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I rischi dell'intervento alla cataratta

Nel corso degli ultimi anni l’operazione della cataratta ha conosciuto grandi progressi, soprattutto con lo sviluppo di nuovi metodi di estrazione del cristallino. Tuttavia, possono esserci ancora delle complicazioni, per fortuna spesso di poco conto.

Cataratta: i rischi dell'operazione
© Getty Images

L’operazione della cataratta è diventata l’intervento chirurgico più diffuso tra le persone anziane. Esiste oggi una buona padronanza della tecnica e i risultati sono, nella stragrande maggioranza dei casi, molto soddisfacenti. Può essere eseguita in anestesia totale, senza ricovero. Non vi sono dunque limiti di età al suo impiego, viene anzi raccomandata, perché il ripristino di una vista soddisfacente consente spesso a persone molto anziane di ritrovare una certa autonomia.

La cataratta: tipica dell'età senile

Si stima che la cataratta colpisca più di una persona su cinque a partire dai 65 anni, più di una su tre a partite dai 75 e circa due su tre a partire dagli 85 anni. Questa patologia è dovuta allo sviluppo di opacità sul cristallino, la lente trasparente che permette l’adattamento. Tali opacità impediscono ai raggi luminosi di passare, provocando così una riduzione della vista non indifferente. L’unico trattamento è il ricorso alla chirurgia. Consiste nell’asportare il cristallino divenuto opaco e nel sostituirlo con un impianto artificiale.

L'evoluzione della cataratta è molto varia

Le cataratte non evolvono in maniera uniforme. Alcune si stabilizzano. Altre evolvono solo dopo molti anni verso una perdita della vista. Spetta dunque al paziente assistito e informato dal suo oculista decidere quando è il momento di intervenire chirurgicamente, in base al fastidio provato. Gli studi dimostrano che, quando l’abbassamento dell’acutezza visiva diventa importante, l’intervento ha effetti benefici sulla qualità della vita, spesso anche sulle altre malattie correlate all’età. La tecnica più utilizzata è l’asportazione extracapsulare del cristallino. Si esegue una piccola incisione nella cornea, quindi viene estratto il nucleo del cristallino e al suo posto si inserisce una capsula. Oggi questo intervento si esegue normalmente tramite una tecnica detta facoemulsificazione. Il cristallino viene frammentato dagli ultrasuoni e poi aspirato attraverso un’incisione minima. In questo modo la cicatrizzazione avviene in tempi più rapidi e il rischio di complicazioni è minore.

Cataratta: gli impianti multifocali

In seguito, in quasi la totalità dei casi, all’interno della capsula viene introdotto un impianto artificiale che sostituisce il cristallino. Tale impianto può essere piegato in modo da inserirlo senza difficoltà nell’incisione. In caso di facoemulsificazione, i punti di sutura non sempre sono necessari. Questi impianti hanno permesso di fare a meno dei vetri spessi, antiestetici, un tempo portati dalle persone operate di cataratte. Tuttavia questi non possono deformarsi per permettere l’adattamento. Sono dunque focalizzati su un tipo di visione, in genere sulla visione da lontano, il che impone in ogni caso di indossare gli occhiali da lettura.

Lenti multifocali sono in fase di sviluppo. Queste avrebbero il vantaggio di consentire la visione da vicino e da lontano, un vantaggio prezioso per le persone operate. Per alcuni pazienti affetti anche da altre malattie oculari associate, tuttavia, gli impianti sono controindicati e portare gli occhiali resta indispensabile. Complicazioni gravi della chirurgia della cataratta sono rare. Le infezioni intraoculari, o endoftalmiti, restano eventi eccezionali (un caso su diverse migliaia). Queste possono provocare la perdita totale della vista dell’occhio colpito. Nel 2-4% dei casi possono verificarsi complicazioni meno drammatiche (glaucoma, edemi maculari o distacco della retina) che però possono a loro volta avere un certo numero di conseguenze più gravi. Sono più frequenti in caso di malattia oculare o altre patologie associate (diabete, malattie cardiache...). A volte può rendersi necessario un nuovo intervento.

La cataratta secondaria

Fortunatamente, quando il fastidio è grande, le opacizzazioni possono essere risolte tramite un’incisione nella capsula posteriore (capsulotomia) con un laser Yag. Questo trattamento si esegue nell’ambulatorio dell’oculista. In circa due casi su cento provoca il distacco della retina. È dunque sconsigliato eseguirlo a titolo preventivo dopo l’asportazione del cristallino.

Cataratta: è necessario operare anche l’altro occhio?

La cataratta colpisce quasi sempre entrambi gli occhi. Attualmente tutti gli specialisti concordano nell’evitare di fare una differenza tra il primo e il secondo occhio perché l’operazione del secondo occhio porta un beneficio reale al paziente. Tuttavia, se il primo occhio è cieco, il paziente deve essere avvertito del rischio di cecità in caso di complicazioni gravi. Attualmente non esiste nessuna cura preventiva della cataratta. Alcuni studi hanno però dimostrato che l’esposizione al sole aumenta il rischio di cataratta. Appare quindi logico proteggersi, anche se nessuno studio ha ancora dimostrato l’efficacia degli occhiali da sole.

Dott.ssa Chantal Guéniot

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10/06/2013

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