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9 domande sull'intervento alla cataratta

L’operazione della cataratta consiste nel rimuovere il cristallino diventato opaco e nel sostituirlo con una versione artificiale. Grazie ai notevoli progressi conseguiti, questa tecnica resta l’unico trattamento efficace. Quali sono le indicazioni? Come si svolge l’intervento? Quali sono i rischi? Per saperne di più, abbiamo intervistato il Dott. Philippe Gain, oculista, medico presso l’ospedale CHU di Saint-Etienne, Francia (reparto del Prof. Jean Maugery).

9 domande sull'intervento alla cataratta
© Getty Images

Doctissimo: Come si esegue oggi l’operazione della cataratta?

Dott. Philippe Gain: Nel corso degli ultimi vent’anni i metodi utilizzati sono radicalmente cambiati grazie all’affinamento delle tecniche di microchirurgia, che permettono ormai di operare le cataratte in ottime condizioni di sicurezza. L’intervento si esegue attraverso la cosiddetta tecnica di estrazione extracapsulare per facoemulsificazione, che consiste nel polverizzare il cristallino con gli ultrasuoni per poi aspirarlo attraverso un piccolo orifizio. Le estrazioni manuali sono riservate a casi eccezionali (per esempio se il cristallino è particolarmente duro, o nel caso di cataratte complicate). Una volta rimosso il cristallino, lo si sostituisce generalmente con un cristallino artificiale. Questi cristallini artificiali sono in polimetilmetacrilato (PMMA), materiale sul quale si è indietro di circa cinquant’anni. In alcuni casi, in particolare nelle persone più anziane, si possono utilizzare nuovi materiali, più leggeri, che si possono piegare e introdurre senza ingrandire la piccola incisione iniziale. Per questi materiali si è indietro solo di dieci anni. Tuttavia, a lungo termine questi non sembrano avere la stessa buona riuscita delle lenti in PMMA.

Doctissimo: Come si svolge l’intervento?

Dott. Philippe Gain: Nove volte su dieci si realizza in anestesia locale, soprattutto se il paziente è collaborativo e se è in grado di restare immobile per il tempo necessario all’intervento (tra i 15 e i 45 minuti).

L’anestesia locale si effettua oggi tramite un’iniezione attorno al bulbo oculare. Più di rado, si utilizza un collirio anestetico. Questa tecnica, però, viene utilizzata sempre meno perché il malato spesso muove gli occhi. Sia le iniezioni che l’intervento sono indolori. L’operazione si esegue sempre più spesso in ambulatorio. Il che significa che il paziente entra la mattina in ospedale e torna a casa il pomeriggio. Affinché questa chirurgia ambulatoriale non nuoccia alla sicurezza, tuttavia, consulti post-operatori molto accurati sono obbligatori. Il paziente rivede quindi il medico il giorno dopo l’intervento, poi la settimana successiva.

Doctissimo: Ci sono delle precauzioni da prendere dopo l’operazione?

Dott. Philippe Gain: Soprattutto per quanto riguarda i traumi oculari, le precauzioni, una volta più drastiche (per esempio il non abbassarsi), sono oggi molto ridotte. Non vi sono limitazioni fisiche. Il paziente deve semplicemente evitare di strofinarsi l’occhio, soprattutto durante la notte, perciò si raccomanda di portare una fasciatura per qualche giorno. Successivamente ogni paziente operato dovrà consultare l’oculista almeno una volta all’anno, e in particolare dovrà sottoporsi all’esame del fondo oculare, che consentirà di individuare eventuali lacerazioni o il distacco della retina. Le prime potranno essere trattate tramite laser, mentre per il distacco della retina si dovrà ricorrere all’intervento chirurgico.

Doctissimo: In che modo migliora la vista?

Dott. Philippe Gain: Il recupero della vista è in genere abbastanza rapido, avviene dopo qualche giorno o dopo qualche settimana. Il risultato funzionale è buono, a condizione che l’occhio del paziente, in particolare la retina, non sia sede di altre anomalie. Prima dell’operazione, il chirurgo deve esaminare attentamente il paziente, soprattutto tramite un esame del fondo dell’occhio (esame indolore della retina eseguito dall’oculista durante la visita), per essere sicuro che la macula (parte della retina in cui l’acutezza visiva è al massimo) sia in buono stato. La conseguenza principale dell’intervento è la mancanza di adattamento. Occorre dunque portare gli occhiali per rimediare alla presbiopia da vicino. Esistono cristallini artificiali multifocali (che dovrebbero consentire di vedere da vicino e da lontano), ma la loro efficacia è molto relativa.

Doctissimo: Quali rischi si corrono durante l’intervento?

Dott. Philippe Gain: Nonostante gli incredibili progressi della chirurgia, ci possono ancora essere delle complicazioni. Il rischio principale è l’insorgenza di infezione (un caso su 3000). Una volta su tre questa comporta una perdita funzionale dell’occhio. Inoltre, con il tempo spesso si produce una opacizzazione della capsula posteriore, cioè della pellicina che si lascia dietro al cristallino artificiale. Questa opacizzazione non è una vera e propria complicanza, quanto piuttosto l’evoluzione molto frequente della malattia (30% dei casi dopo 5 anni), ma è curabile. Aprendo la capsula posteriore con il laser Yag, il paziente ritrova la vista anteriore. A lungo termine, può verificarsi un distacco della retina (da 1 a 5% dei casi), a maggior ragione se il paziente presenta un altro fattore di rischio in partenza, come una forte miopia. Per tutti questi motivi, l’intervento della cataratta non deve essere sottovalutato. Non bisogna operare troppo presto, prima che vi sia un vero e proprio fastidio, e bisogna informare bene i pazienti dei rischi. In oculistica la chirurgia della cataratta è la prima causa di denuncia.

Doctissimo: In che modo si valuta il momento in cui intervenire?

Dott. Philippe Gain: È il paziente che valuta se il fastidio provato non è più tollerabile. È lui che deve segnalarlo.

Doctissimo: Ci sono casi in cui è meglio non intervenire?

Dott. Philippe Gain: Sì. Quando si ritiene che il beneficio sarebbe troppo scarso rispetto ai rischi. Per esempio quando il fondo dell’occhio è in cattive condizioni o quando l’altro occhio è già andato perso e la cataratta non è così avanzata.

Doctissimo: Spesso le cataratte riguardano entrambi gli occhi. Come si procede in questi casi?

Dott. Philippe Gain: Si opera sempre in due tempi, a qualche mese d’intervallo l’una dall’altra.

Doctissimo: Quali sono le speranze di miglioramento?

Dott. Philippe Gain: Si fanno progressi per quanto riguarda le dimensioni delle incisioni. E i ricercatori stanno tentando di mettere a punto cristallini artificiali sotto forma di gel iniettabili nella borsa del cristallino, in modo che siano in grado di consentire l’adattamento, essendo deformabili. Dopo trent’anni di ricerca, questa tecnica non è stata ancora messa a punto, ma suscita sempre grandi speranze, così come accade per i meccanismi della cataratta]. Capire meglio le cause potrebbe un giorno aiutare a prevenire questa malattia associata all’invecchiamento.

Intervista a cura della dott.ssa Chantal Guéniot

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10/06/2013

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