Home  
  
  
    Misure postoperatorie
Cerca

Chirugia generale
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Le misure postoperatorie

Per ogni intervento chirurgico è importante la preparazione nelle ore che precedono l'ingresso in sala operatoria, ma è altrettanto fondamentale per una veloce guarigione la fase postoperatoria. Dalla medicazione della ferita alla posizione da assumere a letto, qualche consiglio per avere un fare postoperatoria serena.

Misure postoperatorie
© Getty Images

Quali misure vengono di norma adottate subito dopo l'intervento chirurgico?

a) Decorso postoperatorio. Ogni ospedale dispone di sale di terapia intensiva postoperatoria, corredate dalle apparecchiature necessarie per combattere qualsiasi complicazione possibile e con personale appositamente addestrato per assistere le persone che hanno subito interventi particolarmente impegnativi.
È norma abituale, al termine dell'intervento chirurgico, non trasportare subito i pazienti nelle rispettive camere, ma trattenerli per alcune ore o alcuni giorni nel reparto di terapia intensiva postoperatoria.
b) Posizione a letto. Al ritorno dalla sala operatoria, i pazienti vengono di solito distesi nel letto, adagiati sul ventre se si tratta di bambini, in posizione supina gli adulti. Qualora l'intervento chirurgico abbia provocato un abbassamento della pressione arteriosa, si provvede talvolta a fare in modo che i piedi del paziente si trovino su un piano più alto rispetto a quello del capo, in modo da consentire un maggior afflusso di sangue alla testa e quindi favorire la normalizzazione della pressione. Qualora l'intervento sia stato praticato al collo o al torace, il paziente viene sovente adagiato sul letto in posizione semi-seduta. Al risveglio dall'anestesia e non appena ha ripreso completa coscienza, all'operato si raccomanda di cambiare frequentemente posizione e di muovere le gambe, al fine di stimolare la circolazione del sangue e di evitare il pericolo della formazione di coaguli nelle vene degli arti inferiori.
c) Vie respiratorie. L'anestesista introduce spesso nella bocca del paziente un piccolo tubo di gomma, che si estende fino alla parete posteriore della gola, allo scopo di evitare che la lingua si sposti troppo all'indietro e si produca un'occlusione delle vie respiratorie. Questo tubo viene lasciato finché il paziente riprende coscienza, ed è conformato in modo da adattarsi perfettamente alla curvatura della bocca e del faringe.
d) Permesso di alzarsi. La moderna chirurgia consiglia di far alzare l'operato non appena gli sia possibile: si è infatti dimostrato che ciò riduce al minimo il pericolo di complicazioni polmonari e di disturbi circolatori. Molti pazienti possono lasciare il letto già il giorno successivo a un intervento chirurgico di una certa gravità; in altri casi, tale permesso viene dato dopo due o tre giorni, mentre in un numero limitato di casi l'operato deve restare a letto per una settimana o più a lungo.
e) Sondino naso-gastrico. Dopo un intervento chirurgico, lo stomaco sovente appare gonfio e teso, la qualcosa può risultare veramente fastidiosa. Per evitare tale inconveniente, è procedura usuale introdurre, attraverso il naso, una sonda nello stomaco del paziente e lasciarvela per uno o due giorni, talvolta collegandola per sicurezza a un'apparecchiatura aspirante.

f) Alimentazione e assunzione di liquidi. La maggior parte degli operati è afflitta da violenta sete, soprattutto se non gli è stato concesso di bere prima dell'intervento chirurgico. Alcune ore dopo l'intervento stesso, è possibile bere piccole quantità di tè, fatta eccezione per i casi in cui si siano subite operazioni gastriche o intestinali. (In simile eventualità, non è di solito possibile bere o mangiare per due o tre giorni e l'alimentazione avviene per via parenterale tramite fleboclisi.) Astraendo da questi casi, il giorno successivo all'intervento, al paziente vengono poi date piccole quantità di cibi leggeri e non irritanti, per passare, due o tre giorni più tardi, a un'alimentazione normale.

g) Cateterismo vescicale. Nei primi giorni successivi all'intervento chirurgico, soprattutto dopo un'anestesia spinale od operazioni al basso addome, ai genitali femminili o al retto, insorgono molto spesso difficoltà di minzione. Per evitare al paziente la fastidiosa sensazione di tensione della vescica che si prova in simili casi, si provvede di solito a introdurre nella vescica stessa, a intervalli regolari, un catetere e, in certi casi, a lasciarvelo anche a permanenza per alcuni giorni. La capacità a urinare spontaneamente ritorna in ogni caso, ma in determinate condizioni può essere necessario ricorrere al cateterismo per lungo tempo.
h) Analgesici e sedativi. Poiché il provare dolori più o meno intensi è un fenomeno abituale per le persone appena operate, durante i primi due o tre giorni successivi all'intervento si cerca di alleviare il disagio del paziente somministrandogli, se necessario, calmanti, analgesici o sedativi. Sarebbe tuttavia opportuno esortare l'interessato a non richiedere simili medicinali se non ne ha effettivamente necessità, in quanto il loro uso può ritardare il processo di guarigione. Il timore di abituarsi al loro uso è peraltro infondato, in quanto è praticamente impossibile sviluppare una tossicomania nel breve periodo in cui tali farmaci vengono somministrati.
i) Antibiotici. In tutti i casi in cui si teme una complicazione postoperatoria di carattere infettivo, che potrebbe ritardare o addirittura compromettere la guarigione, il chirurgo prescrive una terapia a base di antibiotici, da somministrarsi per via orale o per iniezioni. Il paziente deve pertanto informare assolutamente il medico della propria eventuale allergia a certi antibiotici, in quanto, tenuto conto della notevole varietà esistente in commercio di simili medicinali, non è affatto un problema trovarne uno che possa essere tollerato tranquillamente dall'interessato.
j) Trasfusioni di sangue. Qualsiasi intervento chirurgico di una certa gravità comporta una perdita di sangue che, se notevole, viene compensata con un'opportuna trasfusione. Attualmente stanno entrando in uso due tecniche che permettono di mettere il paziente al riparo dai rischi di incidenti trasfusionali, rari ma sempre possibili: con la prima, chiamata autotrasfusione e attuabile quando l'operazione è programmata con molto anticipo, il paziente viene salassato ripetutamente nei mesi precedenti e il suo sangue gli viene poi ritrasfuso durante e dopo l'intervento; con la seconda, detta recupero intraoperatorio, il sangue perso durante l'intervento viene recuperato, filtrato e ritrasfuso al paziente stesso.
k) Clisteri. I primi cinque o sei giorni successivi a un intervento chirurgico all'addome sono sovente caratterizzati da irregolarità o arresto delle funzioni intestinali; un simile fenomeno non deve tuttavia costituire motivo di preoccupazione, tenuto anche conto che, per ristabilire il normale transito, il quarto o quinto giorno si provvede di solito a fare al paziente un clistere.
l) Medicazione della ferita. La medicazione che protegge la ferita viene cambiata più o meno frequentemente a seconda del tipo di intervento chirurgico: in taluni casi quotidianamente od ogni due giorni se si tratta di ferite con dre naggio; non prima del sesto-settimo giorno successivo all'operazione nel caso di ferite quasi rimarginate e che non comportino la rimozione di graffette metalliche o punti di sutura. Il cambio della medicazione non è, di solito, affatto doloroso, ma in caso contrario si provvede a somministrare al paziente un analgesico.
m) Rimozione di graffette metalliche o punti di sutura. Viene di solito effettuata in due tempi, metà il quarto e metà l'ottavo giorno successivo all'intervento chirurgico e non provoca in pratica dolori o disturbi.

1 Misure postoperatorie - continua ►

Commenta
17/08/2010

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale