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L’amputazione

L’organismo è un sistema in equilibrio, in cui ogni singola parte svolge il proprio compito in armonia con le altre. Tuttavia a seguito di un incidente o a causa di un problema medico, come la cancrena conseguente al diabete mellito, amputare un arto, una mano o anche solo un dito o una parte di esso, può rendersi necessario per la salute del paziente. In cosa consiste l’amputazione? Come avviene? Scoprilo con Doctissimo.

L’amputazione
© Getty Images

Che cos’è?

In medicina per amputazione si intende l’asportazione di un arto o di una parte di esso. In realtà anche l’asportazione di un organo, come ad esempio l’appendice o l’utero, è un’amputazione, ma solitamente si fa riferimento a queste operazioni con termini specifici, come, negli esempi degli organi suddetti, rispettivamente appendicectomia e isterectomia. L’amputazione è uno degli interventi chirurgici più antichi: molti problemi oggi risolvibili grazie ai progressi della medicina, un tempo non lasciavano altra soluzione che l’amputazione. Ad esempio il diabete continua ad essere la prima causa non traumatica di amputazione degli arti inferiori, ma rispetto al passato si hanno a disposizione diverse strategie farmacologiche prima di ricorrere a questo drastico intervento chirurgico.

Come si fa

Prima di procedere all’amputazione, bisogna accertarsi che il paziente sia stabile, ovvero che non soffra di insufficienza cardiaca, che non ci sia un’infezione in atto e, in caso di diabete, che quest’ultimo sia sotto controllo. Il secondo passo è l’esecuzione di alcuni test sull’arto, per poter capire quale sia la soglia minima di arto da amputare per garantire la salute del paziente. Solo in caso di tumori si preferisce levare una maggiore quantità di tessuto, comprendendo spesso anche le articolazioni, per evitare che resti qualche cellula tumorale e la malattia riprenda il suo percorso. Una volta accertato il quadro clinico del paziente e svolti i test, si può andare in sala operatoria per l’intervento di amputazione. Come prima cosa il chirurgo bloccherà la circolazione sanguigna nell’arto da amputare, chiudendo vene e arterie, così da evitare l’emorragia. A tale scopo, prima di procedere col bisturi, il chirurgo applicherà un laccio emostatico, ricorrendo se necessario anche alla perfrigerazione, ovvero all’abbassamento della temperatura della parte da amputare. Una volta sezionati i muscoli e segato l’osso, la pelle e le fibre muscolari vengono ricucite sopra al moncone. Prima, però, si procede all’emostasi, ovvero alla chiusura dei vasi, già bloccati col laccio, e all’asportazione dei tronchi nervosi per evitare che vengano ricuciti sul moncone dando dolore al paziente. La sutura è un passaggio molto importante: a differenza che in passato, il chirurgo deve effettuarla pensando già alla possibilità di applicare in un secondo momento una protesi. Quest’ultima può essere ben più che un inerte sostituto dell’arto: grazie all’idea venuta a Giuliano Vanghetti circa trent’anni fa, oggi è possibile l’amputazione cinematica. In questo tipo di amputazione saranno gli stessi muscoli del moncone a comandare l’arto artificiale.

Complicanze post-operatorie

Come ogni intervento chirurgico, una delle possibili complicanze post-operatorie dell’amputazione è l’infezione, che può costringere i medici a riaprire la ferita. La più temibile, però, è l’emorragia, che può presentarsi sia a poche ore dall’intervento che a distanza di qualche giorno. L’emorragia può essere causata dalle condizioni del sistema circolatorio del paziente, come da una chiusura dei vasi non perfetta. Altra possibile complicanza dell’amputazione sono le ulcerazioni, che possono comparire all’estremità del moncone a causa di un non corretto nutrimento dei tessuti o dell’attrito coi tessuti. Effetto collaterale molto diffuso in caso di amputazione è la sindrome dell’arto fantasma, in cui il paziente sente dolore alla parte di arto che non c’è più. Molto più rara è la necessità di procedere a una nuova amputazione, dovuta a un moncone danneggiato o inutilizzabile. Questa eventualità può accadere se l’amputazione è eseguita su un soggetto ancora in fase di crescita. In questo caso se il chirurgo non ha rivestito l’osso di parti molli in quantità adeguata, questo crescendo diventerà un moncone conico, non adatto all’appoggio e quindi alle protesi. In questo caso non c’è altra soluzione che un nuovo intervento chirurgico.

 

Fonti:

http://www.treccani.it/enciclopedia/amputazione_%28Enciclopedia_Italiana%29/

http://www.epicentro.iss.it/problemi/diabete/diabete.asp

Giuditta Danzi

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19/01/2015

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