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Il prolasso mammario: la chirurgia del seno cadente

Il prolasso mammario è definito dall’abbassamento del seno. Simbolo assoluto della femminilità e della seduzione, il seno, quando è cadente, è spesso vissuto male, con ripercussioni psicologiche che possono portare a un vero e proprio isolamento. La bellezza del seno dipende da un equilibrio armonioso tra l’involucro dei seni (la pelle) e il suo contenuto (i tessuti ghiandolari e grassi). Quando questo equilibrio si rompe, compare il prolasso. L’artificio di un reggiseno diventa allora indispensabile per nascondere il fatto che il seno abbia perso il suo tono.

Il lifting mammario
© Getty Images

Raramente un prolasso mammario prevede una terapia convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale, poiché correggerlo è considerato un problema di ordine puramente estetico. Il SSN consente di usufruire del sistema convenzionato solo per casi sindromici (per esempio la sindrome di Poland) o casi post-oncologici, e non esiste alcuna copertura assicurativa.

Origine del prolasso mammario

Il prolasso può essere congenito oppure essere la conseguenza di vari fattori.

  • Il prolasso mammario può essere di origine familiare e può comparire anche in una ragazza molto giovane.
  • Il cedimento del seno può sopravvenire con l’età, o in seguito a importanti variazioni di peso. Può manifestarsi dopo una o più gravidanze e figurare tra le conseguenze di un allattamento prolungato.

Il test della matita

Puoi eseguire questo auto-test nell’intimità della tua casa e consiste nel mettere una matita nella piega sottomammaria. Se la matita cade, non soffri di un cedimento del seno. Se la matita resta trattenuta, è la conferma che esiste un cedimento della sacca cutanea del seno.
 Attraverso un esame clinico, uno specialista ti confermerà se il prolasso è effettivo e potrà definire come comportarsi di conseguenza.

Diversi tipi di prolasso

Anche se la maggior parte delle volte il prolasso è la conseguenza di una ipertrofia mammaria (seno troppo pesante), questo può riguardare anche seni di volume normale o seni piccoli (seni ipotrofici). Inoltre, associata al prolasso, può esistere un’asimmetria mammaria.

  • Prolasso dei seni ipertrofici
    Il cedimento è legato all’incapacità dell’involucro del seno a sopportare e mantenere nella giusta posizione la massa importante dei tessuti grassi e ghiandolari del seno. Il prolasso è dovuto alla distensione della pelle che abbassa la sacca cutanea e il suo contenuto.
  • Prolasso dei seni ipotrofici
    Il cedimento è causato da una fusione mammaria associata a una perdita di elasticità cutanea. L’età e la perdita di peso sono spesso i fattori che scatenano il prolasso.

Un intervento chirurgico adatto a ogni tipo di prolasso

L’intervento chirurgico consiste in una plastica che miri a risollevare i seni e a dar loro una curva armoniosa. Le tecniche per correggere il prolasso sono diverse e dipendono dai dati anatomici di ogni paziente.

Pertanto, per le donne che soffrono di ipotrofia associata a un prolasso o a una ipoplasia, la plastica comporterà anche un aumento mammario tramite protesi il cui volume sarà adeguato alla fisiologia e ai desideri della paziente: si parla allora di intervento di mastoplastica additiva per prolasso.

Per le pazienti con ipertrofia mammaria, la correzione del prolasso sarà associata a una riduzione mammaria. Il volume di ghiandola rimossa dipenderà dai desideri della paziente.

Modalità d'azione della plastica mammaria

L’intervento viene eseguito sotto anestesia e il ricovero dura in genere 24 ore. Gli interventi chirurgici di una correzione del prolasso sono molto simili a quelli eseguiti per una riduzione mammaria.

La plastica consiste nel riconcentrare la ghiandola mammaria, rimuovere la pelle in eccesso e risollevare l’areola e il capezzolo in modo da posizionarli in maniera armoniosa. Un’eventuale asimmetria verrà corretta. Questo intervento può essere paragonato a un lifting e, con il busto riscolpito, i seni appariranno ringiovaniti e avranno una curva arrotondata e armoniosa.

Rischi legati alla correzione di un prolasso mammario

Rivolgersi a un chirurgo abilitato a questo tipo d’intervento, iscritto all’albo dei medici e che esercita in un contesto realmente chirurgico, permette di limitare le complicazioni e, all’occorrenza, di assicurare un controllo efficace e personalizzato.

Anche se in genere la trasformazione è soddisfacente, il chirurgo plastico deve informare le sue pazienti di tutti i rischi di complicazione, anche dei più rari.
 L’anestesista dovrà menzionare i rischi legati all’anestesia: incidente tromboembolico (flebite, embolia).

Tra i rischi legati all’intervento stesso, si registra la comparsa di necrosi, soprattutto in caso di forte tabagismo (disturbo di vascolarizzazione riguardante soprattutto i prolassi importanti associati a una gigantomastia, cioè a una severa ipertrofia), a un ematoma espansivo (improvviso rigonfiamento del seno che necessita di un rapido re-intervento), a un’infezione, a difficoltà di cicatrizzazione (cicatrici cheloidi). Un’asimmetria mammaria residua, un risultato scarso o addirittura assente potrebbero richiedere un nuovo intervento.

Le cicatrici legate alla correzione di un prolasso mammario

Qualunque sia la tecnica utilizzata, la chirurgia estetica tenta sempre di ridurre al massimo le cicatrici. Le tracce delle incisioni variano in base al tipo di prolasso e in base al livello di gravità. Esistono tre tipi di cicatrici:

  • La maggior parte delle volte si tratterà di una cicatrice areolare seguita da una cicatrice verticale. Con il tempo questa cicatrice si attenuerà notevolmente e diventerà simile a una smagliatura bianca, molto sottile e discreta.
  • Quando il prolasso è lieve, la tecnica può limitarsi a una sola cicatrice areolare. È la cicatrice più discreta perché si confonderà sempre più con la zona pigmentata dell’areola. Questa tecnica è utilizzata soprattutto in caso di prolasso moderato e aumento del seno tramite l’inserimento di protesi mammarie.
  • La cicatrice a “T” rovesciata riguarda solo le correzioni di prolassi importanti associati a una riduzione mammaria: le tracce consistono in una cicatrice areolare (attorno all’areola) seguita da una verticale (tra il polo inferiore dell’areola e la piega sottomammaria), poi una orizzontale situata nel solco sottomammario.

Poiché la maturità cicatriziale richiede un processo lento, le cicatrici si attenueranno progressivamente. Occorre calcolare circa un anno per valutarne l’aspetto definitivo. È importante prestare attenzione alle cure post-operatorie di queste cicatrici, al fine di ottenere il miglior risultato possibile: in alcuni casi è necessario eseguire leggeri massaggi per appianare le cicatrici, e, in ogni caso, l’esposizione al sole o ai raggi ultravioletti dovrà essere totalmente evitata (schermo totale e bikini) per un anno.

Controlli post intervento

Dopo l’intervento, la presenza di ecchimosi (lividi) e di un edema è tipica e transitoria. I dolori sono molto lievi, soprattutto in caso di correzione di prolasso isolato. Dolori da deboli a moderati possono essere avvertiti se si tratta della correzione di prolasso associato a un intervento più importante sulla ghiandola mammaria, come una riduzione mammaria. Assumere un analgesico permette di attenuare facilmente questi dolori.

Nei mesi successivi all’intervento, è necessario indossare notte e giorno un reggiseno contenitivo che contribuisce a mantenere le garze e proteggere le cicatrici. I seni prenderanno poco a poco la loro forma definitiva, con un aspetto ringiovanito e una curva nettamente più soda. Bisogna calcolare circa un anno per una stabilizzazione definitiva dei tessuti e una maturità cicatriziale completa. La durata di una correzione di prolasso mammario varia a seconda dei casi ma, se la paziente evita brusche variazioni di peso e mantiene uno stile di vita equilibrato, i benefici apportati dall’intervento dureranno a lungo.

Dottor David Picovski

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14/01/2014

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