinea Passarelli “ma anche economico, visto che la procedura verrebbe a costare parecchi milioni di euro”. Come esprimere allora la propria scelta? “Un decreto ministeriale dell’anno successivo alla legge” aggiunge il presidente dell’Aido “stabiliva la necessità di consenso o dissenso esplicito nel corso del periodo transitorio antecedente l’entrata in vigore del silenzio assenso, periodo nel quale ci troviamo ancora oggi”. Le modalità a disposizione dei cittadini sono al momento cinque:

a)     registrazione della propria volontà presso la Asl di riferimento o il medico di famiglia;

b)    compilazione del tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000, da portare sempre con sé;

c)     tessera dell’Aido o altre associazioni di settore;

d)    nota scritta dal cittadino che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, da portare sempre con sé;

e)     infine il decreto legge194/2009, convertito con la legge 25/2010, offre da quest’anno la possibilità di indicare sulla carta d’identità il consenso o il diniego alla donazione degli organi.

In caso di mancanza di un’esplicita dichiarazione espressa in vita, la parola passa invece ai familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori), che possono opporsi al prelievo durante il periodo di accertamento della morte.

Accertamento della morte

La delicata fase dell’accertamento della morte è normata dalla legge 578/1993 e dal successivo decreto ministeriale 582/1994. Tutte le fasi dell’accertamento di morte tramite criteri neurologici devono essere effettuate da un collegio di tre medici esperti (anestesista, neurofisiopatologo e medico legale), diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’equipe che effettuerà un eventuale trapianto. La durata dell’osservazione non deve essere inferiore alle 6 ore per gli adulti, ma la legge prevede periodi più lunghi per i bambini sotto i 5 anni.

Sicurezza del ricevente

Per garantire la sicurezza del ricevente la legge prevede che non possano essere donatori pazienti che risultino positivi ad HIV, epatite o altre malattie che possano pregiudicare l’organo o, più in generale, la vita stessa del ricevente.

Cellule e tessuti

Anche per quanto riguarda cellule e tessuti occorre garantire qualità e sicurezza, per questo la direttiva 2004/23/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo ne definisce i parametri per la donazione, l’analisi, la lavorazione, lo stoccaggio e la distribuzione.

 

Cecilia Lulli

Cecilia Lulli

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19/11/2010

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