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Pupillometro: leggere il dolore dei pazienti negli occhi

Anestesia, impossibilità di comunicare… a volte è difficile misurare la sofferenza dei pazienti. È a questo importante problema che tenta di far fronte il pupillometro, un rivoluzionario congegno che permette di leggere il dolore nel fondo degli occhi. Chiarimenti.

Il pupillometro
© Getty Images

Cos’è il pupillometro?

L’idea di questo strumento è di misurare il dolore dei pazienti osservando la dilatazione della pupilla. Creato dalla società di Marsiglia IDMed, il pupillometro è diventato uno strumento molto apprezzato dai medici. “Molti medici anestesisti mi confidano che hanno l’impressione di essere ciechi quando non sono in sala operatoria”, ci confida Nathalie Aulnette, direttrice della fondazione APICIL contro il dolore, finanziatrice di molti pupillometri negli ospedali francesi.

In che modo la dilatazione della pupilla fornisce informazioni sul dolore?

“Il riflesso di dilatazione della pupilla dipende da un equilibrio tra il sistema simpatico (dilatatore della pupilla) e il sistema parasimpatico (costrittore). La dilatazione della pupilla può essere più o meno grande a seconda del grado dello stimolo doloroso e/o della presenza di un trattamento analgesico. Sotto anestesia, si pensa che si tratti più che altro di un’inibizione parasimpatica”, ci spiega il Prof. Jean-François Payen del polo Anestesia-Rianimazione del Centro Ospedaliero Universitario di Grenoble. Senza il pupillometro, i medici si affidano a indicatori classici come la tachicardia o l’ipertensione arteriosa.

In quali casi si utilizza il pupillometro?

La maggior parte delle volte il pupillometro si usa per misurare il dolore dei pazienti sotto anestesia. Si applica dunque in quelle persone che non sono in grado di comunicare. “Alcuni pazienti non parlano la nostra lingua. Altri soffrono di patologie psichiche che comportano una forte distorsione tra ciò che sentono e ciò che esprimono. Si utilizza anche in pediatria“, ci spiega Nathalie Aulnette.

Cosa si sa della sofferenza sotto anestesia?

Sappiamo poche cose sulla “sofferenza” sotto anestesia. Questa nozione pone il quesito: “Si tratta forse di un’insufficienza di analgesia?”, si chiede il Prof. Payen. Quest’ultimo ci spiega tuttavia che alcuni elementi dimostrano effettivamente che certi pazienti possono conservare ricordi spiacevoli, soprattutto in rianimazione. “Questi ricordi dolorosi potrebbero favorire la comparsa di uno stato di stress post-traumatico“, prosegue.

Qual è l’impatto di un dosaggio sbagliato durante l’anestesia?

Il Prof. Payen ci ricorda innanzitutto che gli anestetizzanti combinano farmaci che alterano la percezione del dolore (come i sedativi a base di morfina, per esempio) ma anche la vigilanza (ipnotici). “Un’insufficienza di ipnotici può provocare un risveglio del paziente che potrebbe muoversi o sentire (succede raramente), mentre troppi ipnotici possono avere conseguenze sul sistema cardiovascolare (ipotensione arteriosa) e generare un risveglio lento”. Dal canto suo, Nathalie Aulnette insiste sulla “memorizzazione del dolore” sotto anestesia e sul rischio di sviluppare dolori cronici dopo un’operazione. Tutti questi elementi dimostrano chiaramente l’interesse del pupillometro per un migliore dosaggio dell’anestesia.

 

di Paulina Jonquères d’Oriola

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17/09/2014

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