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Intervista al Dr. Perazzini, il pioniere della chirurgia protesica totale di ginocchio robotizzata

Dal recupero funzionale più breve alla maggiore durata della protesi, al rischio di complicanze e reinterventi praticamente assente. Sono tantissimi i vantaggi della chirurgia protesica totale di ginocchio robotizzata. Facciamo il punto assieme al Dr. Piergiuseppe Perazzini, Responsabile Unità Funzionale di Ortopedia e Traumatologia della Clinica San Francesco di Verona; il chirurgo italiano che per primo ha introdotto in Europa la tecnica con sistema Mako, facendo dell’Istituto veronese in cui opera un polo di eccellenza e centro di riferimento a livello internazionale nella chirurgia robotica ortopedica.

Protesi del ginocchio? La parola al Dr. Perazzini
© Clinica San Francesco

Che cos’è la chirurgia robotica ortopedica e come arriva questa tecnica in Italia?

Dr. Perazzini: La chirurgia protesica totale di ginocchio robotizzata rappresenta la forma più avanzata del trattamento sostitutivo di questa complessa articolazione. La nuova metodica, che ho appreso direttamente da chirurghi americani e che mi ha da subito affascinato per le enormi potenzialità offerte, rappresenta l’evoluzione della tecnica chirurgica robotizzata che impiega il sistema con braccio robotico Mako, messo a punto negli Stati Uniti nel 2006 dalla Mako Surgical di Lauderdale, Florida. In Italia, questa metodica innovativa arriva nel gennaio 2011 quando, a seguito di una consolidata esperienza sul campo, la introduco  in Europa eseguendo con successo il primo intervento di protesi compartimentale del ginocchio con sistema robotizzato fuori dai confini Usa. Se prima si andava a sostituire un singolo compartimento del ginocchio, oggi con l’ausilio del robot è possibile impiantare una protesi totale che va a sostituire l’intera l’articolazione con standard di precisione altissimi, permettendo di intervenire nella quasi totalità dei casi di artrosi del ginocchio.

In cosa consiste la tecnica di sostituzione protesica di ginocchio robotizzata tramite sistema Mako?

Dr. Perazzini: Il sistema robotizzato Mako, o Rio System, consiste in un braccio robotico collegato con un software innovativo che funziona dialogando con le informazioni che arrivano dal paziente, ottenute attraverso trasmettitori posizionati sulle superfici ossee. Si tratta di un sistema che consente al braccio robotizzato - manovrato dal chirurgo- di scolpire con una fresa o con una sega l’articolazione nei punti in cui andrà posizionata la protesi con un margine di errore inferiore al millimetro. Il software utilizza anche una serie di informazioni come la forma dei capi articolari (acquisita prima dell’operazione tramite una tac tridimensionale) o lo spessore delle cartilagini e la tensione dei legamenti (acquisite invece durante l’esecuzione dell’intervento attraverso i trasmettitori ed un sistema a raggi infrarossi); l’insieme delle informazioni raccolte consente di realizzare un planning preciso dell’intervento.

Quali sono i vantaggi della chirurgia robotica?

Dr. Perazzini: La metodica Mako consente al chirurgo di eseguire un intervento con grande precisione e risparmio di tessuti in accordo con la filosofia di mini-invasività. Precisione e riproducibilità del gesto chirurgico sono i punti di forza di una tecnica che risulta estremamente affidabile e annulla il margine di errore nel posizionamento della protesi, principale causa di instabilità e di reintervento. Tale sistema permette di avere delle resezioni ossee estremamente precise e un ottimo bilanciamento dell’articolazione stessa, questo comporta un minor danno chirurgico, assenza di dolori nel post- operatorio e recuperi funzionali in tempi notevolmente ridotti, con beneficio per il paziente ed anche per il Servizio sanitario nazionale. Inoltre, le perdite ematiche sono scarse, l’intervento è condotto senza mai interrompere il flusso venoso e arterioso evitando di conseguenza insulti ischemici o trombosi dell’arto che sono fra le complicanze più frequenti e spesso cause del dolore postoperatorio. E’ importante ricordare che noi non andiamo a modificare il funzionamento del ginocchio ma cerchiamo di adattare l’impianto protesico alla sua biomeccanica.

Quanto dura mediamente un intervento di questo tipo?

Dr. Perazzini: Generalmente si va dall’ora all’ora e mezza, salvo imprevisti particolari. Ovviamente la durata dipende dalle condizioni del paziente e dall’usura del ginocchio su cui si va a intervenire. Operare un ginocchio molto deformato o un paziente in forte sovrappeso potrebbe allungare i tempi di esecuzione del gesto chirurgico.

Quale anestesia si impiega?

Dr. Perazzini: In genere optiamo per un’anestesia periferica a cui abbiniamo una leggera sedazione per rendere il paziente più tranquillo. Inoltre, inseriamo tecniche di blocco del nervo femorale, ovvero applichiamo un piccolo catetere sottocutaneo vicino al nervo attraverso cui iniettiamo del liquido anestetico che raggiunge la zona interessata, coprendola per le successive 12- 24 ore. In questo modo il paziente non accusa dolore ed è in grado di tornare a muovere l’articolazione in tempi estremamente rapidi.

A quale età ci si può sottoporre all’impianto di un nuovo ginocchio?

Dr. Perazzini: La nostra filosofia maturata nel corso dell’esperienza è quella di conservazione o preservazione delle parti non usurate, sostituendo inizialmente solo il compartimento consumato dell’articolazione. Quando, però, si è in presenza di un’artrosi o di una degenerazione che coinvolge tutta l’articolazione, optiamo per la protesi totale. La sostituzione protesica (parziale o totale), con la  chirurgia tradizionale, era indicata principalmente nella fascia di età dai 60 agli 80 anni. Oggi, invece, la precisione della tecnica robotizzata mini-invasiva consente di consigliare chirurgie di questo tipo anche a soggetti di 90 anni o meno di 30, migliorandone sostanzialmente la qualità di vita. Ovviamente le scelte vanno condivise e motivate con il singolo paziente.

La fisioterapia dopo l'intervento chirurgico con robot è necessaria?

Dr. Perazzini: La mini-invasività e la quasi assenza di dolore nel post- operatorio consentono un immediato inizio della rieducazione motoria che viene gestita per lo più in autonomia dal paziente attraverso un protocollo a domicilio, salvo i casi più complessi o particolari, come i bilaterali o di quelli che necessitano di un recupero articolare o di potenziamento muscolare, per i quali è richiesto un ciclo di fisioterapia.

Nel 75% dei casi di protesi parziali i tempi di degenza si riducono a una media di 2 giorni e il recupero funzionale dell’articolazione è molto più veloce e semplificato. Anche con l’impianto di protesi totali i tempi di recupero vengono ridotti: nell’arco di 4-5 giorni la maggior parte dei paziente può tornare a casa.

A chi è sconsigliato l’intervento?

Dr. Perazzini: L’intervento è sconsigliato a quei soggetti che presentano dei limiti relativi alla conformazione ossea e articolare o alle caratteristiche dei legamenti stessi: se il ginocchio è estremamente deformato o i legamenti sono insufficienti, questa chirurgia non è adatta e bisogna ricorrere ad altri tipi di protesi con meccanismi di stabilità diversi, che non sfruttano i legamenti del paziente. In questi casi si tratta di protesi che non è ancora possibile impiantare con l’ausilio della chirurgia robotizzata. 

Quali consigli dà per prevenire l’usura della protesi?

Dr. Perazzini: Ai pazienti portatori di protesi consigliamo sempre di adottare uno stile di vita sano. Una dieta corretta è fondamentale: obesità e sovrappeso sono fattori che contribuiscono all’usura della protesi nel tempo. Inoltre, raccomandiamo di sottoporsi ad attività fisica moderata, evitando sport che possano provocare cadute, gravi contatti o urti, come il calcio, il rugby o la pallacanestro. Via libera, invece, a tutti gli sport individuali, come nuoto, bicicletta, tennis o sci.

Qual è il risultato in termini estetici e quali sono le prospettive per il futuro?

Dr. Perazzini: I risultati estetici che si ottengono con questo tipo di intervento sono già molto soddisfacenti: per impiantare la protesi totale la cicatrice è anteriore e dunque più visibile ma comunque ben tollerata grazie alla mini- invasivita’ del sistema; siamo certi che in futuro questa sarà ulteriormente ridotta grazie all’impiego di strumenti sempre più avanzati che permetteranno di operare attraverso micro-incisioni.

Il confronto tra metodica tradizionale e robotica dà immediatamente la sensazione di quanto la tecnologia possa essere un quid in più che, in prospettiva, apre la via a nuovi sviluppi e possibilità, specie per quanto riguarda i tempi di recupero, senza dimenticare che nella fase intra-operatoria si assicura precisione assoluta quasi azzerando, grazie alla robotica, gli errori umani che in passato potevano essere commessi a causa dei limiti dell’occhio e dell’essere umano più in generale.

In collaborazione con Clinica San Francesco

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20/11/2017

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