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La sindrome dell'arto fantasma: cause e terapie

Non sempre la medicina riesce a combattere tutte le patologie. Succede così, che per cause diverse, da un evento traumatico a una cancrena, l’unica scelta possibile per salvare la vita al paziente sia l’amputazione parziale o totale di un arto. Nonostante i nervi vengano recisi, però, in alcuni casi si presenta la sindrome dell’arto fantasma, ovvero il paziente operato sente la presenza dell’arto, o della sua frazione, nonostante non ci sia più. Scopri le cause e le terapie per la sindrome dell’arto fantasma con Doctissimo.

La sindrome dell'arto fantasma
© Getty Images

In realtà il termine amputazione non si riferisce solo agli arti, ma anche agli organi interni, come l’intestino e le ovaie, o esterni, come l’occhio. Nel tempo, però, per indicare le amputazioni di questo tipo sono nati termini specifici, facendo quasi dimenticare che si ci trova nella stessa materia. Non se ne dimentica, invece, il corpo umano: quella che è conosciuta come sindrome dell’arto fantasma si può verificare anche quando a essere amputati sono degli organi, come il seno o un occhio, ma anche l’estrazione di un dente può dar luogo a questa sindrome.

Sintomi

Come esordisce la sindrome dell’arto fantasma? Anche se può riguardare anche altre parti del corpo, prendiamo come esempio l’amputazione di un arto, gamba o braccio che sia. La sindrome dell’arto fantasma farà sì che il paziente senta il braccio come ancora presente: sarà convinto di gesticolare con quel braccio durante un discorso, o avvertirà prurito, delle contrazioni e potrebbe anche provare a usarlo. In altri casi il paziente avverte il dolore fantasma, ovvero fa male una parte del corpo che non c’è più. Questo dolore si presenta con più frequenza a pochi giorni dall’intervento, ma si sono anche riscontrati dei casi in cui il dolore fantasma è apparso a distanza di anni dall’amputazione.

Le cause dell'arto fantasma

In passato le cause della sindrome dell’arto fantasma erano considerate esclusivamente di origine psicologica, ma oggi sappiamo che non è così. Anche se stress e ansia hanno effetti negativi sulla sindrome e possono peggiorarla, da sole non basterebbero a far andare in corto circuito le percezioni del cervello umano. Inizialmente si pensava che a essere responsabili della sindrome dell’arto fantasma fossero dei meccanismi periferici, come un’infiammazione delle terminazioni nervose del moncone o un’alterazione del sistema autonomo simpatico. Oggi, invece, le teorie che tentano di spiegare la sindrome dell’arto fantasma afferiscono ai meccanismi centrali del sistema nervoso. Le sensazioni tattili, termiche e di movimento potrebbero essere causate dalle mappe del corpo che ognuno conserva nel proprio cervello. Quando vengono sollecitate aree “confinanti” con quella amputata, ha luogo la sindrome. Il dolore dipenderebbe dalle modifiche dei circuiti sensoriali dopo l’intervento chirurgico. Il riassestamento dovrebbe riguardare solo quelle fibre nervose legate a particolari attività sensoriali, ma può accadere che per sbaglio si crei un collegamento coi centri del dolore. Se prima dell’amputazione si è sofferto molto, il dolore all’arto fantasma potrebbe invece essere dovuto alla memoria della corteccia somatosensoriale primaria, ma non sono molti i casi a rientrare in questa categoria.

Terapie per la sindrome dell'arto fantasma

Non essendo certi sulle cause, non esiste una terapia per la sindrome dell’arto fantasma, anche se la Mirror Box ideata dal dottor Ramachandran ha dato discreti risultati. In caso di amputazione della mano, ad esempio, il paziente inserisce la mano sana nella scatola e poi quella fantasma nella fessura vicino. Grazie a un sistema di specchi, il paziente ha l’illusione che ci siano davvero due mani nella scatola e ha sollievo dal dolore. Una soluzione soddisfacente, che consente anche una qualità di vita migliore al soggetto che ha subito l’amputazione, è il montaggio di una protesi. La prima distinzione importante è tra protesi passive e attive. Le prime hanno per lo più una funzione estetica ma in alcuni casi, come l’amputazione parziale della mano, sono l’unica soluzione possibile. Le protesi attive, invece, sono il futuro della medicina. Tra queste ci sono le protesi cinematiche, che utilizzano l’energia corporea stessa tramite alcuni bretellaggi per consentire i movimenti, e le protesi mioelettriche, che invece prevedono un accumulatore di energia con delle batterie. Compatibilmente con eventuali esigenze mediche, le protesi, soprattutto se attive, possono far diventare l’arto amputato più che un fantasma e rendere la vita al paziente più semplice.

Fonti:

http://www.treccani.it/

http://www.mirrorboxtherapy.com/

http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/000006.htm

Giuditta Danzi

Scritto da

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19/01/2015

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