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Intervista: vivere dopo una stomia

Sono sempre più numerose le persone portatrici di stomia digestiva, altrimenti nota come "ano artificiale". Nella maggioranza dei casi, si tratta di pazienti stomizzati in seguito a intervento per cancro colon-rettale. Quali sono le indicazioni terapeutiche e la qualità di vita di questi pazienti? Per gettare luce sull'argomento, la parola a Daniela Chaumier, infermiera enterostomista presso l'ospedale Tenon di Parigi.

Vita da stomizzato
© Getty Images

Daniela Chaumier è un'enterostomista, un'infermiera professionale specializzata in stomaterapia, ovvero nelle cure e nella presa in carico generale dei pazienti portatori di stomia, chiamati stomizzati. Da tempo partecipa attivamente alla ricerca e all'insegnamento della stomaterapia. Presidente dell'A.F.ET. (Associazione francese degli enterostomisti) e membro del comitato scientifico in occasione del XII Congresso Europeo ECET (European Council of Enterostomal Therapy), svoltosi a Parigi dal 23 al 26 giugno 2013, l'esperta risponde alle domande di Doctissimo su questo argomento.

Doctissimo: In quali casi è necessaria una stomia digestiva?

Daniela Chaumier: La maggior parte delle stomie vengono confezionate a seguito di un cancro del colon o del retto. Le altre indicazioni principali sono le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa). 
Le stomie temporanee vengono eseguite in due casi, quando l'intervento chirurgico è stato programmato:

Dopo aver asportato un segmento di intestino, il chirurgo non può unire immediatamente le due estremità, che vengono lasciate in situ a seguito di una grave infiammazione. Il chirurgo, quindi, abbocca (unisce) l'estremità dell'intestino alla cute. La stomia verrà chiusa alcune settimane dopo unendo i due segmenti digestivi (anastomosi). Le stomie sono poste sul colon sinistro, traverso o sull'ileo, a seconda della lesione.

Il chirurgo decide di confezionare un'ileostomia (l'abbocamento viene praticato a livello dell'ileo, l'ultima parte dell'intestino tenue prima del colon), quando l'anastomosi a livello dell'intestino crasso si presenta fragile. In questo caso, si parla di ileostomia protettiva. Ciò consente l'evacuazione delle feci mediante stomia temporanea e, di conseguenza, la protezione della sutura a livello del colon, nell'attesa che quest'ultima si richiuda. Questa opzione viene sempre più utilizzata perché, dal punto di vista tecnico, l'ileostomia è più semplice da richiudere della colostomia. Le ileostomie sono poste a destra dell'addome, sotto la cintura, attraverso il muscolo retto addominale per evitare sventramenti (ernie).

L'intervento chirurgico viene eseguito in emergenza al verificarsi di un'occlusione intestinale, ad esempio nei casi di tumore avanzato. La stomia viene confezionata per rimuovere l'ostacolo e permettere l'evacuazione delle feci, in attesa di studiare più a fondo il problema e di trattare in un secondo tempo l'occlusione.

La stragrande maggioranza delle stomie definitive sono colostomie confezionate in presenza di cancro del retto localizzato in prossimità dell'ano. La parte di retto viene quindi interamente asportata e l'ano chiuso. Le ileostomie definitive, oggi rare, vengono praticate quando è necessario asportare buona parte, se non addirittura tutto il colon, come nel caso delle coliti emorragiche, e quando non è possibile confezionare un serbatoio ileale.

Doctissimo: Come si presenta visivamente una stomia?

Daniela Chaumier: Informiamo i pazienti che la stomia avrà l'aspetto di una fragolina, con una consistenza simile alla parete interna della bocca, perché si tratta di mucosa intestinale. Detto questo, prima dell'intervento la maggior parte dei pazienti è più preoccupata dei risultati e del decorso post-operatorio che dell'aspetto della stomia. Tuttavia, quando l'intervento di stomia è programmato, è opportuno essere informati da un enterostomista già nella fase preoperatoria.

Doctissimo: Quando l'intervento chirurgico è programmato, i pazienti vengono informati prima che verranno sottoposti a stomia?

Daniela Chaumier: Sì, oggi tutti i pazienti vengono informati. Si tratta di una prassi obbligatoria. In genere vengono informati direttamente dal chirurgo e, se nell'ospedale è presente un reparto di stomaterapia, vengono programmate una o più visite dall'enterostomista.

Tali visite mirano principalmente a informare la persona sulle conseguenze della stomia nella vita di tutti i giorni, di assicurarsi che il paziente comprenda bene cos'è una stomia, di rispondere alle sue domande, di rassicurarlo e di decidere la sede di confezionamento della stomia in funzione della morfologia addominale, oltre che delle capacità fisiche e mentali del paziente. 
Tuttavia, è opportuno rilevare che alcune persone non recepiscono bene le informazioni, soprattutto se eccessivamente stressate o molto anziane, o se presentano disturbi cognitivi. Lo stato psicologico e l'età sono quindi due aspetti da tenere in considerazione.

Doctissimo: Cosa accade dopo l'intervento di stomia?

Daniela Chaumier: Tenuto sempre conto del profilo e dello stato di salute del paziente, l'obiettivo è spiegargli più in dettaglio come prendersi cura della stomia e quali materiali utilizzare, di accompagnarlo verso l'autonomia e di guidarlo nella scelta dell'ausilio più adatto alle sue esigenze.

A tale scopo, il personale sanitario sceglie una serie di dispositivi tra quelli più adatti per il paziente in funzione della stomia che gli è stata confezionata, della sua morfologia addominale, delle sue capacità, del tipo di pelle, e così via. Al paziente viene quindi presentata una selezione di presidi effettuata dal personale sanitario in modo che sia il paziente a scegliere. Indicativamente, i presidi disponibili in commercio sono "monopezzo" (il supporto da applicare sulla cute peristomale e la sacca per la raccolta delle feci o delle urine sono riuniti in un unico prodotto) o a "due pezzi" (il supporto e la sacca sono separati).
 Scopo dell'assistenza post-operatoria è rendere autonomo il paziente in modo che, idealmente, possa eseguire da solo le cure al rientro a casa dall'ospedale. Tuttavia, ciò non avviene spesso, perché i tempi di ricovero sono ridotti. Per di più, alcuni pazienti sono stanchi, provati da trattamenti estenuanti o fragili a livello psicologico, tutti aspetti che rendono più difficile l'apprendimento. In questi casi, il paziente viene indirizzato a un reparto di stomaterapia o all'ambulatorio di enterostomisti. In questo modo la formazione del paziente può continuare anche dopo il ricovero.

Se il paziente necessita di assistenza per un periodo più o meno lungo, è possibile chiedere il sostegno di un familiare per prestare le cure giornaliere alla stomia e per cambiare le sacche. In alcuni casi sono necessari controlli medici periodici e protratti nel tempo, anche se tale prassi riguarda soprattutto i pazienti con problemi fisici o affetti da disturbi psicologici.

Doctissimo: Quali sono i timori più ricorrenti che i pazienti hanno al momento delle dimissioni dall'ospedale?

Daniela Chaumier: I pazienti temono soprattutto perdite di materiale fecale a carico del presidio utilizzato, problemi di meteorismo, cattivi odori… Esprimono inoltre il timore che le perdite o gli odori possano impedire loro di uscire e di condurre una vita sociale normale. Altri problemi legati alla pratica di un'attività fisica o alla sfera sessuale si presentano in un secondo momento. La qualità di vita del paziente stomizzato rappresenta quindi una delle preoccupazioni principali del nostro lavoro di specialisti.

Doctissimo: Come si fa a capire che le cure prestate alla stomia non sono adeguate? Quali sono le complicazioni principali?

Danièle Chaumier: Il primo segnale è dato dall'irritazione della cute peristomale, causata dalle fughe di materiale a carico del presidio per stomia, sia perché non è stato applicato correttamente, sia per lo scollamento della sacca, o ancora perché il dispositivo non è adatto alle caratteristiche fisiche del paziente. 
Di conseguenza, le complicanze principali riscontrabili poco tempo dopo le dimissioni dall'ospedale sono di tipo dermatologico: irritazioni, erosioni, e persino la comparsa di un'infezione locale che è necessario curare. In pratica, alcuni pazienti non si preoccupano affatto o si preoccupano poco e cercano di curarsi da soli le irritazioni cutanee utilizzando creme o pomate, perché hanno paura di disturbare il personale sanitario. Viceversa, ci sono persone che si rivolgono al medico al minimo dubbio. In caso di problemi, invitiamo sempre e comunque i pazienti a consultare un enterostomista o il chirurgo.

Jesus Cardenas

 

Fonti
Intervista a Danièle Chaumier, Infermiera Dirigente, Esperta in Stomaperapia, Ospedale Tenon, Reparto di Stomaterapia, Parigi
Associazione francese degli enterostomisti (AFET)

La stomia. Istituto nazionale francese del cancro (documento consultabile online, in lingua francese)

Le cancer colorectal en questions. Coordonné par le Pr Aimery de Grammont; seconda edizione 2012. Fondation A.R.C.A.D. (Aide et Recherche en Cancérologie Digestive)
Guide - Affection longue durée. La prise en charge de votre cancer colorectal. Marzo 2010. HAS (Alta Autorità francese della Salute) e Istituto nazionale francese del cancro
Les stomies digestives - Soins Infirmiers (documento consultabile online, in lingua francese)

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20/11/2013

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