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Anestesia e bambini

Tecniche di anestesia, trattamento del dolore, presenza e ruolo dei genitori... Il tuo bambino deve essere sottoposto ad anestesia e ti poni molte domande? Françoise Galland, direttrice dell'Associazione Sparadrap, ti aiuta a fare chiarezza e ad affrontare serenamente questa esperienza.

Bimbi e anestesia
© Getty Images

Ogni anno quattro milioni di bambini sono sottoposti ad anestesia, e un milione in Francia. Quando i bambini e i genitori vengono informati bene affrontano meglio questa procedura medica. Segui le nostre indicazioni per saperne di più.

Prima dell'anestesia di un bambino: l'importanza della visita

"La visita anestesiologica è un momento fondamentale per il bambino e per i genitori: nel caso di un intervento programmato, la visita è fissata una settimana prima e permette al medico anestesista rianimatore di controllare lo stato di salute del bambino per valutare gli eventuali rischi di una anestesia generale e di scegliere di conseguenza il tipo di anestesia.

Come si svolge la visita: colloquio, lettura della cartella medica e esame clinico del bambino. È possibile che vengano effettuati degli esami complementari come un esame del sangue, una radiografia, che permettono in particolare di rilevare eventuali problemi di coagulazione o segni di malattie muscolari.

"Durante questa visita i genitori e i bambini possono porre tutte le domande che desiderano", consiglia la direttrice di Sparadrap. L'obiettivo? Prepararsi nel migliore dei modi al momento in cui si svolgerà l'anestesia. "Dopo, a casa, i genitori potranno fare attenzione ad eventuali segni di inquietudine dei loro bambini: nervosismo, sonno disturbato... e proporgli di rispondere alle sue domande, per esempio leggendogli delle guide illustrate adatte ai bambini".

Anestesia ai bambini: le tecniche

L'avvio dell'anestesia, chiamato anche induzione, può essere effettuato sia in una sala speciale (sala di induzione) sia direttamente in sala operatoria, poiché entrambe si trovano nel blocco operatorio. Se l'anestesia avviene in una sala di induzione, i genitori a volte possono restare accanto al bambino finché non si addormenta. Esistono due tecniche di induzione dell'anestesia: per inalazione, con applicazione di una maschera e inspirazione di vapori anestetici, o per iniezione endovenosa attraverso una flebo.

• L'induzione per inalazione è la più utilizzata nei bambini con meno di 4 anni. Il gas più in uso oggi per questo tipo di anestesia è il Sevoflurano. I suoi vantaggi? Una buona tollerabilità respiratoria e cardiaca, che autorizza l'utilizzo di concentrazioni elevate del gas, permettendo così un'induzione dolce e rapida. Questo anestetico ha però dei limiti: è sconsigliato in particolare per i bambini epilettici e può indurre degli episodi di agitazione al risveglio.

• L'induzione per iniezione endovenosa è a volte usata di preferenza nei pazienti dai 6 ai 15 anni.

L'anestesia del tuo bambino ti preoccupa più dell'intervento stesso? "Il tasso di mortalità legato all'anestesia è estremamente basso", assicura il Dottor Frédéric Lacroix, responsabile dell'unità funzionale di anestesia pediatrica all'ospedale pediatrico La Timone à Marseille.

La valutazione del dolore nel bambino

Per poter somministrare i farmaci adatti è necessario valutare il dolore del bambino. Nei bambini con meno di 5 anni la valutazione viene fatta grazie a uno score basato sull’osservazione del comportamento e sulla ricerca dei segni indicatori del dolore da parte del personale sanitario e con l’aiuto dei genitori. Nei bambini più grandi possono essere utilizzati degli strumenti su misura in base all’età:

• La scala delle espressioni facciali, a partire da 4 o 5 anni, sulla quale il bambino può mostrare il viso che corrisponde al dolore che prova.

• Per i bambini dai 5 ai 6 anni è disponibile una scaletta sulla quale il bambino può indicare l’intensità del dolore, spostando il cursore in corrispondenza del dolore avvertito;

• A quest’età il bambino è anche in grado di indicare il suo dolore su una scala numerica semplice da 1 a 10.

Anestesia dei bambini: trattamento del dolore post operatorio

Al termine dell'intervento chirurgico il bambino, ancora addormentato, viene condotto in sala di risveglio, dove vengono tenuti costantemente sotto controllo i suoi parametri vitali (polso, pressione arteriosa, saturazione di ossigeno, frequenza respiratoria) e il suo score di valutazione del dolore. Il personale sanitario gli somministra dei farmaci antidolorifici con lo scopo di prevenire e trattare il dolore post-operatorio. "Indipendentemente da quali sono i farmaci prescritti, il trattamento antidolorifico inizia prima ancora del termine dell'intervento chirurgico, affinché esso sia perfettamente efficace già nel momento in cui il bambino si sveglia", spiega il Dottor Frédéric Lacroix. A seconda del tipo di operazione verranno utilizzati dei farmaci che agiscono più o meno intensamente sul dolore (dal paracetamolo ai derivati morfinici in caso di dolori intensi acuti) per alcuni giorni dopo l'operazione.

Il miglior coadiuvante dei farmaci? I genitori! "Oggi purtroppo solo il 20% delle équipe mediche lasciano entrare i genitori in sala di risveglio", avverte Françoise Galland. Eppure la loro presenza è molto importante. "I genitori contribuiscono a rassicurare il bambino, a distrarlo, e possono riferire le sue sensazioni, soprattutto in presenza di dolori persistenti", sottolinea la direttrice.

Se sei accanto al tuo bambino, cosa puoi fare per lui? "Rassicuralo dicendogli che è sveglio e che gli starai accanto", consiglia Françoise Galland. "Chiedigli se è comodo e se sta bene", aggiunge. Se il bambino sente dolore segnalalo al personale sanitario, che potrà somministrargli dei farmaci più potenti. Tutti i parametri sono buoni? Il dolore è scomparso? Il tuo bambino potrà tornare nella sua stanza: l'anestesia è ormai un ricordo per lui… e anche per te!

Anne-Sophie Glover-Bondeau

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17/06/2013

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